· Città del Vaticano ·

Strage all’università di Kabul

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Diciannove morti in gran parte studenti

03 novembre 2020

La mattina del 2 novembre, tre uomini armati hanno fatto irruzione nel complesso dell'Università di Kabul, uccidendo 19 persone, in gran parte studenti, e ferendone altre 22. Gli assalitori hanno poi ingaggiato un duro scontro a fuoco con le forze dell'ordine afghane che si è protratto per 6 ore, al termine del quale sono rimasti uccisi.

L'aggressione è iniziata pochi minuti prima delle 11 di mattina con l'esplosione di una granata nei pressi di uno dei cancelli del campus. Subito dopo, i tre aggressori hanno aperto indiscriminatamente il fuoco sulla folla di studenti. Alcuni dei presenti hanno tentato la fuga scavalcando le mura di cinta dell'ateneo, mentre altri sono rimasti nascosti all'interno delle aule dove si svolgevano le lezioni. In molti hanno rilasciato testimonianze in diretta e condiviso richieste d'aiuto tramite i social network mentre la tragedia si consumava.

Le forze dell'ordine afghane hanno accerchiato la zona e chiuso tutte le strade intorno all'Università prima di intervenire. Un ufficiale dell'esercito locale ha confermato che le operazioni sono state condotte con il supporto dei contingenti Nato di stanza in Afghanistan impegnati nell'operazione “Sostegno Risoluto”. Il vicepresidente afghano Amrullah Saleh, responsabile della sicurezza cittadina, ha definito l'accaduto «un grave fallimento da parte dei servizi di intelligence».

Nella giornata del 2 novembre l'Università di Kabul ospitava una fiera del libro afghano-iraniana, alla quale erano presenti diversi alti funzionari governativi e l'ambasciatore di Teheran, Bahador Aminian, in qualità di ospite d'onore. Non vi è ancora una stima attendibile sul numero dei presenti all'interno del campus al momento dell'attacco, ma è probabile che si trattasse di diverse migliaia di persone. L'ateneo aveva infatti recentemente allentato le misure precauzionali per contrastare la pandemia covid-19, e molti dei corsi erano tornati da poco a svolgersi regolarmente.

Al termine degli scontri nel campus universitario, i talebani hanno dichiarato tramite il loro portavoce Zabihulla Mujahid di non essere coinvolti in alcuni modo nell'attacco. L'attentato è stato successivamente rivendicato dal sedicente stato islamico (Is).

Si tratta del secondo attacco contro un'istituzione formativa a Kabul in meno di 10 giorni, dopo l'attacco suicida dello scorso 24 ottobre in un centro per l'istruzione nella parte occidentale della città, che aveva causato 30 morti e oltre 70 feriti. Anche in quel frangente fu l'ISIS a rivendicare l'attentato.

Diverse sono state le reazioni di condanna contro la strage. Abdullah Abdullah, presidente del Consiglio per la Riconciliazione Nazionale (l'organo che si occupa di mediare le relazioni fra il governo afghano e i talebani), ha parlato di un «crimine atroce» e ha dichiarato che «gli studenti hanno il pieno diritto di studiare in pace e in sicurezza». Risoluta è stata anche la denuncia della strategia terroristica da parte dell'Alto rappresentante civile della Nato in Afghanistan Stefano Pontecorvo, il quale ha insistito sulla necessità che gli studenti afghani di tutte le età si sentano al sicuro andando a scuola.

di Giovanni Benedetti