· Città del Vaticano ·

Perú in piazza

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13 novembre 2020

Lima, Trujillo, Ajacucho, Tumbes, Cuzco. Tutto il Perú è in fiamme. Le proteste coinvolgono ogni strato della popolazione: vecchi, giovani, studenti, operai, professionisti. Sui social dilagano gli inviti alla rivolta e le denunce di colpo di stato. Il sentimento diffuso è la perdita di fiducia nella classe dirigente e nella capacità della politica. Un futuro incerto, sospeso.

A far scoppiare le proteste è stato l'annuncio, lunedì 9 novembre, della destituzione del presidente Martín Vizcarra da parte della maggioranza dei deputati. Vizcarra è stato rimosso dal suo incarico dopo due anni e mezzo. L’impeachment è scattato dopo l’accusa formale di “indegnità morale”. Nel 2018 aveva preso il posto di Pedro Pablo Kuczynski, che si era dimesso improvvisamente dopo essere stato a sua volta accusato di corruzione. Kuczynski è ancora in attesa di essere processato.

Vizcarra è accusato di alcuni casi di corruzione che risalgono a quando era governatore della provincia meridionale di Moquegua tra il 2011 e il 2014. Le accuse sono state respinte da Vizcarra e non sono state smentite in tribunale, ma sono state abbastanza solide da convincere il Parlamento. La mozione della sua destituzione è passata con 105 voti favorevoli: molti di più di quelli richiesti dalla Costituzione (87 deputati su 130). Una svolta inattesa, basti pensare che a fine settembre una prima procedura di impeachment avviata dalle opposizioni si era conclusa con solo 32 voti a favore della rimozione di Vizcarra.

La carica di presidente è quindi passata al capo del congresso, Manuel Merino, del partito Azione Popolare, imprenditore e storico avversario di Vizcarra. Merino è quasi uno sconosciuto, dicono i media, o quantomeno non ha la popolarità di Vizcarra e neanche un programma definito. «Manterrò il cronogramma stabilito. Le elezioni dell'11 aprile sono confermate. In caso di ballottaggio si voterà ancora a luglio» ha detto Merino.

La reazione della popolazione è stata immediata. Proteste e scontri con la polizia sono stati registrati in tutto il Paese. Un deputato è stato aggredito e preso a schiaffi, altri sono dovuti uscire dal retro del Parlamento per evitare una folla furibonda. Secondo i sostenitori di Vizcarra, il presidente è stato rimosso per ostacolare i suoi tentativi di riforma del sistema giudiziario e il suo impegno contro la corruzione nel paese. Vizcarra stesso ha accusato l’opposizione di utilizzare l’impeachment in modo anomalo: non come previsto dalla costituzione (per casi di infermità mentale del presidente), ma per motivi politici. «Il mio spirito di servizio — ha commentato — non sarà mai un mero esercizio di potere».

Dopo dieci anni di crescita economica, il Perú si trova oggi di fronte a una grave crisi istituzionale. L’emergenza sanitaria — oltre 900mila i casi registrati di covid-19 e 35mila le vittime — ha portato a galla i mali cronici della politica, le diseguaglianze sociali e le deficienze strutturali del Paese.

di Luca M. Possati