· Città del Vaticano ·

Nel libro di Luigi Troiani

Obiettivo armonia nei rapporti tra Stati

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02 novembre 2020

Questo di Luigi Troiani (La diplomazia dell’arroganza. Potenze e sistema internazionale nel xxi secolo, Edizioni l’Ornitorinco, Milano 2020) non è solo un libro di relazioni internazionali, ma il classico lavoro multidisciplinare capace di affrontare da vari punti di vista, senza per questo danneggiare l’unità del disegno, il tema delicato dei rapporti tra Stati e popolazioni. Le quasi 1.000 pagine di questo ponderoso studio spaziano dalle tematiche geopolitiche a quelle culturali, dal problema delle migrazioni a quello delle risorse in modo scientifico senza per questo annoiare il lettore che si sente conquistato dalla complessità del mondo in cui vive e che sembra quasi riuscire a padroneggiare grazie alle pagine che ha di fronte.

Il primo capitolo ci pone davanti alle tematiche classiche della materia nata per organizzare il sistema politico internazionale sui criteri d’ordine ed equilibrio cercando di combinare l’interesse nazionale con quello dei paesi più vicini e tradizionalmente più rivali.

Unione europea e Medio oriente sono gli esempi più calzanti di tutto ciò. Tra i fattori di scontro non poteva certo mancare una riflessione sulla guerra. Il conflitto, da sempre tentazione dell’animo umano, è visto anche partendo dalle teorie che lo giustificano, siano esse idealiste o realiste. Malgrado però sempre di più le conflittualità militari vengano considerate obsolete come strumenti di relazioni internazionali, i comportamenti aggressivi permangono e il caso della Russia e dell’Ucraina sta a dimostrare come antiche rivalità e contrasti siano difficili da estirpare.

Il terzo capitolo è dedicato all’impresa nel sistema internazionale. Sono pagine molto significative perché testimoniano come a muovere la politica internazionale siano spesso organizzazioni regionali degli Stati. Fattori non sempre controllabili perché, non di rado, meno espliciti di quanto si pensi. Da qui le considerazioni concernenti economie cosiddette “chiuse ed aperte” che evidenziano i limiti della globalizzazione. Emergono riflessioni troppe volte banalizzate sulla cosiddetta economia della fame. Innovative sono le puntualizzazioni sull’economia dell’informazione come strumento strategico.

Il capitolo seguente affronta il tema assai sentito delle migrazioni. Vengono considerate le politiche dell’immigrazione nella Ue e le non poche contraddizioni che quotidianamente avvertiamo. Considerazioni che portano ad affrontare problemi come quelli della cittadinanza, dei diritti e della democrazia. Suggestive le valutazioni presenti nel paragrafo: «Città e metropoli: governare l’incubo come opportunità».

Il testo, che presenta parti in inglese, si chiude con un capitolo sorretto da un “fiducioso realismo”. Si tendono a ribadire gli sforzi per considerare la fiducia come fattore di sviluppo e pacificazione. Basti leggere quanto emerge dal paragrafo« Geopolitica e geoeconomia del pallone»: «Violenza, mancanza di buone maniere, razzismo, sono tali nel calcio perché questo si dimostra sempre di più come il formidabile “instrumentum regni”. Sul calcio si sono costruite e mantenute fortune politiche». Malgrado ciò il testo conserva una provvidenziale speranza, come sottolinea il Compendio della dottrina sociale della chiesa, «l’obiettivo del sistema internazionale, con premesse di questa fatta, è il raggiungimento dell’armonia tra ordine giuridico e ordine morale, con gli Stati e la loro comunità messi al servizio del genere umano. Se gli Stati lo accettassero, e ne praticassero le conseguenze sul piano comportamentale, problemi come il sottosviluppo, la povertà, le guerre, il debito estero, le menomazioni ambientali (correttamente esaminati uno per uno dal capitolo nono del Compendio) sarebbero avviati a soluzione». Se così ancora non è non dobbiamo demordere. Ciascuno di noi ha l’obbligo morale di pensare alle generazioni future proprio come fa l’autore dedicando il suo lavoro alle sue due figlie: «A Lotis e Karin: che vedano un mondo pacificato e giusto».

di Rocco Pezzimenti