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La Holy Family School di Nazaret accoglie ogni giorno oltre 140 ragazzi con disabilità

Ingegno evangelico

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04 novembre 2020

Il grande campo del mondo, nel quale il Seminatore continua a spargere il Suo seme, è popolato da uomini e donne fieri e grati della magnifica possibilità, irrevocabilmente concessa all’umano, di spendere per altri le loro qualità migliori: uomini e donne che — a dispetto del dilagante difetto di compassione che mina la convivenza civile — costruiscono legami rocciosi e inventano soluzioni ingegnose capaci di sostenere e risollevare vite prostrate dalle difficoltà e dal dolore. Succede anche in Israele, a Nazaret: in questa cittadina, abitata da 90.000 persone arabe (il 30 per cento delle quali cristiane, il 70 per cento musulmane), sorge la Holy Family School che ogni giorno, dalle 7.30 alle 17.30, offre accoglienza e cure a 142 bambini e ragazzi — dai 3 ai 21 anni — colpiti da gravi forme di handicap (quali a esempio autismo, sindrome di Down, spina bifida).

La scuola — nella quale attualmente lavorano 145 persone — è stata inaugurata nel 1975 dai Servi della Carità, i guanelliani, che avevano ricevuto l’invito a fondarla dalla Custodia di Terra Santa. Il primo nucleo della struttura aveva sede nell’ex convento delle clarisse che per tre anni diedero ospitalità a Charles de Foucauld, giunto lì mosso dal desiderio di vivere «la stessa vita di Nostro Signore Gesù», e cioè «l’esistenza umile e oscura di Dio, operario di Nazaret».

Nel 1992 la scuola è stata ampliata con quattro nuovi grandi padiglioni e oggi, oltre alle aule per l’attività didattica, offre ai propri ragazzi una piscina per l’idroterapia, una grande area verde per la giardino-terapia, un laboratorio di arte e di falegnameria, una sala per la musicoterapia, tre sale multisensoriali, una per l’informatica e spazi riservati allo sport e al gioco. «Obiettivo della Holy Family School — racconta il vicedirettore, padre Marco Riva, guanelliano, 56 anni (di cui 28 trascorsi in Israele) — è accogliere evangelicamente, ossia offrire alle giovani vite che ci vengono affidate solidi legami oltre a prestazioni ineccepibili: ogni essere umano ha bisogno di relazioni personali significative per vivere una vita buona. I miei tre confratelli e io, insieme ai nostri collaboratori, ci impegniamo affinché i ragazzi si sentano accolti e amati, non solo ben assistiti. Per noi la professionalità comporta competenze di alto livello mai disgiunte da una dimensione affettiva fatta di dedizione, costanza, sensibilità, delicatezza, spirito di sacrificio».

Tra gli operatori della scuola, aggiunge il sacerdote, è nata un’alleanza speciale, dovuta in larga misura agli alunni che ogni giorno — con i loro slanci di affetto, i loro sorrisi, il loro bisogno primario di amore e accudimento — insegnano ad apprezzare la vita e le sue felici sorprese, aiutano a comprendere cosa conta veramente e a ridimensionare i problemi.

Nel corso di ogni giornata i bambini e i ragazzi svolgono molteplici attività che hanno lo scopo di stimolarli, farli stare meglio e permettere loro di esprimere le capacità che posseggono. Il programma quotidiano è preparato dallo staff — composto da maestre, medici, psicologi e assistenti sociali — che ha il delicato compito di capire le attitudini e le passioni che ciascun giovane via via manifesta al fine di ampliare gli interventi educativi e riabilitativi. Nel pomeriggio gli studenti fanno ritorno poi a casa: «Riteniamo importante che mantengano un legame affettivo costante con la famiglia, il grembo nel quale sono venuti al mondo e nel quale devono continuare a sentirsi amati e protetti», prosegue padre Marco. «Ci prendiamo molta cura anche dei genitori per i quali organizziamo regolari incontri con il proposito di offrire loro sostegno, coinvolgerli nel percorso educativo e riabilitativo dei figli, far conoscere le opportunità assicurate ai disabili dalla legge israeliana, favorire e incoraggiare legami d’amicizia: è importante che possano condividere preoccupazioni, gioie e speranze». Proprio per venire incontro alle esigenze dei genitori, i padri guanelliani hanno in progetto di dare accoglienza, a partire dal prossimo anno, anche ai giovani disabili di età superiore ai 21 anni: a questo scopo stanno preparando all’interno della scuola un’area ad hoc e studiano quali attività lavorative proporre oltre a quelle di falegnameria già avviate.

Riconosciuta dallo Stato di Israele, la Holy Family School dipende dai ministeri della Salute, dell’Educazione e delle Opere sociali, e ha promosso forme di collaborazione con le amministrazioni locali: una prevede che una volta al mese gruppi di studenti di tre scuole pubbliche di Nazaret trascorrano una giornata insieme ai bambini e ai ragazzi disabili giocando e dedicandosi ad attività didattiche e sportive. Si sta pensando di incrementare queste occasioni di incontro e di amicizia sia perché regalano felicità grande a tutti i partecipanti sia perché contribuiscono a costruire una società sempre più inclusiva e sensibile alle esigenze delle persone con handicap.

«Inoltre — afferma padre Marco — desideriamo poter condividere lo spirito evangelico che guida e plasma la nostra opera e la nostra stessa esistenza: il servizio, che comporta abitare la Terra sentendosi responsabili degli altri». Il cristianesimo vive così: mostrando che Dio mai abbandona le Sue creature.

di Cristina Uguccioni