In Cambogia questo animale, immagine di mitezza e vigoria, diviene simbolo della missione
Sono forti e gentili, come la giraffa. E con un cuore poderoso, che manda a tutto il corpo la linfa dell’amore e della compassione. I cattolici in Asia hanno trovato nell’animale terrestre più alto al mondo un simbolo che, nella sua curiosa unicità, esprime la loro identità profonda e il senso del loro essere piccole, a volte esigue comunità in contesti e nazioni di religioni diverse. La felice intuizione viene dal prefetto apostolico di Battambang, in Cambogia, il gesuita spagnolo Enrique Figaredo Alvargonzález. Il cuore della giraffa, ricorda, è il più grande del regno animale, più grande di quello di un elefante. Questo significa amore, compassione e forza che viene dallo Spirito: così i battezzati vivono la loro missione. E quel cuore potente pompa il sangue a tutto il corpo, lungo il collo, fino alla testa e alle esili zampe. È il cuore di un animale elegante e gentile, non fragile. Quel cuore è Cristo Gesù che dà ai credenti l’energia vitale che è la sua grazia, che alimenta la loro fede, la speranza e la carità.
La giraffa è, poi, l’animale che raggiunge i sei metri di altezza; e da quelle altezze ha una visione panoramica che consente di guardare lontano, di uno sguardo che va oltre. È per i battezzati una visione lungimirante e profetica, che non si ferma alle circostanze e alla contingenze, ma sa scorgere i segni dei tempi, l’opera di Dio nella storia umana, la sua mano sapiente che «scrive dritto anche sulle righe storte della vita». Non è, la giraffa, un animale isolato o che vive in clan: nella savana condivide pacificamente lo spazio con altri animali (zebre, antilopi, babbuini e tanti altri), sa stare con gli altri in armonia: per i cattolici in Asia è modello della convivenza con persone di differenti culture, etnie e religioni, per vivere serenamente nel pluralismo che caratterizza il continente più vasto e plurale. E, quando accade qualcosa di negativo o vive un momento critico, sa rispondere con eleganza e acume, con uno scatto che, nel breve, è piuttosto veloce e poderoso: è la prontezza dei fedeli che, di fronte alle crisi, ai disastri naturali, alle emergenze, danno il meglio di sé per venire incontro al prossimo, come è accaduto in tante circostanze, in tempo di pandemia. «La giraffa — spiega il prefetto apostolico di Battambang — con la sua leadership forte e gentile è simbolo della comunicazione e missione dei battezzati in Asia».
Un aspetto importante è, infatti, quello del linguaggio: i cristiani mettono in pratica quello che lo psicologo Marshall Rosenberg ha definito “linguaggio della giraffa”, per indicare una modalità comunicativa che riconsidera il modo in cui ci si esprime e si ascoltano gli altri, contribuendo alla comprensione reciproca. Il linguaggio della giraffa è anche conosciuto come “comunicazione nonviolenta”, fatta di empatia verso i suoi simili, scevro di espressioni che provocano dolore o ferite nel prossimo. La giraffa diventa emblema di una comunicazione empatica verso se stessi e verso gli altri: una comunicazione davvero fraterna che, conclude Figaredo Alvargonzález, «costruisce il bene comune, promuove una società inclusiva, porta dappertutto la gioia della vita in Cristo».
di Paolo Affatato







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