· Città del Vaticano ·

Etiopia: rimpasto ai vertici del governo

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Continua l’operazione nella regione del Tigray

09 novembre 2020

Sempre più preoccupante la situazione in Etiopia, dove le tensioni politiche e militari alimentano i timori di una guerra civile. A cinque giorni dall’avvio dell’offensiva contro la regione settentrionale del Tigray, dove è al potere il Fronte di liberazione popolare (Tplf), il primo ministro, Abiy Ahmed, ha rimosso ieri dal loro incarico il capo di Stato maggiore dell’esercito, il ministro degli Esteri e il capo dell’intelligence. Lo ha reso noto l’ufficio del premier, senza fornire alcuna motivazione.

Proseguono intanto le ostilità. Il vice capo dell’esercito, Berhanu Jula, promosso a nuovo capo delle forze armate, ha riferito che i soldati del governo federale hanno avuto la meglio in quattro città a occidente della regione tigrina. Almeno cento soldati federali sono rimasti feriti negli scontri, secondo rapporti della vicina regione degli Amhara.

Ahmed — premio Nobel per la pace 2019 — è tornato ad accusare il Tplf di aver voluto la guerra con il governo federale fin dal 2018, anno in cui è entrato in carica, e di aver sottratto fondi destinati allo sviluppo per acquistare armi e addestrare le sue milizie. Il premier ha poi ribadito che l’offensiva nel Tigray — lanciata mercoledì in seguito alle denunce di un attacco armato da parte dei ribelli a una base militare federale — ha lo scopo di ripristinare lo stato di diritto nella regione e di mantenere l’ordine costituzionale nel Paese. Il leader dello Stato regionale dei Tigray, Debretsion Gebremichael, ha chiesto intanto l’intervento dell’Unione africana per impedire che nel Paese si registri una «spirale nella guerra civile».