· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

Talento e genio

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05 novembre 2020

Una famosa artista di danza classica, Anna Pavlova, diceva: «Nessuno può “arrivare” con il solo talento. Dio dà il talento; il lavoro trasforma il talento in genio».

Ecco un modo intelligente di leggere la parabola del Vangelo di oggi. Gesù non vuole la meritocrazia. Vuole, piuttosto, condannare un cristiano tiepido, senza iniziativa, contento di quello che fa, pauroso di fronte ai cambiamenti...

E lo spinge alla responsabilità, alla laboriosità, soprattutto alla creatività. Tutti siamo chiamati a moltiplicare i doni che lui ha fatto a ciascuno. Lui ha fiducia in noi. Spetta a noi non tradire questa fiducia.

Proviamo a pensare al primo e più grande dono che Dio ci ha fatto: la vita. È un dono che non va assolutamente sprecato, ignorato o rovinato. Eppure, quanta gente si lascia vivere!

Sappiamo che si vive una volta sola! Allora, viviamo con responsabilità; viviamo in pienezza; viviamo bene, operando il bene!

E quanti altri doni: di intelligenza, di esperienza, di operosità?... Cerchiamo di custodirli, di moltiplicarli, di riconsegnarli a Dio centuplicati.

Dobbiamo essere intraprendenti, capaci di rischiare, liberi dalla paura. Piccolo o grande che sia il nostro dono, non importa: da un seme può nascere una foresta!

E, allora, con tanta umiltà, ognuno col suo piccolo o grande talento, contribuiamo al bene di tutti. «Non si devono giudicare i meriti di un uomo dalle sue grandi qualità, ma dall’uso che ne sa fare» (François de La Rochefoucauld).

di Leonardo Sapienza