· Città del Vaticano ·

Lotta all’ultima scheda negli Stati Uniti

Sul filo del rasoio

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
05 novembre 2020

L’America esce dall’Election Day ancor più divisa di prima. Il presidente Donald Trump ha già presentato ricorso in tre stati, Michigan, Pennsylvania e Georgia, per fermare lo spoglio elettorale, mentre in Wisconsin ha chiesto il riconteggio. «Stanno trovando voti per Biden ovunque, in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. È un male per il paese!» ha twittato il presidente, che parla apertamente di brogli. «Nessuno ci strappa la nostra democrazia, né oggi né mai» ha replicato Biden. «Ieri è stato provato ancora una volta che la democrazia è il cuore di questa nazione. Anche in tempo di pandemia ha votato un numero di americani senza precedenti» ha aggiunto. «Se mai se ne sia dubitato, non abbiano più dubbi: qui il potere è nelle mani del popolo ed è il popolo che determina chi è il presidente».

Al momento, il candidato democratico sembrerebbe favorito con 264 grandi elettori, dopo che Fox News e Associated Press gli hanno assegnato la vittoria in Arizona. Ma dire che ce l'ha fatta è ancora prematuro. Trump non accetta il verdetto in Arizona, dove mancano ancora il 14% delle schede da scrutinare e il vantaggio di Biden è di 68 mila voti, su un totale di 2,8 milioni. Lo stato vale 11 grandi elettori.

Un altro stato in bilico è il Nevada. Il conteggio continua, ma dall'ufficio elettorale dello stato non danno aggiornamenti da quasi 24 ore. Con il 14% delle schede ancora mancanti, Biden è in testa di soli 7.500 voti e tutto potrebbe cambiare nelle prossime ore. Il Nevada vale 6 grandi elettori e in caso di vittoria, Biden, se venisse confermato il suo successo in Arizona, si aggiudicherebbe le elezioni.

In Pennsylvania lo spoglio procede molto lentamente. Il vantaggio di Trump si è ridotto a 165 mila voti (ieri era a più di 300 mila). Le schede non conteggiate sono l'11% del totale (circa 500 mila) ma provengono quasi tutte dalla contea di Philadelphia e da quella di Allegheny (Pittsburgh), dove Biden dovrebbe avere un vantaggio notevole, secondo gli esperti. La Pennsylvania vale 20 grandi elettori.

In Georgia manca ancora il 5% delle schede (più di 200 mila) arrivate per posta. La maggior parte sono nelle contee attorno ad Atlanta, la capitale, a stragrande maggioranza democratiche. Biden, che insegue con appena 23 mila voti di distacco, è in pieno recupero e può fare il sorpasso. La Georgia vale 16 grandi elettori. In North Carolina i risultati finali potrebbero arrivare addirittura tra una settimana, a causa della legge elettorale in vigore nello stato. Col 95% delle schede scrutinate, Trump ha un vantaggio di 77 mila voti, ma potrebbe non reggere. La North Carolina vale 15 grandi elettori.

La tensione è talmente alta che non sono mancati gli scontri. Almeno venti persone sono state arrestate ieri a New York mentre partecipavano a manifestazioni nel quartiere di Manhattan contro l'amministrazione Trump e chiedevano il riconteggio di tutti i voti delle elezioni presidenziali. Intorno alle 22 (ora locale), la polizia di New York ha confermato 20 arresti con l’accusa di «trasformare una manifestazione pacifica in aggressioni e atti di vandalismo». I manifestanti avevano marciato per le strade intorno a Washington Square Park, nella zona sud-ovest della Grande Mela, gridando slogan anti-Trump.

Poche ore dopo i fatti di New York, alcuni sostenitori del presidente si sono radunati all'esterno di un centro elettorale nella contea di Maricopa, in Arizona. Si tratta di un distretto chiave dov'è in corso una gara all'ultimo voto tra Trump e Biden. I manifestanti hanno chiesto di entrare per conteggiare nuovamente i voti. Secondo giornalisti, citati dal «Guardian», alcuni manifestanti erano armati. Lo sceriffo della Contea ha schierato alcuni agenti in tenuta anti-sommossa per difendere il centro elettorale da eventuali assalti.

Proteste e disordini anche a Portland, in Oregon. Almeno dieci arresti confermati dalle autorità. Secondo Fox News, alcuni manifestanti erano armati. Nel centro della città, dove si sono registrati i disordini, sono state distrutte vetrine di negozi, lanciate di bottiglie e almeno una molotov. Nelle immagini diffuse dalla tv, anche una bandiera americana data alle fiamme.