· Città del Vaticano ·

Vivere nell’amore e nella fede

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Studio della Church of England su identità, sessualità, relazioni e matrimonio

12 novembre 2020

Un volume di 468 pagine, una serie di film e podcast, un corso e una libreria online con altre pubblicazioni: è forse lo studio più vasto in questo settore da parte di qualsiasi gruppo di fede nel mondo Living in Love & Faith. Christian teaching and learning about identity, sexuality, relationships and marriage, prodotto dalla Church of England dopo tre anni di lavoro al quale hanno partecipato più di quaranta persone guidate dal vescovo di Coventry, Christopher Cocksworth. Bibbia, teologia, storia, scienze sociali e biologiche unite a potenti racconti di vita reale per avviare un nuovo processo di discernimento su questioni quali l’identità personale, la sessualità, le relazioni, il matrimonio. Cammino, fortemente voluto dalla House of Bishops, che nel corso del 2021 vedrà un gruppo presieduto dal vescovo di Londra, Sarah Mullally, approfondire i temi a livello ecclesiale locale per poi arrivare, nel 2022, al processo decisionale da presentare al Sinodo generale.

Tutto nasce il 16 febbraio 2017 quando, in risposta a una votazione negativa espressa dal sinodo, l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Comunione anglicana, e l’allora arcivescovo di York, John Sentamu, firmano una lettera nella quale affermano, tra l’altro, la necessità di «una nuova inclusione cristiana radicale nella Chiesa» fondata «nelle Scritture, nella ragione, nella tradizione, nella teologia e nella fede cristiana come l’ha ricevuta la Chiesa d’Inghilterra» e basata su «una corretta comprensione dell’essere umano, e della sua sessualità, nel ventunesimo secolo». Concetti ribaditi nella prefazione di Living in Love & Faith, dove lo stesso Welby e l’attuale arcivescovo di York, Stephen Cottrell, specificano che «l’inclusione deve essere radicale perché la grazia di Dio espressa in Gesù Cristo è radicale oltre la nostra immaginazione, deve essere cristiana perché l’inclusione è un termine diventato un mezzo per esercitare il potere l’uno sull’altro, deve essere nuova perché dobbiamo imparare dagli errori del passato e non semplicemente riprodurre modelli della società secolare». Il libro, che si apre con l’episodio biblico della moltiplicazione dei pani e dei pesci (i cinquemila uomini a sedere rappresentano tutte le vite e i punti di vista radicalmente diversi), affronta le questioni difficili, «le divisioni fra i cristiani su cosa significhi essere santi in una società in cui la comprensione e le pratiche di genere, sessualità e matrimonio continuano a cambiare».

La visione proposta è quella per cui Gesù prega in Giovanni, 17, 21: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato». Essere uno — spiegano le guide spirituali della Church of England — «non è nel senso di essere lo stesso ma di essere uno nell’amore, nell’obbedienza e nella santità, affinché il mondo possa trovare la conoscenza di Cristo come Salvatore e la pace di Dio nell’esperienza del Regno. Probabilmente non ci sarà mai un momento in cui saremo tutti esattamente d’accordo ma la nostra preghiera per la Chiesa attraverso quest’opera è che collettivamente dimostriamo l’un l’altro lo stesso amore che abbiamo sperimentato da Dio, la grazia che include tutti coloro che Gesù Cristo sta chiamando a seguirlo, la santità che cambia il mondo e l’unità che chiama gli altri alla fede in Cristo».

Il vescovo di Coventry, Christopher Cocksworth, supervisore del progetto, sottolinea che «queste risorse sono il frutto di uno straordinario processo di collaborazione». Ciò ha comportato uno studio e una riflessione intensi nonché l’ascolto di una gamma quanto più ampia possibile di voci ed esperienze: «La nostra speranza è che attraverso di essi le persone saranno ispirate dalla visione gloriosa della Bibbia» e dalla volontà di Dio per l’uomo. «Le questioni dell’identità, della sessualità, delle relazioni e del matrimonio sono profondamente personali con conseguenze nella vita reale. Impegnarsi con tali risorse sarà arricchente e, in momenti diversi per individui diversi, assai impegnativo e scomodo; ci chiedono di riesaminare cosa significa per i cristiani vivere nell’amore e nella fede. Le offriamo — conclude il vescovo anglicano — nella speranza che l’intera Chiesa d’Inghilterra possa cogliere questa opportunità per imparare e riflettere insieme attraverso la differenza per amore della nostra unità in Cristo».

Le sfide della pandemia, aggiunge il vescovo di Londra, Sarah Mullally, che guiderà il Next Steps Group, «hanno evidenziato quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Il prossimo anno incoraggeremo e sosterremo le Chiese al discernimento nei loro contesti locali invitando le persone a riflettere sia come gruppi sia individualmente. Adesso abbiamo una chiara via da seguire».

di Giovanni Zavatta