· Città del Vaticano ·

Quattordici in oltre un secolo e mezzo di storia

Le sedi de «L’Osservatore Romano»

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12 novembre 2020

Il trasferimento, ieri 11 novembre, della redazione de «L’Osservatore Romano» nel Palazzo dei media vaticani, in piazza Pia n. 3, è solo l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie che ha scandito gli ormai quasi centosessant’anni di storia del foglio vaticano. Se infatti per oltre novanta  esso ha avuto una dimora stabile in via del Pellegrino, all’interno delle Mura leonine, ben più movimentate sono state la vicende vissute dai nostri colleghi della prima ora.

La collocazione del giornale e delle tipografia dentro la Città del Vaticano il 4 novembre 1929 fu infatti frutto dei Patti lateranensi, ovvero quella “Conciliazione” tra la Sede apostolica e lo Stato italiano con cui si pose fine all’annosa Questione romana, la quale fu proprio all’origine dell’uscita del primo numero  il 1° luglio 1861. E se le sedi iniziali furono scelte nel centro storico della città, che sarebbe rimasta ancora per poco capitale dello Stato Pontificio, almeno una dozzina furono i traslochi che le avvicinarono  sempre più al Vaticano, specie a partire dal 1919, quando  vennero dislocate nel nuovo quartiere Prati.

I fondatori Nicola Zanchini e Giuseppe Bastia con un manipolo di pionieri  (1861-1866) si ritrovavano in piazza dei Santi xii  Apostoli n. 62, presso la Tipografia Salviucci, dove  rimasero meno di un anno, fino al marzo 1862, quando  si registra lo spostamento in piazza dei Crociferi 48, dove fu impiantata la prima tipografia in proprio e  furono ospitati fino allo stesso mese del 1871. È qui dunque, a due passi dalla Fontana di Trevi, che si consumò il passaggio di consegne al nuovo direttore Augusto Baviera (1866-1884), e soprattutto si prepararono i numeri immediatamente precedenti e  successivi alla “breccia di porta Pia” con la “presa di Roma” (20 settembre 1870)  — dopo una sospensione di circa un mese, fino al 17  ottobre — e la conseguente proclamazione di questa a capitale del Regno d’Italia (3 febbraio 1871).

Con la fine del potere temporale del Papa e Pio ix  autoproclamatosi “prigioniero” nel Palazzo vaticano, la redazione de «L’Osservatore Romano» continuò le sue battaglie a mezzo stampa in via del Nazareno 14, nel palazzo Del Bufalo, dove rimase fino all’agosto 1887, dopo una  parentesi triennale tra  dicembre 1873 e giugno 1877 in un edificio non più esistente in piazza San Claudio 94. In pratica con i suoi dodici anni in due tornate, durante le quali la direzione era passata nelle mani di Cesare Crispolti (1882-1890), quella del Nazareno è stata la sede di maggior durata fuori dal Vaticano. Seguirono poi quelle in via de’ Burrò 145 (agosto 1887 - marzo 1895), di vicolo Sciarra 64 (aprile 1895 - febbraio 1903), di via del Gesù 89 (febbraio 1903 - marzo 1906) e dell’omonima piazza, al civico 47 (marzo 1906 -  gennaio 1909), fino all’esperienza decennale in piazza Mignanelli 22 (gennaio 1909 novembre 1919).

Nel frattempo si erano alternati alla  direzione Giambattista Casoni (1890-1900) e Giuseppe Angelini (1900-1919).

Tre, da ultimo, i trasferimenti dal momento dell’arrivo in Prati, che coincidono con l’inizio dell’esperienza quarantennale del conte Giuseppe Dalla Torre (1920- 1960) alla guida della testata,  fino all’ingresso in Vaticano esattamente dieci anni dopo: da via Ennio Quirino Visconti (novembre 1919 - luglio 1925) a via Germanico 146 (luglio 1925 - marzo 1928), a via Silla 35 (marzo 1928 - novembre 1929).

di Gianluca Biccini