· Città del Vaticano ·

Un’azienda olandese propone di usarne uno per almeno 5/6 anni

Difendere l’ambiente riciclando lo smartphone

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13 novembre 2020

C’è chi arriva a dormire una notte in strada per accaparrarsi l’ultimo modello di iphone. Chi guarda al cellulare come uno status symbol e dunque lo cambia alla velocità della luce per poter essere sempre più glamour. Aggiustarlo poi, quando si rompe, è una roba da sfigati. È per questo che dei 10 miliardi di apparecchi venduti nel mondo dal 2007 solo il 15% è stato riciclato e 14 milioni di smartphone dormono nei nostri cassetti.

Una causa di inquinamento e di emissioni di Co2 enorme, secondo quanto riferisce l’Onu. Infatti, per la fabbricazione di questi gioielli tecnologici si utilizza il carbonio e altri metalli provenienti dal sud est asiatico, dall’Africa centrale e dal sud America. Questi metalli provengono in larga parte da miniere in cui lo sfruttamento porta alla distruzione degli ecosistemi, all’inquinamento dell’acqua, dell’aria e del suolo. Inoltre le condizioni di lavoro in queste miniere sono deplorevoli e violano i diritti umani fondamentali. Ad esempio, secondo i dati forniti dall’Unicef, nella Repubblica Democratica del Congo sono oltre 40 mila i bambini che lavorano per estrarre questi minerali. Dunque come i diamanti estratti nelle zone di guerra e i palloni cuciti dalle mani dei bambini pachistani, anche i nostri cellulari grondano sangue. Ma contrastare tutto ciò non è difficile, come sostengono le Nazioni Unite, basta aver cura del proprio smartphone, cambiarlo meno spesso e portarlo a riparare se serve. Altra facile opzione è dare al cellulare una seconda vita, raccogliendo i vecchi e riciclandoli, come consiglia l’Ademe, l’agenzia francese per la transizione ecologica.

E l’Onu indica anche una terza opzione, senza voler fare pubblicità o dare sostegno ad un’azienda, ricorda che esistono già telefoni cellulari “etici” con minore impatto ambientale, ad esempio il Fairphone. Prodotto da un’azienda olandese questo phone ha un impatto minimo sull’ambiente e tutto il suo processo di costruzione rispetta i diritti umani. L’azienda fa parte del Global Compact delle Nazioni Unite, che incoraggia le imprese di tutti i settori ad adottare politiche sostenibili e socialmente responsabili e a riferire in modo trasparente. I membri del Patto sono inoltre impegnati a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss).

Fairphone ha iniziato a produrre i propri smartphone nel 2013 e Luncheon Pires, responsabile delle pubbliche relazioni e della comunicazione dell’azienda, ha dichiarato: «Concentrandoci su materie prime sostenibili ed eque, rifiuti elettronici riciclati e buone condizioni di lavoro, stiamo cercando di affrontare i problemi dell’industria elettronica e contribuire agli Obiettivi di sviluppo sostenibile». In particolare, l’azienda è impegnata a non utilizzare le risorse naturali estratte nelle zone di conflitto. Ad esempio per l’oro, utilizzato come conduttore elettrico, Fairphone lavora con partner che sostengono miniere d’oro “eque”, dove sono garantite condizioni di lavoro sicure e rispettose dell’ambiente e il lavoro minorile è totalmente fuorilegge. Per il cobalto, che è essenziale per la produzione delle batterie, Fairphone collabora con Signify per la Fair Cobalt Alliance. Infine i suoi prodotti sono facili da riparare e non hanno scadenza programmata come ormai quasi tutti i prodotti tecnologici ed anche gli elettrodomestici.

Dunque l’azienda olandese ha scelto di andare nella direzione opposta rispetto all’intero mondo dell’elettronica. «Non tiriamo fuori un modello dopo l’altro sperando che i clienti ne comprino uno ad ogni stagione — dicono i responsabili Fairphone — ma costruiamo con loro un legame basato su un’idea del mondo più equa. E anche questo ha un suo valore economico». A parità di prezzo i suoi modelli, 225 mila venduti solo in Europa, sono meno potenti rispetto a quelli cinesi ma qui non si acquista solo uno smartphone ma una speranza di cambiamento per il pianeta.

«Consumare meno è uno dei modi più importanti per i cittadini per contribuire a rendere l’industria elettronica più equa e sostenibile», afferma l’azienda che sottolinea come utilizzare lo stesso smartphone per cinque o sei anni riduce le emissioni di Co2 dal 30 al 45 per cento.

di Anna Lisa Antonucci