· Città del Vaticano ·

In questo tempo di pandemia

Tutti sulla stessa barca ma con Dio timoniere

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04 novembre 2020

In questo lungo tempo di pandemia mondiale abbiamo utilizzato varie immagini e terminologie per descriverla e modi per designarla, per cercare di gestire qualcosa di sconosciuto e spaventoso. Abbiamo chiamato il covid-19 nemico invisibile, terremoto sanitario, tempesta epidemica, inondazione virale, e molto altro ancora. In qualche modo, descrivere ciò che stiamo vivendo, dargli un nome, ci aiuta a capire, processare, pensare e cercare orizzonti di speranza.

Anche Papa Francesco ci ha parlato in questo tempo, utilizzando termini come crisi, tempeste, salvataggi, naufraghi, barche. Sette mesi fa ci ha detto: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca … ci siamo tutti» (Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020). Ha utilizzato immagini simili anche durante la serie di catechesi speciali sul tema “Guarire il mondo”: «Nel mezzo di crisi e tempeste, il Signore ci interpella e ci invita a risvegliare e attivare questa solidarietà capace di dare solidità, sostegno e un senso a queste ore in cui tutto sembra naufragare» (La solidarietà e la virtù della fede, catechesi del 20 settembre 2020).

Queste immagini ci spingono anche a una rilettura dei passi biblici più noti, come quello del diluvio universale, Noè e l’arca. Questo racconto mitico, che ha elementi in comune con altre narrazioni dell’area mesopotamica, ci focalizza su un naufragio cosmico senza precedenti e anche senza possibilità bibliche di ripetersi. Al tempo stesso, ci fornisce elementi che possono aiutarci a comprendere e attraversare questa pandemia con uno sguardo illuminato in un Dio che rinnova il suo patto di prendersi cura della sua creazione. In questo passo dell’Antico Testamento (Genesi, 6, 5-9, 17) è evidente che il disinteresse dell’essere per la cura della vita con i propri fratelli, con gli esseri viventi e con tutta la creazione comporta conseguenze catastrofiche storiche. Disastri in cui tutta la terra resta sommersa dalle acque dell’incertezza, affondando come umanità e navigando alla deriva su una linea di galleggiamento fittizia, perché al di sotto di essa l’intera casa comune affoga. Dio guarda la terra e la vede corrotta (Genesi, 6, 12), protesta e domanda conto del sangue versato, del fratello e di ogni vita umana. «Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello […] perché a immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo» (Genesi, 9, 5-6). Ma la corruzione è integrale, cosmica, umana, esistenziale, profonda e terminale. Perciò occorre una quantità incommensurabile di acqua purificatrice.

L’unico rifugio sicuro per Noè, la sua famiglia e gli esseri del creato è un’imbarcazione. La parola che il testo biblico utilizza per designare questa imbarcazione particolare è tevá. È un termine che nel racconto viene usato per indicare “barca”, come in altri passi biblici. Anche la Torah utilizza il sostantivo tevá per indicare un oggetto che non ha remi né timone. Questa assenza di strumenti per far muovere e governare l’arca richiama l’attenzione viste le precise e dettagliate istruzioni che Noè riceve da Dio per la sua costruzione (Genesi, 6, 14-16).

A volte, forse come adesso, in questo tempo di pandemia, l’uomo deve abbandonare i suoi consueti e inefficaci strumenti di navigazione per lasciare il timone al Creatore. Essere tutti sulla stessa barca, con l’utopia di un altro centro di comando e lo sguardo volto a una nuova umanità, richiede una rinnovata visione integrale, connessa a tutto il creato, riconoscendo l’Onnipotente come timoniere. «Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca» (Fratelli tutti, n. 30).

Soltanto la fervente ricerca di Dio come il primigenio, nuovo ed eterno timoniere del creato, ci porterà a riorientare la rotta. È il grido dei poveri e della terra, ancora una volta sotto la linea di galleggiamento di questa inondazione virale! Sono «i gemiti di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con un lamento che reclama da noi un’altra rotta» (Laudato si’, n. 53). Dobbiamo cambiare per smettere di ritenere la corruzione normale, se vogliamo veramente una nuova e sana normalità. «Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti» (Laudato si’, n. 202).

È noto il finale del racconto biblico del diluvio. Dio salva, purifica, rinnova il suo patto e invia segnali meravigliosi come proprio sigillo universale ed eterno. La benedizione che chiude il passo (Genesi, 9, 1-17) è un’alleanza unilaterale, solenne ed ecumenica che rinnova il mandato originale di essere fecondi, moltiplicarsi e riempire la terra, e di custodire la vita di ogni essere umano. Un patto cosmico che, partendo da Noè, attraversa l’umanità, abbraccia gli esseri viventi sia animali che vegetali, un patto scritto con inchiostro indelebile nel firmamento infinito.

Il Signore come timoniere della tevá del diluvio non solo ci condurrà verso una nuova tappa della storia umana, ma disegnerà anche sottoforma di arcobaleno il suo meraviglioso impegno visibile a chi spera. E la speranza, che non delude, è la parola che stavamo cercando all’inizio di questa breve riflessione per scoprire ciò che oggi non possiamo né gestire né comprendere. «La speranza ci invita a riconoscere che c’è sempre una via di uscita, che possiamo sempre cambiare rotta» (Laudato si’, n. 61). Lodato sii Signore, timoniere e speranza della tua meravigliosa creazione!

di Marcelo Figueroa