· Città del Vaticano ·

La vittoria di Biden
La guerra di Trump

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09 novembre 2020

Sebbene l’insediamento sia previsto il prossimo 20 gennaio, parlando dal Delaware Joe Biden ha dato l’imprinting al suo prossimo mandato come 46° presidente degli Stati Uniti. Il voto del 3 novembre — con il 67% di affluenza, un record — e l’attesa ansiosa di un risultato nei giorni successivi hanno mostrato un Paese che su molte questioni è ancora sostanzialmente e profondamente diviso. Nel suo primo discorso Biden ha affermato che «non esistono Stati rossi o blu» riferendosi agli Stati dove hanno vinto i democratici e quelli in cui si sono affermati i repubblicani, ma solo gli Stati Uniti d’America. Per questo motivo, ha aggiunto il vincitore delle presidenziali Usa, «dobbiamo guidare non solo col potere dell’esempio ma con l’esempio del potere. Ho sempre creduto che si possa definire l’America con una sola parola: “possibilità”. In America tutti hanno un’opportunità. Così i sogni si realizzano. Io credo nelle possibilità, in un futuro dove l’America è più libera, giusta, crea lavoro, cura le malattie, non lascia nessuno indietro, non si arrende mai, non cede mai».

Il futuro presidente Usa poco prima aveva elencato le priorità del suo programma politico. «L’America ci ha chiamato per restaurare l’onestà, la scienza, la speranza, perché dobbiamo combattere battaglie dure: il virus, l’economia, la sanità, il razzismo, e anche la battaglia per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici. Dobbiamo difendere l’onestà e la democrazia» ha detto. Ringraziando gli oltre 74 milioni di elettori che lo hanno votato Biden ha comunque fatto riferimento anche ai sostenitori di Donald Trump: «So che sono delusi, ma ora dobbiamo darci una possibilità reciproca. Mettiamo da parte la retorica, ascoltiamoci, non trattiamo i rivali come nemici».

Un risultato, la vittoria dell’esponente democratico, ormai riconosciuto dall’intera comunità internazionale, con messaggi di felicitazioni da ogni latitudine, meno che dal presidente uscente Donald Trump che non ha compiuto la telefonata di rito che sancisce un primo passaggio dei poteri. Anzi dalla Casa Bianca è pronto ad avviare una battaglia legale. In molti Stati avvocati del partito repubblicano hanno depositato ricorsi, con la richiesta di un riconteggio dei voti e la speranza di poter ribaltare il risultato elettorale. In tal senso il tycoon starebbe pure pensando di organizzare una serie di comizi in stile campagna elettorale.

«Avete scelto Joe Biden come prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Joe è una persona che sa guarire, unire, ha una mano ferma, esperienza, è una persona che ha vissuto sulla sua pelle cosa significa la perdita e questo gli ha dato uno scopo». Queste le parole utilizzate ieri dal neo vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, nel suo discorso inaugurale per presentare e ringraziare Joe Biden. Optando per lui, gli elettori hanno scelto la «speranza, l’onestà, la scienza, la verità», ha detto ancora Harris nel suo intervento. Una prolusione che non poteva non iniziare dal ricordo di John Lewis, lo storico leader per i diritti civili afroamericani che si è battuto al fianco di Martin Luther King contro la segregazione razziale e morto il 17 luglio 2020, e dalle sue raccomandazioni per difendere la democrazia. Relativamente al suo “storico” incarico — prima volta negli Usa di un vicepresidente donna — Harris ha dichiarato «anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un Paese pieno di possibilità. Il nostro Paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione … guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi».

di Fabrizio Peloni