· Città del Vaticano ·

Sperimentando la tenerezza

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La Piccola Casa della misericordia di Gela

09 novembre 2020

«Qui non si fa assistenzialismo, ma si cerca di vedere Gesù nel povero. Il cuore della nostra casa è l’ascolto misericordioso che noi traduciamo attraverso le numerose opere che svolgiamo nella semplicità»: è quanto spiega a «L’Osservatore Romano» don Pasqualino (Lino) Di Dio, parroco di San Francesco nonché fondatore, sempre a Gela, della Piccola Casa della Misericordia. Fu Papa Francesco, nel 2013, ad esortare il sacerdote siciliano ad aprire una struttura dove tutti potessero sperimentare la misericordia di Dio e la tenerezza della Chiesa. Nella cittadina siciliana, così come in tutta l’isola, l’emergenza legata alla diffusione del covid-19 oltre che sanitaria, è diventata sempre più un problema sociale, colpendo soprattutto chi già viveva in condizioni di difficoltà o di fragilità, creando nuove forme di povertà. E di questa difficile situazione il mese scorso don Pasqualino ha voluto informare con una lettera il Santo Padre, il quale ha risposto prontamente esprimendo vicinanza e ricordando, ancora, che sono i poveri e gli scartati quelli che pagano in questi giorni e pagheranno in futuro il prezzo più alto.

«Mi ha fatto piacere ricevere la tua lettera… con la quale hai voluto confidarmi la difficile situazione di codesto territorio e della Piccola Casa della Misericordia — scrive Papa Francesco — sorta per aiutare quanti sono provati dal disagio e dalla precarietà. L’opera di prossimità alle persone care che versano in condizioni problematiche è un faro di luce e di speranza nel buio della sofferenza e della rassegnazione; è un apprezzato segno di condivisione della Chiesa con i disagi e le fatiche del proprio popolo; è un ammirevole segno di carità evangelica e di Chiesa in uscita, che fa tanto bene alla comunità ecclesiale e a quella civile. Incoraggio te e quanti collaborano ai tuoi progetti di bene — conclude il Pontefice — a perseverare nella lodevole missione di testimoniare la tenerezza e la misericordia del Padre, offrendo condivisione e solidarietà ai più deboli e ai più sfiduciati».

Parole di esortazione, di sostegno e accompagnamento che testimoniano il ricordo orante di Papa Francesco per la Piccola Casa, operante nel territorio ormai da diversi anni grazie all’instancabile ausilio dei propri volontari, all’attenzione del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e alla generosità di tante persone. Sono numerose oggi le opere svolte gratuitamente dal Centro e dalla Cooperativa sociale Raphael: la mensa, il poliambulatorio medico, il dormitorio, il centro d’ascolto, le consulenze professionali, l’emporio dei vestiti, il servizio di trasporto di persone in difficoltà, la mediazione familiare, il recupero scolastico e i laboratori artigianali di cucito, di falegnameria e di ceramica. «Ringraziamo il Santo Padre che ci esorta ad andare avanti nella speranza. Questa lettera — afferma don Pasqualino di Dio — è segno di affetto del Papa e anche di conferma per l’opera che nel silenzio tanti uomini e donne di buona volontà svolgono a servizio dei piccoli del Vangelo. Ringraziamo tutti coloro che ci aiutano, dai volontari ai benefattori, a proseguire in questo sogno d’amore, soprattutto durante questo tempo di confusione e di sofferenza causato in gran parte della pandemia. Nei momenti peggiori — prosegue il sacerdote gelese — è il senso dell’umanità che sa aprire uno spiraglio di luce su un futuro avvolto da incertezza con la consapevolezza che solo l’unità fa la forza. Questo è il tempo dell’azione, il tempo dell’unità e della solidarietà verso coloro che vivono un disagio socio-economico che non può essere fatto di progetti, contese, pubblicità di ogni minimo atto di carità; non è tempo per ostentare, ma è tempo di servire silenziosamente, natura stessa della carità». Tutti i servizi che si svolgono presso la Piccola Casa della Misericordia, infatti, hanno il loro fulcro nell’adorazione eucaristica perpetua: «Da qui — afferma don Lino — arrivano la forza e la provvidenza. Siamo chiamati in questo tempo difficile a volgere la nostra attenzione verso i più deboli e i vulnerabili, senza far dominare la cultura dello scarto e del sospetto che deve essere sostituita non con l’assistenzialismo, ma con la promozione e la custodia dell’altro, certi che la vita si possiede solo donandola e il Signore non ci abbandona».

Dal 9 marzo scorso, data in cui entrò entrato in vigore il lockdown, «i nostri volontari — aggiunge — sono a servizio quotidiano delle varie richieste che arrivano attraverso il numero telefonico del centro d’ascolto. In tanti, tra i quali in molti mai censiti, chiamano per una semplice parola di conforto, per richieste di beni di prima necessità, per manifestare situazioni di disagio causate dalla difficoltà materiale di pagare i canoni di locazione, per servizi a domicilio agli anziani o a coloro che sono in quarantena, per chiedere mascherine, per richieste di preghiera. Ogni anno — conclude don Di Dio — abbiamo fatto per Natale il grande pranzo per la festa della Santa Famiglia, per quest’anno stiamo cercando di inventarci qualcosa che possa far sentire a tutti, soprattutto ai piccoli, il calore di questa festività».

di Francesco Ricupero