· Città del Vaticano ·

Il magistero

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La settimana di Papa Francesco

12 novembre 2020

Giovedì 5 novembre

La  risurrezione non è  un miraggio

Nel brano evangelico che è stato proclamato (Gv 11, 17-27) Gesù pronuncia una solenne autorivelazione: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno».
La grande luce di queste parole prevale sul buio del grave lutto causato dalla morte di Lazzaro.
Le parole di Gesù fanno passare la speranza  dal lontano futuro al presente: la risurrezione è già vicina, presente nella persona di Cristo.
Oggi  tutti noi siamo chiamati a credere nella risurrezione non come a una specie di miraggio all’orizzonte, ma come a un evento già presente.
Tuttavia questa fede nella risurrezione non ignora né maschera lo smarrimento che umanamente sperimentiamo davanti alla morte.
Lo stesso Signore Gesù, fuorché nel peccato, è pienamente solidale con noi: ha sperimentato anche il dramma del lutto, l’amarezza delle lacrime versate per la scomparsa di una persona cara.
Ciò non diminuisce la verità che promana dalla sua rivelazione, di cui la risurrezione di Lazzaro fu un grande segno.
Oggi il Signore ci chiama a rinnovare il grande salto della fede, entrando fin d’ora nella luce della Risurrezione.
Quando questo salto avviene, il nostro modo di pensare e di vedere cambia.

Occhio  che vede  l’invisibile

L’occhio della fede, trascendendo il visibile, vede in certo modo l’invisibile. Ogni avvenimento viene valutato alla luce di un’altra dimensione, quella dell’eternità. Nella visuale della fede, la morte non appare una sventura, ma un atto provvidenziale del Signore, i cui pensieri non coincidono con i nostri pensieri.

Davanti  all’enigma  della morte

Gli amorosi disegni di Dio per i suoi eletti sfuggono del tutto a quanti hanno come unico orizzonte la realtà mondana. Chiediamo al Signore di aiutarci a considerarne in maniera giusta la parabola esistenziale... di dissolvere quella mestizia negativa, che a volte s’infiltra in noi, come se con la morte finisse tutto. Si tratta di un sentimento lontano dalla fede, che si aggiunge all’umana paura di dover morire, e da cui nessuno può dirsi del tutto immune. Davanti all’enigma della morte, anche il credente deve continuamente convertirsi. Quotidianamente siamo chiamati ad andare oltre l’immagine che istintivamente abbiamo della morte come annientamento totale di una persona; a trascendere il visibile scontato, i pensieri codificati e ovvi, le opinioni comuni, per affidarci interamente al Signore.La preghiera ci rivela il senso delle tribolazioni che è necessario attraversare per entrare nel Regno di Dio; ci apre alla vera libertà.La vita di un servitore del Vangelo si svolge attorno al desiderio di riuscire in tutto gradito al Signore.In questo tempo di prova... nelle ore in cui il cammino si fa più difficile, Egli non ci abbandona.  (Messa in suffragio dei Cardinali  e dei Vescovi defunti nel corso dell’anno)

Domenica 8

Parabola delle dieci  vergini

Il Vangelo di questa domenica (Mt 25, 1-13) ci invita a prolungare la riflessione sulla vita eterna, iniziata in occasione della Festa di Tutti i Santi e della Commemorazione dei fedeli defunti.
Gesù narra la parabola delle dieci vergini invitate a una festa nuziale.
Ai tempi di Gesù c’era la consuetudine che le nozze si celebrassero di notte; pertanto il corteo degli invitati doveva procedere con le lampade accese.
Alcune damigelle sono stolte: prendono le lampade ma non l’olio; quelle sagge, invece prendono anche dell’olio.
Lo sposo tarda, tarda a venire... Quando una voce avverte che lo sposo sta per arrivare, le stolte si accorgono di non avere l’olio.

Le ragazze sagge entrano al banchetto

Mentre le stolte vanno a comprare l’olio, arriva lo sposo. Le ragazze sagge entrano con lui nella sala del banchetto, e la porta viene chiusa. Le altre arrivano troppo tardi e vengono respinte. Gesù ci vuole dire che dobbiamo essere preparati all’incontro con Lui. Non solo all’incontro finale, ma anche ai piccoli e grandi incontri di ogni giorno in vista di quell’incontro, per il quale non basta la lampada della fede, occorre anche l’olio della carità e delle opere buone. Essere saggi e prudenti significa non aspettare l’ultimo momento per corrispondere alla grazia di Dio, ma farlo attivamente da subito, cominciare da adesso. Se vogliamo essere pronti per l’ultimo incontro con il Signore, dobbiamo sin d’ora cooperare con Lui e compiere azioni buone.

Non perdere  il senso  dell’attesa

Capita, purtroppo, di dimenticare la meta della nostra vita, cioè l’appuntamento definitivo con Dio, smarrendo  il senso dell’attesa e assolutizzando il presente.
Questo atteggiamento  preclude ogni prospettiva sull’aldilà: si fa tutto come se non si dovesse mai partire per l’altra vita.
E allora ci si preoccupa soltanto di possedere, di emergere, di sistemarsi.
Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più attraente... dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile; non accumuliamo alcuna riserva di olio per la nostra lampada, ed essa si spegnerà prima dell’incontro con il Signore.
Dobbiamo vivere l’oggi, ma l’oggi che va verso il domani, verso quell’incontro, l’oggi carico di speranza.
Se siamo vigilanti e facciamo il bene, possiamo attendere con serenità l’arrivo dello sposo.
Il Signore potrà venire anche mentre dormiamo..., perché abbiamo la riserva di olio accumulata con le opere buone di ogni giorno.

Un nuovo giovane beato: Joan Roig  y Diggle

Ieri, a Barcellona, è stato proclamato Beato Joan Roig y Diggle, laico e martire, ucciso a soli diciannove anni durante la guerra civile spagnola. Fu testimone di Gesù nell’ambiente di lavoro e rimase a Lui fedele fino al dono supremo della vita. Il suo esempio susciti in tutti, specialmente nei giovani, il desiderio di vivere in pienezza la vocazione cristiana.

Per le vittime dell’uragano Eta in America Centrale

Vedo lì una bandiera, che mi fa pensare alle popolazioni dell’America Centrale, colpite nei giorni scorsi da un violento uragano, che ha causato molte vittime e ingenti danni, aggravati anche dalla situazione già difficile per la pandemia. Il Signore accolga i defunti, conforti i loro familiari e sostenga quanti sono più provati, come pure tutti coloro che si stanno prodigando per aiutarli.

Preoccupanti notizie  dall’Etiopia

Seguo con preoccupazione le notizie che giungono dall’Etiopia. Mentre esorto a respingere la tentazione dello scontro armato, invito tutti alla preghiera e al rispetto fraterno, al dialogo e alla ricomposizione pacifica delle discordie.

Pace e stabilità in Libia

Oggi, a Tunisi, iniziano le riunioni del “Forum del dialogo politico libico”.
Auspico che in questo momento così delicato venga trovata una soluzione alla lunga sofferenza del popolo libico, e che il recente accordo per un cessate-il-fuoco permanente sia rispettato e concretizzato.
Preghiamo per la pace e la stabilità in Libia.

(Angelus in piazza San Pietro)

Lunedì 9

Quinto centenario della prima messa in Cile

Cinquecento anni fa, l’11 novembre del 1520, la Divina Provvidenza volle che, sul Cerro Monte Cruz, il sacerdote Pedro de Valderrama, cappellano della spedizione di Ferdinando Magellano, offrisse per la prima volta, in quelle terre, il sacrificio della Santa Messa.
È soprattutto dall’Eucaristia che, come ricorda il concilio Vaticano ii , «si ottiene con la massima efficacia quella santificazione degli uomini nel Cristo e quella glorificazione di Dio».

Dio entrò dal sud

In questo centenario possiamo dire a ragione, come afferma il motto della diocesi di Punta Arenas, che “Dio entrò dal Sud”, poiché quella prima Messa celebrata con fede, nella semplicità di una spedizione in una terra allora sconosciuta, diede inizio alla Chiesa che continua a peregrinare in questa amata nazione.
La pandemia, che  è causa di sofferenza e morte per milioni di nostri fratelli e sorelle, vi impedisce di celebrare... con atti liturgici di massa, come avreste voluto.
Tuttavia, malgrado questa limitazione, non c’è ostacolo che possa far tacere la gratitudine.
Vi incoraggio a vivere la celebrazione con spirito di adorazione e azione di grazie al Signore, perché è per noi principio di vita nuova e di unità, che ci spinge a crescere nel servizio fraterno ai più poveri e diseredati della società.
Mi unisco spiritualmente a tutti voi, cari pastori e fedeli.
Il Signore  nell’Eucaristia continua a farsi “pane” che sazia la fame più profonda di ogni uomo e ogni donna..., per vivere una fraternità solidale ed effettiva, che non esclude, non opprime, non ignora.

(Lettera al vescovo salesiano Bernardo Bastres Florence)

Mercoledì 11

Preghiera perseverante

Qualcuno mi ha detto: “Lei parla troppo sulla preghiera. Non è necessario”. Sì, è necessario. Perché se non preghiamo, non avremo la forza per andare avanti.
La preghiera è come l’ossigeno... è attirare su di noi la presenza dello Spirito Santo..
Gesù ha dato esempio di una preghiera continua, praticata con perseveranza.
I Vangeli ci riportano anche le sue esortazioni ai discepoli, perché preghino con insistenza, senza stancarsi.

Tre parabole sulla tenacia

Il Catechismo ricorda le tre parabole contenute nel Vangelo di Luca che sottolineano questa caratteristica.

L’amico insistente

Tenace come il personaggio della parabola che, dovendo accogliere un ospite, in piena notte va a bussare da un amico e gli chiede del pane.
L’amico risponde “no!”, perché è già a letto, ma lui e insiste finché non lo costringe ad alzarsi.
Dio è più paziente di noi, e chi bussa con fede e perseveranza alla porta del suo cuore non rimane deluso.
Dio sempre risponde.
Il nostro Padre sa bene di cosa abbiamo bisogno.
L’insistenza non serve a informarlo o a convincerlo, ma serve ad alimentare in noi il desiderio e l’attesa.

Una vedova e un giudice

La seconda parabola — quella della vedova che si rivolge al giudice perché l’aiuti a ottenere giustizia — fa capire che la fede non è lo slancio di un momento, ma una disposizione coraggiosa a invocare Dio, anche a “discutere” con Lui, senza rassegnarsi davanti al male e all’ingiustizia.

Il fariseo e il pubblicano

La terza parabola presenta un fariseo e un pubblicano che vanno al Tempio a pregare. Il primo  vantandosi dei suoi meriti; l’altro si sente indegno. Dio però non ascolta la preghiera del primo, cioè dei superbi, mentre esaudisce quella degli umili. Non c’è vera preghiera senza spirito di umiltà.Si deve pregare sempre, anche quando tutto sembra vano, quando Dio ci appare sordo e muto e ci pare di perdere tempo.  Anche se il cielo si offusca, il cristiano non smette di pregare.  Ci sono momenti bui, nella vita e in quei momenti la fede sembra un’illusione. Ma praticare la preghiera significa anche accettare questa fatica.  Tanti santi e sante hanno sperimentato la notte della fede e il silenzio di Dio  e sono stati perseveranti. Senza Gesù, le nostre preghiere rischierebbero di ridursi a sforzi umani, destinati  al fallimento. Lui ha preso su di sé ogni grido, ogni gemito, ogni giubilo, ogni supplica. Non dimentichiamo lo Spirito Santo che prega in noi; è Colui che ci porta a pregare, ci porta da Gesù. Per questo il cristiano che prega non teme nulla, si affida allo Spirito Santo, che è stato dato a noi come dono e che prega in noi, suscitando la preghiera. Che sia lo  Spirito Santo, Maestro di orazione, a insegnarci la strada della preghiera.

Ricordo delle vittime della Prima guerra  mondiale

Oggi, in alcuni Paesi, si celebra la memoria di coloro che sono morti nelle guerre. Possa la nostra preghiera per tutte le vittime della violenza nel mondo incoraggiarci ad essere strumenti di pace e di riconciliazione.

Ai fedeli di lingua inglese

In questo mese di novembre preghiamo specialmente per le persone care che ci hanno lasciato e per tutti i defunti, perché il Signore, nella sua misericordia, li accolga al banchetto della vita eterna.

Per la festa della indipendenza polacca

Oggi in Polonia si celebra la Festa Nazionale dell’Indipendenza. Mentre ringraziamo il Signore della storia per il dono della libertà nazionale e personale, viene in mente quanto san Giovanni Paolo II  insegnava ai giovani: «Essere veramente liberi non significa affatto fare tutto ciò che mi piace, o ciò che ho voglia di fare (…) significa usare la libertà per ciò che è un vero bene (...) significa essere un uomo di retta coscienza, responsabile,  “per gli altri”».

(Udienza generale nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico vaticano)