· Città del Vaticano ·

Usa 2020, la grande attesa

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Fra Trump e Biden confronto all’ultimo voto

03 novembre 2020

Washington, 3. Gli Stati Uniti si apprestano a scegliere il 46° presidente. Al termine di una campagna elettorale dai toni durissimi, Donald Trump e Joe Biden hanno lanciato gli ultimi appelli ai rispettivi sostenitori nella speranza non tanto di consolidare il nocciolo del proprio elettorato quanto di spostare quelle poche migliaia di voti che, molto probabilmente, saranno decisive nella corsa alla Casa Bianca.

Mai come prima il voto americano risulta incerto: nessuno ha idea di come la pandemia in corso e il ricorso massiccio al voto per corrispondenza avranno conseguenze non solo sull’affluenza, ma soprattutto sulla conta dei voti e sui risultati finali. Le sorprese non saranno poche, tenuto anche conto del fatto che si stanno già preparando i possibili ricorsi alla Corte suprema.

Se si guarda ai numeri (cioè gli ultimi sondaggi, i dati demografici e i precedenti storici), la situazione appare chiara, ma solo fino a un certo punto. I numeri dicono che Biden, il candidato democratico ed ex vice presidente di Obama, è in testa con 216 grandi elettori, mentre Trump, il presidente in carica, ne conta soltanto 125. Sono quindi 197 i grandi elettori ancora in palio. Com’è noto, vince non chi prende più voti su base nazionale ma chi arriva alla maggioranza assoluta dei grandi elettori, cioè almeno 270. A Biden ne mancano poco più di 50, mentre Trump ne dovrebbe ottenere oltre cento. Ciò nonostante, sono tanti gli stati importanti ancora in bilico. Ad esempio il Nevada, che vota democratico dal 2008. Qui i sondaggi danno Biden cinque punti avanti Trump, ma c’è un’incognita che potrebbe rovesciare la situazione, ossia l’aumento della popolazione latinoamericana negli ultimi anni. Come sottolineano gli analisti, tra i latinoamericani — almeno qui — Trump è molto più forte di quel che generalmente si pensa. Un altro stato in bilico è il Minnesota, che ha votato democratico nel 2016 e dove Biden è avanti di ben nove punti. I democratici qui hanno fatto una campagna molto aggressiva, consapevoli che gli equilibri demografici potrebbero ribaltare la situazione e che perdere il Minnesota vorrebbero dire perdere un tassello cruciale nella corsa alla presidenza. Lo stesso può dirsi — ma in senso esattamente inverso — per il Texas, di tradizione repubblicana e dove Biden è avanti di un solo punto. O dell’Arizona, anch’esso storicamente repubblicano che però negli ultimi anni, a causa soprattutto dei cambiamenti demografici e delle condizioni socioeconomiche (ad esempio, lo spostamento della popolazione urbana verso la California), potrebbe scegliere Biden.

Sulla carta, a Biden basterebbe vincere soltanto in Florida, o soltanto in Georgia, o soltanto in North Carolina o in Ohio, per diventare automaticamente presidente. E tuttavia in questi stati i sondaggi danno sostanzialmente un pareggio. Al candidato democratico basterebbe anche vincere soltanto in Arizona per arrivare a un solo grande elettore dalla soglia dei 270. Per Trump, invece, è essenziale vincere in Ohio e Iowa, dove ha già vinto nel 2016. Ma questo sarebbe solo il punto di partenza: se vuole restare alla Casa Bianca, il tycoon deve conquistare anche il North Carolina, la Florida, la Georgia, la Pennsylvania e l’Arizona. In tutti questi stati Trump è sotto Biden, ma solo di uno o due punti — alcuni sondaggi addirittura lo danno in vantaggio. Dunque, la partita è aperta.

Questa è la situazione di partenza. Ma al di là dei numeri, c’è un’incognita che caratterizza questo voto: la pandemia. Sono e saranno tantissimi gli americani che hanno fatto e faranno ricorso al voto per posta per paura dei contagi. Lo spoglio delle schede arrivate per posta è particolarmente complesso e sottoposto ad una serie di controlli e verifiche che, per esempio, ha portato nelle ultime due elezioni, nel 2016 e nel 2018, a non accettare come valide 750.000 a schede. Una volta ricevuta la scheda chiusa in una busta, infatti, le autorità elettorali devono verificare la firma su questa busta elettorale confrontandola con quella apposta al momento della registrazione negli elenchi elettorali ed altri documenti elettorali registrati. Solo dopo aver compiuto questa verifica si può estrarre la scheda elettorale vera e propria e prepararla per lo spoglio vero e proprio del voto, con macchine elettorali, che è iniziato in date diverse da stato a stato in stato.

Difficile fare previsioni. Se la vittoria avverrà con un largo margine di vantaggio, sarà chiara fin da subito. Se invece la situazione sarà più incerta, potrebbero volerci giorni per sapere il nome del prossimo presidente. E questo senza tenere conto dei possibili ricorsi e interventi della Corte suprema.