· Città del Vaticano ·

Cosa resterà?

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Il Vangelo in tasca

12 novembre 2020

Ricorderete, forse, una canzone di diverso tempo fa: «Cosa resterà di questi anni Ottanta...». Mi è venuta in mente in questa conclusione dell’anno liturgico, festa di Cristo Re, in cui abbiamo ascoltato il Vangelo che parla del giudizio finale.

Cosa resterà della nostra vita? Resterà soltanto il bene che avremo o non avremo fatto. Sei azioni di amore, di carità, fatte nei confronti del Signore nascosto nei poveri, in un affamato, un assetato, un forestiero, una persona senza vestiti, un ammalato, un carcerato.

E abbiamo ascoltato la sentenza di salvezza o di condanna: «Ogni volta che avete fatto (o non avete fatto) queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto (o non l’avete fatto) a me».

Con una frase scultorea san Giovanni della Croce diceva: «Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore».

Ecco cosa resterà della nostra vita: l’amore dato e ricevuto. Non saremo giudicati sulla fede, sulla pratica cristiana, ma solo sulla capacità di amare quelli che abbiamo incrociato nella vita.

Non pensiamo a gesti eroici, ma a piccoli gesti: una lacrima asciugata, un sorriso, una buona parola, un bicchiere d’acqua.

Se avete notato, Gesù non parla di giudizio sulle nostre colpe. Ma della nostra capacità di amare. Più che le nostre debolezze, dobbiamo temere le nostre mani vuote di opere di bene.

Non perdiamo tempo a pensare al giudizio universale! Abbiamo la fortuna di conoscere in anticipo le materie di esame! Quindi prepariamoci facendo il bene, e facendolo bene.

di Leonardo Sapienza