· Città del Vaticano ·

LA BUONA NOTIZIA • Il Vangelo della XXXII domenica del tempo ordinario (Matteo 25, 1-13)

Sfidare la notte del cuore e del mondo con una manciata di luce

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03 novembre 2020

Nel cuore della notte, come uno sposo innamorato e bellissimo, Dio viene a svegliarci per introdurci a una festa. Questa immagine della parabola delle dieci vergini evoca la nostra vita, quando prende il sopravvento in noi la notte dell’amarezza, del fallimento, della rassegnazione o del male; è anche immagine della nostra società, spesso avvolta nella notte del non senso, del dolore o di quella che Papa Francesco ha chiamato “la stanchezza della speranza”. Ma, soprattutto, è una immagine bellissima di Dio: Egli viene come uno sposo, egli verrà per abbracciarci e fare festa con noi.

Così, la parabola ci parla della fine della vita e della storia: quel Dio che in Gesù è già venuto sotto le vesti di un innamorato in cerca della sua sposa, tornerà di nuovo per liberarci definitivamente da ogni notte, per tergere ogni lacrima, per far germogliare il senso di ogni cosa, per illuminare finalmente la vita e farci entrare nel suo regno di luce. Ma tra quella sua prima venuta e l’ultimo abbraccio che Egli vorrà riservarti c’è il tempo della storia che stai vivendo; anche ora Egli ti viene incontro, si fa presente nella Parola e nel Pane spezzato, si appella al tuo amore nel fratello che incontri, ti chiede di farti costruttore di pace negli spazi quotidiani che percorri.

Ecco lo Sposo, dunque: sono pronto ad accoglierlo? Mi accorgo della sua presenza nella mia vita? Pur dentro la notte che vivo, tengo la lampada della fede accesa e la alimento con l’olio dello Spirito Santo continuando a vegliare e preparare la sua venuta? Nessuno si illuda, dice Gesù: se essere saggi significa non permettere alla lampada della nostra vita di spegnersi, questa è una scelta che dobbiamo fare ora e personalmente. Per questo le cinque vergini sagge non vogliono dare dell’olio a quelle stolte: nessuno può accendere luce al posto tuo, nessuno può decidere di accogliere il Vangelo e di amare al posto tuo, devi farlo tu. E il momento è adesso.

Solo così, accogliendo oggi lo Sposo che viene e diventando in tutte le situazioni che viviamo delle piccole luci accese nel cuore della notte, saremo pronti per accoglierlo quando verrà nella gloria. Quella festa di nozze che Egli ha preparato si anticipa oggi, nel coraggio di sfidare la notte del cuore e del mondo con una manciata di luce. Nella famosa opera Amleto, Shakespeare fa dire al protagonista: «Essere pronti è tutto». È una traduzione laica di quella speranza cristiana verso la quale Papa Francesco ci ha esortati così: «Lì dove Dio ti ha seminato, spera! Non arrenderti alla notte... Non pensare che la lotta che conduci quaggiù sia del tutto inutile. Alla fine dell’esistenza non ci aspetta il naufragio: in noi palpita un seme di assoluto».

Un invito a camminare, nel buio della vita, con le lampade sempre accese.

di Francesco Cosentino