· Città del Vaticano ·

S’intensificano le violenze nella regione etiope del Tigray
Oltre 36.000 sfollati hanno già trovato rifugio in Sudan
Dietro il conflitto una crisi politica e uno scontro tra etnie

Etiopia: il rischio di una crisi umanitaria

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20 novembre 2020

Ora lo spettro è quello di una regionalizzazione del conflitto e di una devastante crisi umanitaria con conseguenze imprevedibili per tutta l’Africa subsahariana. Il conflitto tra il governo federale etiope e il Fronte di liberazione del Tigray (Tplf), partito di governo locale, è iniziato nella prima settimana di novembre per poi intensificarsi rapidamente. Pochi giorni fa le forze del Tplf hanno lanciato diversi razzi contro Asmara, accusando gli eritrei di combattere a fianco delle truppe di Addis Abeba.

Le ultime notizie parlano di oltre 36.000 sfollati etiopi che hanno trovato rifugio in Sudan. Dal 10 novembre scorso donne, uomini e bambini hanno attraversato il confine al ritmo di 4.000 al giorno, «un afflusso mai visto negli ultimi due decenni in questa parte del Paese» dicono fonti Onu.

Le informazioni che arrivano dal fronte sono poche e parziali. Difficile prevedere gli sviluppi del conflitto. Secondo i media, il bilancio delle vittime dei combattimenti nel Tigray è di almeno 500 persone, decine i feriti. Ma molto probabilmente le cifre sono ben più alte. Ai giornalisti non è permesso entrare nelle zone dove si combatte e le comunicazioni tra la regione e il resto del paese sono bloccate. Il governo del premier etiope Abiy Ahmed ha detto di avere preso il controllo delle due città di Shire e Axum. L’esercito federale —  secondo fonti governative — sta avanzando verso Makallè, capitale del Tigray. Il consigliere del Tplf, Fesseha Tessema, ex diplomatico etiope, ha detto alla Bbc che i siti civili di Makallè «sono stati bombardati dalle forze federali».

Non è chiaro però quali siano i potenziali militari realmente in campo: molti generali dell’esercito etiope sono di etnia tigrina e, inoltre, nel Tigray ci sono importanti basi militari delle forze del governo centrale. Non bisogna dimenticare poi che i tigrini hanno dato più volte prova di grande capacità militare: nel 1991 guidarono fino ad Addis Abeba una marcia dei ribelli che riuscì a rovesciare l’allora dittatura, e nel biennio del massimo conflitto con l’Eritrea, tra il 1998 e il 2000, effettuarono le principali operazioni militari. Debretsion Gebremichael, leader del governo regionale del Tigray, ha affermato che le sue forze hanno a loro disposizione «missili a lungo raggio» che potrebbero colpire anche la capitale federale.

Il rischio, come accennato, è che il conflitto possa estendersi anche all’Eritrea. I rapporti tra il Tplf e il governo eritreo sono storicamente molto tesi. Tensione che è rimasta anche dopo l’accordo di pace del 2018 che ha concluso la lunga guerra tra Etiopia ed Eritrea. Con l’ascesa di Abiy Ahmed, appartenente all’etnia Oromo, maggioritaria nel Paese, i tigrini hanno visto ridursi la propria influenza politica. Un confronto che si è acutizzato lo scorso settembre con la decisione delle autorità tigrine di svolgere elezioni dei propri rappresentanti nel Parlamento regionale. Questa scelta andava esplicitamente contro la decisione del premier di sospendere le operazioni di voto per l’emergenza covid.

di Luca M. Possati