· Città del Vaticano ·

La settimana di Papa Francesco

Il magistero

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26 novembre 2020

Giovedì 19

Anno giubilare  dei passionisti

Le celebrazioni giubilari  della Congregazione, mi offrono l’occasione di unirmi alla vostra gioia per il dono della vocazione ricevuta di vivere e annunciare la memoria della Passione di Cristo, facendo del mistero pasquale il centro della vita. Affinché il carisma perduri nel tempo, è necessario renderlo aderente alle nuove esigenze, tenendo viva la potenza creativa degli inizi.Il contatto con la Parola di Dio nella preghiera e la lettura dei segni dei tempi negli eventi quotidiani, vi renderà capaci di percepire il soffio creativo dello Spirito che alita nel tempo. Nulla è più come prima. L’umanità è nella spirale di cambiamenti che mettono in discussione  il valore delle correnti culturali che l’hanno arricchita e persino l’intima costituzione del suo essere. La natura e il cosmo, assoggettati al dolore e alla caducità dalle manipolazioni umane, assumono preoccupanti tratti degenerativi. Anche a voi è chiesto di individuare nuovi stili di vita e di linguaggio per annunciare l’amore del Crocifisso, testimoniando il cuore della vostra identità.Le vostre recenti riflessioni capitolari vi hanno condotti all’impegno di rinnovamento della missione, focalizzando tre percorsi:  gratitudine,  profezia e  speranza. Auspico che i membri del vostro Istituto possano sentirsi «marcati a fuoco»  dalla missione radicata nella memoria passionis. Il vostro fondatore, san Paolo della Croce, la definisce  «la più grande e stupenda opera dell’amore di Dio».

Verso  i crocifissi  della nostra epoca

Non stancatevi di accentuare il vostro impegno in favore dei bisogni dell’umanità. Tale istanza missionaria sia rivolta soprattutto verso i crocifissi di questa nostra epoca: i poveri, i deboli, gli oppressi e gli scartati da molteplici forme di ingiustizia. L’attuazione di questo compito esigerà da parte vostra un sincero sforzo di rinnovamento interiore che deriva dal rapporto personale con il Crocifisso-Risorto.Solo chi è crocifisso dall’amore, come  Gesù, è capace di soccorrere i crocifissi della storia con parole e azioni efficaci. Occorrono gesti concreti che facciano sperimentare quest’amore nel nostro stesso amore che si dona condividendo le situazioni crocifisse, anche spendendo la vita sino alla fine.

(Messaggio a padre  Joachim Rego preposito generale della Congregazione della Passione di Gesù Cristo in occasione del terzo centenario di fondazione)

Domenica 22

Cristo Re

Oggi celebriamo la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, con la quale si chiude l’anno liturgico, la grande parabola in cui si dispiega il mistero di Cristo: tutto l’anno liturgico.
La liturgia odierna si concentra  sul traguardo finale. Il senso della storia lo si capisce tenendo davanti agli occhi il suo culmine: la fine è anche il fine.
Matteo, nel Vangelo di questa domenica (25, 31-46), pone il discorso di Gesù sul giudizio universale all’epilogo della sua vita terrena.
Lui, che gli uomini stanno per condannare, è in realtà il supremo giudice.
Il paradosso cristiano è che il Giudice non riveste una regalità temibile, ma è un pastore pieno di mitezza e di misericordia.
Dio promette di prendersi cura personalmente del suo gregge, difendendolo dalle ingiustizie e dai soprusi.
Questa promessa  si è realizzata pienamente in Cristo: Lui è il Buon Pastore.
Gesù si identifica non solo col re-pastore, ma anche con le pecore perdute...  cioè con i fratelli più piccoli e bisognosi.

Giudicati  sull’amore

Potremmo parlare di “doppia identità”. Il criterio del giudizio sarà preso in base all’amore concreto dato o negato a queste persone, perché Lui stesso, il giudice, è presente in ciascuna.
Dice Gesù: «Tutto quello che avete fatto (o non avete fatto) a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete (o non l’avete) fatto a me».
Saremo giudicati sull’amore.
Il giudizio sarà sull’amore. Non sul sentimento: saremo giudicati sulle opere, sulla compassione che si fa vicinanza e aiuto premuroso.
Io mi avvicino a Gesù presente nella persona dei malati, dei poveri, dei sofferenti, dei carcerati, di coloro che hanno fame e sete di giustizia? Mi avvicino a Gesù presente lì? Questa è la domanda di oggi.
Il Signore, alla fine del mondo, passerà in rassegna il suo gregge, e lo farà non solo dalla parte del pastore, ma anche dalla parte delle pecore.
Ci chiederà: “Sei stato un po’ pastore come me?”. “Sei stato pastore di me che ero presente in questa gente che era nel bisogno, o sei stato indifferente?”.

Guardarsi  dalla logica della indifferenza

Guardiamoci dalla logica dell’indifferenza, di quello che ci viene in mente subito: guardare da un’altra parte quando vediamo un problema.
Ricordiamo la parabola del Buon Samaritano... Io, davanti ai miei fratelli e sorelle nel bisogno, sono indifferente e guardo da un’altra parte?
Questa è la logica, e non lo dico io, lo dice Gesù.
Che Gesù ci insegni questa logica della prossimità, dell’avvicinarsi a Lui, con amore, nei sofferenti.
Chiediamo alla Vergine Maria di insegnarci a regnare nel servire.
Impariamo da lei a entrare fin da ora nel Regno di Dio, attraverso la porta del servizio umile e generoso.

40 anni fa  il terremoto dell’Irpinia

Desidero inviare un pensiero speciale alle popolazioni della Campania e della Basilicata, a quarant’anni dal disastroso terremoto, che ebbe il suo epicentro in Irpinia e seminò morte e distruzione. Quell’evento drammatico, le cui ferite anche materiali non sono ancora del tutto rimarginate, ha evidenziato la generosità e la solidarietà degli italiani. Ne sono testimonianza tanti gemellaggi tra i paesi terremotati e quelli del nord e del centro, i cui legami ancora sussistono. Queste iniziative hanno favorito il faticoso cammino della ricostruzione e, soprattutto, la fraternità tra le diverse comunità della Penisola.

Alle famiglie in difficoltà

Un saluto speciale alle famiglie, che in questo periodo fanno più fatica.Pensate a tante famiglie che sono in difficoltà in questo momento, perché non hanno il lavoro,  hanno uno, due figli; e a volte, con un po’ di vergogna, non fanno sapere questo. Siate voi ad andare a cercare dove c’è necessità. Dove è Gesù nel bisogno.

(Angelus in piazza San Pietro )

Lunedì 23

Ricordi  dell’infanzia


Mi è venuto in mente, dal momento che ho saputo della vostra visita, un’immagine di quando io ero piccolo. I was a boy! Mi piaceva andare ogni anno al luna park per vedere i globetrotters giocare. Sto parlando del 1952, ’53, ’54 …

Un canestro per battere  il razzismo

Mi sono piaciute le cose che avete detto: lo sport, ma guardando sempre alla società, alla giustizia, ai problemi sociali.
Il vostro messaggio è la bellezza dello sport, è vero, ma anche il lavoro in équipe, la comunità. E che questo sia seme di bellezza e di sviluppo comunitario.
Voi non siete uguali uno all’altro. Questa è la ricchezza di un’équipe: non perdere la propria personalità, ma integrarla con le altre.
La società ha bisogno di questa testimonianza. Voi siete campioni e dando questo esempio diventate umili.
È la bellezza dell’uomo di sport che è grande, ma per essere in équipe rimane umile.
Conservate sempre questa umanità, perché lo sport ci aiuta ad essere più umili, più persone. E non perdere quella dimensione di gratuità dello sport, perché c’è sempre il pericolo di perdere questo per l’efficienza.
No. Sempre è un dono che io ricevo e un dono che io do.
Auguro che voi abbiate anche un discepolo, uno che impari da voi e che poi con il tempo occupi il vostro posto. Avere un discepolo è una cosa molto grande.

(A una delegazione della National Basketball Players Association - Nbpa impegnata contro le discriminazioni)

Mercoledì  25

La preghiera della Chiesa  nascente

I primi passi della Chiesa nel mondo sono stati scanditi dalla preghiera.
Gli scritti apostolici e la grande narrazione degli Atti degli Apostoli ci restituiscono l’immagine di una Chiesa in cammino, una Chiesa operosa, che però trova nelle riunioni di preghiera la base e l’impulso per l’azione missionaria.
L’immagine della primitiva Comunità di Gerusalemme è punto di riferimento per ogni altra esperienza cristiana.
Scrive Luca nel Libro degli Atti: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (2, 42).
La comunità persevera nella preghiera.
Troviamo qui quattro caratteristiche essenziali della vita ecclesiale: l’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, primo; secondo, la custodia della comunione reciproca; terzo, la frazione del pane e, quarto, la preghiera.
Esse ci ricordano che l’esistenza della Chiesa ha senso se resta saldamente unita a Cristo, cioè nella comunità, nella sua Parola, nell’Eucaristia e nella preghiera.
È il modo di unirci, noi, a Cristo.
La predicazione e la catechesi testimoniano le parole e i gesti del Maestro; la ricerca costante della comunione fraterna preserva da egoismi e particolarismi; la frazione del pane realizza il sacramento della presenza di Gesù in mezzo a noi: Lui non sarà mai assente, nell’Eucaristia è proprio Lui. Lui vive e cammina con noi. E infine la preghiera, che è lo spazio del dialogo con il Padre, mediante Cristo nello Spirito Santo.

Quattro  coordinate

Tutto ciò che nella Chiesa cresce fuori da queste “coordinate”, è privo di fondamenta.
Per discernere una situazione dobbiamo chiederci come, in questa situazione, ci sono queste quattro coordinate: la predicazione, la ricerca costante della comunione fraterna — la carità —,  la frazione del pane — cioè la vita eucaristica — e la preghiera.
Qualsiasi situazione dev’essere valutata alla luce di queste quattro coordinate.
Quello che non entra in queste coordinate è privo di ecclesialità, non è ecclesiale.
È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere.
La Chiesa non è un mercato; la Chiesa non è un gruppo di imprenditori che vanno avanti con questa impresa nuova.
La Chiesa è opera dello Spirito Santo, che Gesù ci ha inviato per radunarci.

Il lavoro  dello Spirito nella comunità

La Chiesa è proprio il lavoro dello Spirito nella comunità cristiana, nella vita comunitaria, nell’Eucaristia, nella preghiera, sempre.
E tutto quello che cresce fuori da queste coordinate è privo di fondamento, è come una casa costruita sulla sabbia.
È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere.
È la parola di Gesù che riempie di senso i nostri sforzi.
È nell’umiltà che si costruisce il futuro del mondo.
Sento una grande tristezza quando vedo qualche comunità che, con buona volontà, sbaglia la strada perché pensa di fare la Chiesa in raduni, come se fosse un partito politico: la maggioranza, la minoranza, cosa pensa questo, quello, l’altro.
Io mi domando: dov’è lo Spirito Santo, lì? Dov’è la preghiera? Dov’è l’amore comunitario? Dov’è l’Eucaristia?
Senza queste quattro coordinate, la Chiesa diventa una società umana, un partito politico, i cambiamenti si fanno come se fosse una ditta, per maggioranza.
Ma non c’è lo Spirito Santo.
La presenza dello Spirito Santo è  garantita da queste quattro coordinate.
Per valutare una situazione, se è ecclesiale o non è ecclesiale, domandiamoci se ci sono queste quattro coordinate: la vita comunitaria, la preghiera, l’Eucaristia… [la predicazione], come si sviluppa la vita in queste quattro coordinate.
Se manca questo, manca lo Spirito, e se manca lo Spirito noi saremo una bella associazione umanitaria, di beneficienza, bene, bene, anche un partito, diciamo così, ecclesiale, ma non c’è la Chiesa.

Proselitismo no  attrazione sì

La Chiesa non può crescere per queste cose: cresce non per proselitismo, come qualsiasi ditta, cresce per attrazione.
Chi muove l’attrazione? Lo Spirito Santo. Non dimentichiamo mai questa parola di Benedetto XVI : «La Chiesa non cresce per proselitismo, cresce per attrazione».
Se manca lo Spirito Santo, che è quello che attrae a Gesù, non c’è la Chiesa. C’è un club di amici, con buone intenzioni, ma  non c’è sinodalità.
Leggendo gli Atti degli Apostoli scopriamo  come il potente motore dell’evangelizzazione siano le riunioni di preghiera, dove chi partecipa sperimenta la presenza di Gesù ed è toccato dallo Spirito.
I membri della prima comunità — ma questo vale sempre, anche per noi oggi — percepiscono che la storia dell’incontro con Gesù  continua nella loro vita.
Raccontando ciò che ha detto e fatto il Signore — l’ascolto della Parola — pregando per entrare in comunione con Lui, tutto diventa vivo.
La preghiera infonde luce e calore: il dono dello Spirito fa nascere  il fervore.
Ecco l’opera dello Spirito nella Chiesa: ricordare Gesù. Gesù stesso lo ha detto: Lui vi insegnerà e vi ricorderà.
La missione è ricordare Gesù, ma non come un esercizio mnemonico.

La spinta  per  annunciare

I cristiani, camminando sui sentieri della missione, ricordano Gesù mentre lo rendono nuovamente presente; e dal suo Spirito, ricevono la “spinta” per andare, per annunciare, per servire.
Nella preghiera il cristiano si immerge nel mistero di Dio, che ama ogni uomo. Dio è Dio per tutti, e in Gesù ogni muro di separazione è definitivamente crollato.  Gesù ha fatto l’unità.
La vita della Chiesa primitiva è ritmata da un continuo susseguirsi di celebrazioni, convocazioni, tempi di preghiera sia comunitaria sia personale.
Lo Spirito  concede forza ai predicatori che si mettono in viaggio, e per amore di Gesù solcano mari, affrontano pericoli, si sottomettono a umiliazioni.
Dio dona amore, Dio chiede amore.
I primi cristiani in preghiera, ma anche noi che veniamo parecchi secoli dopo, viviamo tutti la medesima esperienza.

Adorazione  silenziosa

Lo Spirito anima ogni cosa. E ogni cristiano non ha paura di dedicare tempo alla preghiera. La preghiera ti fa conscio di questo. Solo nel silenzio dell’adorazione si sperimenta tutta la verità. Dobbiamo riprendere l’adorazione. Adorare, adorare Dio, adorare Gesù, adorare lo Spirito. In silenzio. La preghiera dell’adorazione è la preghiera che ci fa riconoscere Dio come inizio e fine di tutta la storia. Questa preghiera è il fuoco vivo dello Spirito che dà forza alla testimonianza e alla missione.

Avvento  di speranza

Domenica prossima la Chiesa entrerà nel tempo di Avvento. Accompagnati dalla Madre di Gesù nel cammino verso il Natale, in questi tempi difficili per molti, sforziamoci di riscoprire la grande speranza e la gioia che ci dona la venuta del Figlio di Dio nel mondo.

(Udienza generale nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico vaticano )