· Città del Vaticano ·

La pandemia cancella i diritti e la dignità delle donne

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

La campagna di donazioni di Caritas italiana e Focsiv per finanziare progetti di sostegno

10 novembre 2020

La pandemia da coronavirus sta aumentando disuguaglianze e vulnerabilità in ambito sociale, politico, così come nei sistemi economici, e sono le donne e le ragazze, in particolare, ad essere vittime di sistemi ingiusti e discriminatori: guadagnano meno e sono occupate in lavori precari e informali, troppo spesso condannate a vivere in povertà. Sono anche sempre più vittime di violenze di genere, a causa dei limiti alla mobilità e all’isolamento sociale. È questo il focus di una nuova campagna organizzata dalla Caritas italiana e dalla Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario (Focsiv), che prevede una raccolta fondi per diversi progetti e interventi nelle varie aree del mondo. «La pandemia in atto sta veramente cancellando, insisto su questa parola, i diritti e la dignità delle donne», spiega al nostro giornale Giulia Pigliucci, responsabile della comunicazione della Focsiv. «Un dato particolarmente allarmante è stato ad esempio l’aumento del numero di femminicidi in Italia tra marzo e giugno, durante il lockdown», sottolinea, mettendo anche in risalto il fatto che «le donne sono le prime a perdere il loro lavoro a causa della crisi sanitaria, una tendenza che continuerà in futuro, anche in Europa».

Con la diffusione del coronavirus in tutto il mondo, il lavoro di assistenza e cura dei bambini e delle persone fragili, in gran parte sulle spalle delle donne, diventa sempre più necessario, pur continuando ad essere scarsamente retribuito, ricorda un comunicato pubblicato dalla Caritas e dalla Focsiv. Le donne devono seguire i figli che non possono più andare a scuola, offrire assistenza agli anziani, maggiormente colpiti dal coronavirus, e tenere unite famiglie divise dalla pandemia, mentre i servizi sanitari sono sotto pressione e insufficienti. Nei paesi più poveri, in Asia, America Latina e Africa, sono anche lavoratrici fondamentali, nel settore agricolo e nei servizi, per la sussistenza delle famiglie. Ora il blocco delle attività impone delle limitazioni, le allontana dal mondo lavorativo e provoca loro forti stress psicologici. «E quando hanno un lavoro retribuito, queste ultime percepiscono uno stipendio minore rispetto a quello dei loro colleghi», sottolinea il comunicato. Gli ultimi dati Eurostat sulla disparità salariale tra uomo e donna fotografano una situazione, in Europa, che vede una differenza media nello stipendio del 15 per cento. In Asia meridionale oltre l’80 per cento delle donne, nell’Africa sub-sahariana il 74 per cento e in America latina il 54 per cento lavorano in occupazioni informali senza alcuna protezione e con una retribuzione minima.

Altro dato preoccupante: l’aumento della violenza di genere, a causa dei limiti alla mobilità e all’isolamento sociale. «Sono tante a dover convivere a domicilio con i loro maltrattanti, potendo uscire meno da casa», nello stesso momento nel quale i servizi a difesa di queste donne sono in sofferenza o inaccessibili, deplora Giulia Pigliucci. Nel 2019 sono state 243 milioni le donne vittime di abusi e violenze, un numero che si stima sia in forte crescita a causa della pandemia. In Francia, ad esempio, si è stimato un aumento del 30 per cento, il 25 per cento in Argentina e così a Cipro e in Singapore. Ancora più difficile analizzare la situazione nei paesi impoveriti, dove molte donne sono escluse dai sistemi di protezione sociale. Senza contare che alcuni studi stimano che nel 2020 quasi 500.000 ragazze in più nel mondo sono state probabilmente costrette al matrimonio forzato per effetto delle conseguenze economiche della pandemia, alle quali si aggiungeranno un milione in più di gravidanze precoci, causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni.

«I governi hanno adottato pacchetti di promozione di prevenzione e misure di emergenza per colmare le lacune in materia di sanità pubblica, prestando però poca attenzione alla cosiddetta questione di genere», deplorano Caritas e Focsiv, ritenendo fondamentale che «tutti gli Stati diano risposte collocando le donne e le ragazze — la loro inclusione, la loro rappresentanza, i loro diritti, i loro diritti sociali ed economici, i risultati in termini di uguaglianza e protezione — al centro delle loro politiche». Non si tratta solo di rettificare gli effetti di lunga data delle disuguaglianze, spiegano, ma «di costruire una società più giusta e un mondo resiliente perché le donne sono le più colpite da questa pandemia, ma possono essere la spina dorsale della ripresa e della resilienza delle comunità».

di Charles de Pechpeyrou