· Città del Vaticano ·

Dal frammento all’intero

Mario Schifano «Vero amore n. 21» (1966)

DONNE E UOMINI NELLA CHIESA/7 • L’amore come dono di sé alla luce dell’enciclica «Fratelli tutti»

02 novembre 2020

In questi giorni, ovviamente, si susseguono le letture e i commenti di Fratelli tutti, alcuni volti al testo nel suo insieme, altri focalizzati su singoli e specifici temi. Qui ci si vuole collocare in questo secondo ambito e provare a esaminare sinteticamente il n. 89 che si colloca nel primo paragrafo, «Al di là», del terzo capitolo, «Pensare e generare un mondo aperto», rinviando anche al n. 95 dello stesso capitolo, nel paragrafo «La progressiva apertura dell’amore».

Fin dall’inizio del capitolo l’enciclica porta l’attenzione sull’amore come dono di sé e comunicazione con l’altro, realizzando un’uscita da se stessi e superando ogni tentazione di chiusura in sé. Al centro dell’esistenza è posta, quindi, l’insopprimibile esigenza di relazione e proprio in questo si inserisce il contributo del n. 89 perché in esso è chiarito quale sia il tipo di rapporto capace di soddisfare pienamente quest’aspirazione, anticipando quanto poi sarà ripreso nel n. 95.

Nel n. 89 Papa Francesco individua i limiti delle relazioni che restano chiuse in se stesse e che non riescono ad allargare i confini del rapporto “faccia a faccia”, sia nei piccoli gruppi che nella coppia donna-uomo. L’amore autentico, al contrario, deve realizzarsi in una crescente apertura che, al di là di qualsiasi confine, sia progressivamente tesa ad accogliere ogni persona. Tale amore infatti — e in questo contesto si inserisce il contributo del n. 95 — «ci fa tendere verso la comunione universale» che non esclude alcuno, realizzando un sentimento di reciprocità e di mutua appartenenza, cioè, in definitiva, di autentica fratellanza.

Tornando al n. 89 e incentrando l’attenzione su quello che vi è detto riguardo al rapporto di coppia, risulta subito utile ricollegare queste parole all’intero testo di Amoris laetitia e a ciò che, nelle sue dense pagine, è detto dell’amore tra una donna e un uomo. In questo paragrafo, infatti, sono posti in evidenza i limiti di una coppia chiusa che restringa l’ambito del “noi” solo ai due partner e che si contrapponga a tutti gli altri che restano esclusi, inducendo un’autoreferenzialità che, in se stessa, contraddice la natura dell’amore e che determina una specie di egoismo a due.

L’amore autentico, infatti, è diffusivo e generativo e tende ad ampliare il raggio del “noi”, includendo ogni altro e non vedendo in quest’ultimo un pericolo per la coesione della coppia, ma, anzi, un suo arricchimento. Dire che l’amore è generativo, poi, non implica solamente il riferimento alla procreazione biologica, ma, molto più ampiamente, che esso è creatore di sempre nuove relazioni che si estendono al di là dei vincoli di parentela e del piccolo gruppo. Solo apparentemente le considerazioni di questo paragrafo possono sembrare lontane dallo spirito di tutta l’enciclica che ha lo sguardo rivolto al mondo intero. Al contrario, invece, esse ne costituiscono l’indispensabile supporto, come ora si cercherà brevemente di evidenziare. La coppia formata da un uomo e una donna, infatti, è la base di quella più ampia realtà che è la famiglia e quest’ultima è modellata sullo spirito che informa la coppia: se quest’ultima è chiusa in un egoismo a due, difficilmente potrà formarsi una famiglia aperta, accogliente e attenta ai bisogni del prossimo.

D’altra parte, come tutti ripetono, la famiglia è il nucleo primario della società e l’egoismo delle famiglie non può essere la base per una società inclusiva, non rinchiusa nei propri confini e pronta a rispondere alle esigenze di coloro che chiedono di essere accolti.

Il n. 89 dell’enciclica Fratelli tutti rivela, così, tutta la sua importanza e il suo significato in quanto, tra gli altri aspetti, ci ricorda che non si può pensare in grande, al mondo intero, trascurando le microrealtà che di questo mondo sono la base, perché non è possibile amare nel modo giusto chi è lontano se non è vero e sano l’amore per chi ci è vicino in un rapporto quotidiano e vitale.

di Giorgia Salatiello