· Città del Vaticano ·

Martire per l’Eucaristia

Un’immagine della beatificazione (foto di Guillermo Simon Castellví)

Nella Sagrada Familia a Barcellona beatificato il giovane Joan Roig i Diggle

07 novembre 2020

L’Eucaristia è stata il cibo che ha rafforzato la fede e la speranza di Joan Roig i Diggle. Lo ha ricordato il cardinale Juan José Omella Omella, arcivescovo di Barcellona, durante la messa per la beatificazione del giovane martire ucciso nel 1936 durante la guerra civile spagnola. Il rito è stato presieduto dal porporato, in rappresentanza di Papa Francesco, sabato mattina, 7 novembre, nella basilica della Sagrada Familia della città catalana.

Come i primi cristiani, ha detto il porporato all’omelia, Joan non «poteva vivere senza partecipare all’Eucaristia o senza la santa Comunione». Per questo, prima di essere arrestato, ha voluto ricevere l’ostia consacrata e ha potuto rassicurare la mamma con queste parole: “Dio è con me”. «E sua madre, come tutte le madri — ha aggiunto il celebrante — ha potuto sopportare quel terribile momento perché aveva la sua speranza nel Signore».

La vita eucaristica, ha sottolineato il porporato, ha portato il giovane Joan «a voler essere pane spezzato e condiviso con gli uomini e le donne del suo tempo». Da qui l’auspicio che tutti i credenti possano vivere le celebrazioni eucaristiche «con la stessa passione e gioia con cui ha vissuto il beato».

Nei ricordi di sua sorella Lourdes, Joan appare come «un ragazzo sensibile alle ingiustizie e che amava soprattutto le persone più vulnerabili». E in proposito il cardinale arcivescovo ha fatto notare che, quando il giovane viaggiava in treno, rimaneva scosso nel vedere le condizioni dei fuochisti che «lavoravano duramente per guadagnare uno stipendio irrisorio, mentre i ricchi festeggiavano sulla spiaggia indipendentemente dalla sofferenza degli altri».

La Federazione di giovani cristiani di Catalogna, che Joan frequentava, «ha aiutato il nostro martire a conoscere meglio Gesù e a diventare un ardente difensore della dottrina sociale della Chiesa», ha proseguito l’arcivescovo di Barcellona, sottolineando che il nuovo beato si è impegnato «nella costruzione della civiltà dell’amore e nella lotta per la giustizia, per la pace e per la solidarietà». Joan ha saputo riconoscere «l’esistenza di un desiderio di giustizia sociale» e, consapevole della situazione del suo tempo — così simile a quella che sta vivendo oggi l’umanità — «ha voluto trasformare la società» non con mezzi violenti, ma con il Vangelo «che viene tradotto in opere nella dottrina sociale della Chiesa».