· Città del Vaticano ·

Il cardinale Ayuso Guixot a un seminario online del Ccee

In Europa serve il dialogo contro il virus delle divisioni

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
07 novembre 2020

«L’Europa ha conosciuto, e conosce, il virus antico delle divisioni e dell’egoismo, che è riuscita a superare con il vaccino sempre efficace della solidarietà, accanto al quale Papa Francesco ci invita oggi ad usare quello della “fratellanza umana”». Lo ha sottolineato il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, intervenendo al seminario online svoltosi giovedì 5 novembre per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), sezione per il dialogo.

«Le religioni al servizio della fraternità nel mondo», il tema dell’incontro, nel corso del quale il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha offerto una rilettura dell’enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti, in un contesto segnato dal dibattito riacceso dai recenti attacchi terroristici a Nizza e a Vienna. «I leader delle diverse tradizioni religiose e le comunità che essi guidano, camminando insieme sulla strada del dialogo, possono davvero offrire il proprio contributo alla fratellanza universale nelle società in cui vivono», ha esordito il porporato. Infatti, come ribadisce il documento firmato dal Pontefice sulla tomba del Poverello ad Assisi, «non è accettabile che nel dibattito pubblico abbiano voce soltanto i potenti e gli scienziati». Al contrario, «dev’esserci uno spazio per la riflessione che procede da uno sfondo religioso che raccoglie secoli di esperienza e di sapienza», visto che «il credente è testimone e portatore di valori» quali «la rettitudine, la fedeltà, l’amore per il bene comune, l’attenzione per gli altri, soprattutto per quanti si trovano nel bisogno, la benevolenza e la misericordia»: tutti «elementi che possiamo condividere con le varie religioni», ha osservato il relatore. Perciò «nel mondo di oggi, segnato tragicamente dalla dimenticanza di Dio o dall’abuso che si fa del Suo nome, le persone appartenenti alle diverse religioni sono chiamate, con un impegno solidale, a difendere e promuovere la pace e la giustizia, la dignità umana e la protezione dell’ambiente».

In pratica, ha spiegato il presidente del dicastero vaticano, i credenti devono «offrire collaborazione alle società» di cui sono cittadini, mettendo a disposizione «le convinzioni più profonde che riguardano il carattere sacro e inviolabile della vita e della persona umana»; e di conseguenza «il dialogo interreligioso ha una funzione essenziale per costruire una convivenza civile, una società che includa e che non sia edificata sulla cultura dello scarto ed è una condizione necessaria per la pace» in questo «mondo disumanizzato», segnato da indifferenza e avidità. Dunque, «una società fraterna sarà quella che promuove l’educazione al dialogo per sconfiggere il virus dell’individualismo radicale».

Il porporato ha poi analizzato le richieste concrete contenute nell’enciclica di Papa Bergoglio: come quella di una riforma dell’Onu, in cui anche le nazioni più povere contino alla pari con le altre; un condono del debito estero dei Paesi più poveri; un potenziamento della destinazione universale della proprietà privata; la fine del commercio delle armi, soprattutto nucleari. E in tal senso, ha aggiunto, «la fraternità può esercitare un ruolo dirompente sulle relazioni internazionali all’interno di un mondo multipolare e multireligioso».

Successivamente il cardinale Ayuso Guixot ha approfondito i nove punti del Documento sulla Fratellanza Umana citati in Fratelli tutti. La cosiddetta dichiarazione di Abu Dhabi, siglata il 4 febbraio 2019 dal Pontefice e dal Grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, rappresenta un’occasione storica «per i credenti delle varie religioni e per tutte le persone di buona volontà»; e pur essendo nata in ambito musulmano e cattolico, «non ha nulla che non possa essere condiviso con altri», essendo l’intera «famiglia umana interpellata e coinvolta». In sostanza, si tratta di passare dalla “globalizzazione dell’indifferenza” alla “globalizzazione della fraternità”, come auspicato da Francesco e dal leader della principale istituzione accademica dell’islam sunnita. I quali «si sono scoperti fratelli nella promozione della giustizia e della pace» e «attraverso la cultura del dialogo, la collaborazione comune e la conoscenza reciproca» hanno condannato «le piaghe del terrorismo e della violenza, specialmente quella rivestita di motivazioni religiose», invocando il diritto alla libertà di religione, perché non si può costringere la gente ad aderire a una certa fede o cultura, né tantomeno imporre stili di vita «che altri non accettano». Mentre vanno «riconosciuti eguali diritti di cittadinanza a musulmani e cristiani nei loro Paesi, rinunciando all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi» dell’isolamento «e dell’inferiorità e prepara il terreno alle ostilità e alla discordia» sottraendo «le conquiste e i diritti religiosi e civili».

Ecco allora da parte del cardinale Ayuso Guixot l’esortazione a un «superamento di nazionalismi e populismi», perché, ha rimarcato, «una cultura sana è accogliente e sa aprirsi all’altro, senza rinunciare a se stessa».

Invece «la violenza non trova base alcuna nelle convinzioni religiose, bensì nelle loro deformazioni. Atti “esecrabili” come quelli terroristici, sono dovuti a interpretazioni errate dei testi religiosi» o «a politiche di fame, povertà, ingiustizia, oppressione», è stata la sua denuncia.

In definitiva il presidente del Pontificio consiglio ha rilanciato l’appello del vescovo di Roma affinché «in nome della fratellanza umana, si adottino il dialogo come via, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio», mettendo «da parte pregiudizi, indugi e difficoltà. Pur non rinunciando in nulla alla nostra identità — ha concluso — con forza e con coraggio si deve affermare la necessità della fraternità umana e dell’amicizia sociale» come condizioni imprescindibili per la pace.