· Città del Vaticano ·

Strage di civili in Etiopia

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Stato d’emergenza nel Tigray

04 novembre 2020

La violenza etnica torna a scuotere l’Etiopia, incrinando il già precario equilibrio nel Paese. Sarebbero almeno 54 le persone massacrate, tra cui numerosi bambini, in un attacco terroristico perpetrato domenica sera nello Stato regionale di Oromia. Gli aggressori hanno preso di mira l’etnia Amhara, la seconda più numerosa in Etiopia dopo gli Oromo. Il bilancio delle vittime resta provvisorio. L’attacco non è stato ancora rivendicato.

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed — originario proprio dell’Oromia — ha condannato le «brutali uccisioni sulla base dell’etnia». «I nemici dell’Etiopia sono determinati a governare o a rovinare il Paese», ha affermato il premier insignito del Premio Nobel per la pace nel 2019, dichiarando in un post su Facebook che «una delle loro strategie è armare i civili e sferrare attacchi barbari basati sull’identità».

I civili sono stati brutalmente giustiziati nel cortile di una scuola di Guliso, nel West Wollega, dopo essere stati radunati dai miliziani che da alcune settimane assediavano il villaggio. «Donne, bambini, anziani e giovani sono stati vittime di uccisioni, rapimenti e ferimenti», riferiscono fonti locali. La scuola e circa 12o case sono state poi date alle fiamme. Il governo regionale di Oromia ha attribuito l’attacco a membri dell’Esercito di liberazione oromo (Ola), che si è scisso dal Fronte di liberazione oromo (Olf), considerato dal governo di Addis Abeba un gruppo terroristico prima dello storico accordo per il cessate il fuoco del 2019. L’Olf ha rinunciato alla lotta armata dopo il ritorno dall’esilio di suoi dirigenti sotto il governo di Abiy, in carica dal 2018. Le violenze si sono verificate poco dopo l’evacuazione inattesa dalla zona delle Forze armate federali. La Commissione etiope per i diritti umani (Ehrc) ha esortato il governo federale a «far luce sulle ragioni del ritiro dei militari da un’area nota da tempo per essere vulnerabile agli attacchi» e ad assicurarsi che i civili siano protetti. Il primo ministro etiope ha poi reso noto che le forze di sicurezza sono state dispiegate nuovamente nell’area. L’attacco è l’ultimo di una tragica ondata di massacri in Etiopia nell’arco di quattro settimane.

Non si allentano intanto le tensioni in tutto il Paese. Il governo etiope ha dichiarato lo stato di emergenza nel Tigray dopo che il premier ha ordinato un’offensiva militare per rispondere all’attacco da parte del Fronte di liberazione popolare del Tigray — il partito al governo nella travagliata regione — ad un campo di truppe federali. «Il punto finale della linea rossa è stato superato», ha dichiarato Abiy. Lunedì il presidente del Tigray ha dichiarato che il governo avrebbe attaccato per punire la sua decisione di indire le elezioni di settembre, che lo hanno visto vittorioso, nonostante la decisione della commissione elettorale centrale di rinviare il voto. Il governo aveva definito la tornata «illegale».