· Città del Vaticano ·

Ponte tra Oriente e Occidente

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Il convento francescano del Muski al Cairo

06 novembre 2020

«Oggi, nel convento del Muski al Cairo, abbiamo il Centro francescano di studi cristiani orientali, da noi fondato e che dal 1954 rappresenta un passaggio tra Oriente e Occidente. La presenza della Custodia di Terra Santa in Egitto è molto importante e il Muski è un ponte tra essa e la provincia dell’ordine dei frati minori in Egitto». Così il guardiano della fraternità del convento del Muski, William Faltas Makar, illustra l’impegno dei frati di Terra Santa nella struttura, con una significativa storia alle spalle, che inizia il 21 aprile 1632, quando l’allora custode di Terra Santa, Paolo da Lodi, ottenne da Giovanni Donato, console di Venezia, una casa per i religiosi che prestavano servizio al Cairo e che qui erano già cappellani della colonia veneta da molti anni. E sempre qui, quasi quattrocento anni dopo, in una terra culla di importanti eventi — dalla storia del popolo di Israele raccontata nell’Esodo alla fuga in Egitto della Sacra famiglia, fino all’incontro di san Francesco con il sultano Malik al-Kamil ottocento anni fa — la Custodia continua incessantemente la sua opera anche dopo l’autonomia della provincia francescana negli anni Novanta: l’Ordine dei frati minori, infatti, decise comunque di lasciare il convento del Muski ai frati di Terra Santa per continuare a gestire il centro e la vasta biblioteca, che conta oltre trentamila volumi e una collezione di manoscritti orientali in arabo, siriaco, copto, armeno, turco e persiano, e il grande archivio storico.

Due le priorità principali del Muski: mantenere costanti i contatti con il mondo culturale cristiano e non cristiano, locale e straniero, e provvedere a pubblicazioni di studi e ricerche su di essi. I lavori degli addetti al centro e dei loro collaboratori vengono pubblicati nel periodico «Studia orientalia christiana - Collectanea», arricchito da contributi in italiano, francese, arabo e copto.

Nel convento, inoltre, svolge la sua attività la parrocchia dell’Assunzione di Maria Santissima, al servizio di un ridotto numero di fedeli cristiani, un tempo molto più numerosi per via della vasta comunità di stranieri presenti che facevano del Muski la parrocchia latina più grande del Cairo, con tre succursali — San Giuseppe, Bulacco e Meadi — diventate poi indipendenti. Durante i primi anni del Novecento, i fedeli erano circa ventimila e più tardi arrivarono a oltre quarantacinquemila tra italiani, maltesi, austriaci, slavi, francesi e orientali. «Oggi i cristiani latini sono diminuiti drasticamente perché dopo la rivoluzione egiziana del 1952 e l’occupazione del Canale di Suez molti stranieri hanno abbandonato il Paese — ha spiegato fra William — e attualmente l’unica comunità fiorente è quella sudanese». La parrocchia dell’Assunzione è frequentata anche dai copti cattolici e si riempie di fedeli soprattutto in occasione delle feste. «Quest’anno abbiamo avuto un battesimo per la prima volta dopo oltre vent’anni — ha raccontato il religioso che è anche parroco — e fatto in modo di avere alcune reliquie di santa Rita, organizzando una celebrazione per animare la parrocchia. Oltre a ciò ci occupiamo anche delle cappellanie delle suore del Buon Pastore e delle missionarie del Cuore Immacolato di Maria». L’operato dei frati della Custodia di Terra Santa non si ferma qui. I religiosi infatti sono impegnati, tra l’altro, anche nell’assistenza ai più poveri tramite adozioni a distanza, sostegno economico ai malati e alloggio a loro familiari e amici che si recano in un ospedale specializzato per la terapia oncologica situato non lontano dal convento. «Cerchiamo di dare loro un po’ di sollievo, un aiuto economico, un posto dove riposare», ha sottolineato Faltas Makar, soprattutto dopo la difficile situazione generata dalla pandemia di coronavirus che ha aumentato il numero dei sofferenti. «Noi non abbiamo avuto casi qui vicino — ha aggiunto — ma tante abitudini sono cambiate. Come orientali, per esempio, abbiamo la tradizione di baciare le statue sacre, i luoghi storici, ma abbiamo dovuto in questo tempo mantenere la distanza. Lo stesso nelle visite ad amici e parenti». Un sostegno fatto di dedizione e carità cristiana che ha suscitato apprezzamenti da parte del mondo musulmano, con il quale sussistono ottimi rapporti, ha precisato il religioso sul sito on line della Custodia, anche grazie all’attività accademica del Centro francescano e alla presenza, come già detto, di libri di studi islamici nella biblioteca, «nella quale molti musulmani chiedono di venire perché stanno svolgendo un dottorato o per la tesi di laurea, domandando spesso l’aiuto dei nostri frati docenti», come Vincenzo Ianniello, responsabile del centro, Vincenzo Mistrih e Wadi Abullif Malik Awad, consigliere del patriarca copto-ortodosso Tawadros ii.

di Rosario Capomasi