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Santuari mariani

La Madre della Cina

Il santuario di Sheshan a Shangai: sulla torre campanaria la statua in bronzo della Madonna che solleva il Bambino
28 novembre 2020

Tornano i pellegrini sulla collina di Sheshan


Vista da lontano, sembra una croce. Poi ti avvicini, e ti accorgi che la figura issata sulla torre campanaria è quella della Vergine Maria, rappresentata in una posa singolare, mentre solleva fino al di sopra della sua testa Gesù Bambino, per mostrarlo a tutti come si mostra un trofeo, in segno di vittoria.

Dalla torre del santuario sulla collina di Sheshan, a 35 chilometri da Shanghai, la scultura in bronzo della Madonna e di suo figlio si affaccia sui boschi di bambù che scendono a distesa sulla pianura sottostante. L’attuale basilica, l’unica con questo titolo in tutta la Cina, fu costruita in cima al colle tra il 1924 e il 1935 sotto la direzione dell’architetto gesuita portoghese François-Xavier Diniz e mescola tratti e forme neo-romanici e neogotici. Ma già da molto tempo prima la collina di Sheshan ha cominciato a essere intrisa di umori, lacrime e contentezze dei cattolici cinesi.

«Quando ti avvicini a Sheshan, senti di essere tornato a casa» racconta l’anziano Pietro Liu Fu. Ricorda l’entusiasmo giovanile con cui partecipava da Shanghai ai pellegrinaggi di maggio. Coi pellegrini che arrivano ai piedi del colle santo con barche e battelli, lungo i canali che solcano la fertile pianura, e salgono i fianchi dell’altura cercando consolazione e refrigerio. Lungo i sentieri si incontra la statua di Cristo sofferente nel Getsemani, le 14 stazioni della Via Crucis, altre piccole cappelle.

Anche oggi Nostra Signora di Sheshan raccoglie il respiro di preghiera di ogni madre giunta al santuario per affidare a Lei i suoi figli e le sue pene, le suppliche di ogni figlio arrivato a chiedere soccorso per i genitori malati. Ma Sheshan è anche il luogo in cui si intrecciano passato, presente e futuro della Chiesa cattolica in Cina. Anche da lì Maria ha confortato e continua a accudire tutta l’avventura dei cattolici cinesi, con le sue ferite e le sue guarigioni.

Prima del 1870, sulla collina c’era solo una casa di riposo e una piccola cappella per i gesuiti di Shanghai, costruite sulle rovine di un tempio buddista. In quel tempo su Shanghai incombeva l’esercito ribelle dei Taiping, gli “Adoratori di Dio”, seguaci di Hong Xiuquan, il visionario che si presentava come fratello minore di Gesù. I gesuiti invocarono la protezione della Vergine, chiedendo che Shanghai fosse risparmiata dalle devastazioni dei ribelli. Poi, scampato il pericolo, nel 1871 iniziarono a costruire su Sheshan il primo santuario mariano. Nel giugno 1924, mentre stanno iniziando i lavori per la nuova chiesa, salgono a Sheshan i 25 vescovi che hanno preso parte al cosiddetto “Concilio di Shanghai”, convocato dal delegato apostolico Celso Costantini quasi per segnare l’inizio di una Chiesa cinese locale, non più totalmente dipendente dalla guida dei missionari stranieri.

Poi, nel 1946, la statua in bronzo di Maria che solleva in alto Gesù bambino, conosciuta come Nostra Signora di Zo-sé, viene issata sulla torre campanaria. Intanto i tempi si sono fatti cupi. Finita l’occupazione giapponese, riprende la guerra civile tra comunisti e nazionalisti. E nuove tribolazioni arrivano nella “Nuova Cina” di Mao Zedong. Ignazio Gong Pingmei, il vescovo di Shanghai già messo nel mirino dagli apparati, nel 1954, sentendo avvicinarsi l’uragano, sale al santuario di Sheshan con tutti i preti della sua diocesi, e tutti insieme giurano di non tradire mai la fede e la Chiesa, con l’aiuto della Vergine. Di lì a poco, verranno quasi tutti arrestati.

Negli anni stravolti della Rivoluzione culturale, anche Sheshan appare come una terra desolata: le vetrate infrante, le stazioni della Via dolorosa divelte. Tirano giù pure la statua di Maria e di suo Figlio. La fede viene custodita nei cuori, in attesa di tempi migliori.

Quando Deng Xiaoping guida la Cina fuori dai deliri della Rivoluzione culturale, vengono riaperte le chiese. Il gesuita Aloysius Jin Luxian, uscito da prigione e ordinato vescovo senza il consenso della Santa Sede, sceglie di insediare proprio sulla collina di Sheshan il Seminario regionale, pagato anche coi soldi del governo, che apre i battenti nel settembre 1986 a 115 seminaristi. Segno che la persecuzione ha provato i cuori, ha seminato discordia tra i fratelli, ha lasciato eredità controverse e dolorose, ma non ha spento la fede.

Anche Sheshan torna ad animarsi di preghiere e pellegrini. E il primo maggio del 2000, sempre Jin presiede la cerimonia con cui la statua in bronzo di Nostra Signora di Zo-sé, alta quasi quasi quattro metri, viene di nuovo issata sulla torre campanaria, a sovrastare l’orizzonte dalla collina.

Anche negli anni più recenti, Nostra Signora di Sheshan ha confortato la pazienza del popolo fedele di Dio, davanti a nuove prove. Vive ancora nel Seminario di Sheshan anche Thaddeus Ma Daqin, il giovane vescovo di Shanghai, ordinato nel 2012 e subito caduto in disgrazia agli occhi del governo. Il giorno stesso della sua ordinazione episcopale, il vescovo Thaddeus aveva espresso la volontà di abbandonare gli incarichi, fino ad allora ricoperti negli organismi ufficiali ispirati dalla politica religiosa cinese, per dedicarsi totalmente al lavoro pastorale.

Gli apparati si risentirono di quella mossa, e da subito impedirono a Ma Daqin di esercitare il suo ministero episcopale. Lui, per tanto tempo, ha continuato a scrivere e diffondere dal seminario pensieri e riflessioni spirituali, nati all’ombra di Nostra Signora di Sheshan. Lì è potuto accadere anche questo: un vescovo che conforta e guida la diocesi con semplici scritti diffusi da un santuario.

In questo 2020, le moltitudini dei pellegrinaggi di maggio non hanno potuto raggiungere Sheshan, a causa della pandemia. Ma adesso i pellegrini cominciano a tornare, con discrezione, senza patemi. Da Sheshan hanno visto altre tempeste, hanno imparato la pazienza e l’attesa.

di Gianni Valente


Santa Madre in Cina


Località
Shanghai
Titolare Maria Ausiliatrice
Diocesi Shanghai
Architetto Alphonse Frédéric De Moerloose
Stile architettonico arte romanica
Prima chiesa 1863
Costruzione attuale 1925-1935