· Città del Vaticano ·

Le devozioni nel Vecchio e Nuovo continente durante la pandemia

E lo spazio sacro ridiventa la casa

9 aprile 2020: l’elicottero con a bordo la Virgen de los Dolores e il Santissimo Sacramento sorvola le 25 città della Diocesi di Querétaro, in Messico, durante la settimana santa per chiedere la fine della pandemia e la guarigione dei malati (diocesisqro.org)
28 novembre 2020

O mia bela Madunina che te dominet Milan». Il cielo di Lombardia è d’un azzurro imprevisto quell’11 marzo. “Così bello quando è bello”, per parafrasare Alessandro Manzoni, da far dimenticare per un istante il grido acuto delle sirene con cui le ambulanze feriscono la città deserta. Sono “i giorni tribolati dal coronavirus”, e proprio Manzoni viene molto riletto e citato per la peste del 1630 che decimò Milano, raccontata nei suoi Promessi sposi.

Quattrocento anni dopo in tutto il mondo, le donne e gli uomini, increduli e confusi, sono rintanati nelle case, in cerca di protezione dal male. A chi rivolgersi per invocare aiuto?

L’arcivescovo di Milano non ha dubbi: la città non è orfana. Lassù, sulla guglia più alta del Duomo, la piccola Madonnina dorata vigila su quella che è considerata la capitale economica e finanziaria dell'Italia, competitiva e ricca secondo gli indici economici, ma avviluppata in mille contraddizioni e diseguaglianze sociali e ora piegata dalla pandemia. E, così, Mario Delpini si arrampica fin sulle terrazze della Basilica. Ai piedi della Madunina, le parole fluiscono antiche e nuove. «Maria, virgo fidelis, incoraggia la perseveranza nel servire,/ la costanza nel pregare,/ la fermezza nella fede,/ la nostra familiarità con Gesù ci aiuti a riconoscere Dio che è Padre,/ a rifiutare le immagini di un Dio lontano, indifferente, vendicativo».

10 aprile 2020, Venerdì Santo, il primo da tempo immemorabile senza processioni nello Stato messicano del Queretaro, un’area che registra un crescente sviluppo industriale e imprenditoriale e viene considerata la culla dell'indipendenza del Messico: qui fu redatta la Costituzione del 1917, tuttora vigente. La Vergine Addolorata non può percorrere le strade in cerca del Figlio, rassegnata a perderlo per ritrovarlo, Risorto, tre giorni dopo. I fedeli non la seguono, per piangere con Lei, in attesa di gioire insieme. La pandemia paralizza le celebrazioni proprio quando il popolo in lutto per i troppi morti del virus ne avrebbe più necessità. Padre José Martín Lara Becerril ha un’idea audace: carica la statua di Maria su un elicottero “prestato” dalle autorità. Quando il velivolo si libra nell’aria, l’immagine della Patrona diocesana viene adagiata accanto al finestrino affinché i suoi occhi vedano i municipi che scorrono uno dopo l’altro, mentre il sacerdote impartisce la benedizione. Attraverso Facebook, il video entra nelle case del Queretaro. Riunite di fronte al pc, le famiglie rompono l’isolamento proferendo all’unisono l’Ave Maria. La preghiera dei semplici, dei piccoli. Da una sponda all’altra dell’Atlantico, sono moltissime le testimonianze di devozione alla Madonna ai tempi del Covid. Processioni aeree, Rosari e consacrazioni virtuali: i decreti di quarantena e il divieto di assembramenti, da una parte, e la diffusione delle tecnologie, hanno stimolato soluzioni creative. «Ho conosciuto diverse donne di associazioni religiose che si sono connesse a zoom pregare insieme la propria Madonna di riferimento» afferma Emma Fattorini, storica dell’Università La Sapienza di Roma e acuta studiosa del fenomeno religioso nella società contemporanea, a cui ha dedicato, tra gli altri, il noto saggio Italia devota. Religiosità e culti tra Otto e Novecento (Carocci 2012).

Le forme innovative rivestono, però, una tradizione antica. Da sempre, i fedeli si rivolgono alla Madre nei momenti più drammatici. Soprattutto le donne, in prima linea nei riti della nascita e della morte. E, per questo, perno di quella “religione del popolo” che accompagna la storia della cattolicità, affiancando, integrando, emancipandosi anche, dalla liturgia. Spazio laicale, spontaneo, critico, a volte, e anti-gerarchico, di certo creativo, non è facile coniare una definizione esaustiva della religiosità popolare. Un fenomeno associato al Sud — d’Europa e del mondo — ma diffuso anche nel Nord, come dimostrano i grandi Santuari mariani di Aasebakken, a 25 chilometri da Copenhagen, e di Bergen, in Norvegia.

Per Emma Fattorini, il filo rosso tra le sue varie forme è la “prossimità”. Si cerca un rapporto diretto con Dio, meno mediato e istituzionalizzato rispetto alle esperienze liturgiche tradizionali. E ciò avviene attraverso la vicinanza emotiva e enfatizzata dal ricorso ai sensi, dal tatto all’olfatto, al proprio Santo, ad una reliquia, ad un Santuario. Dimensione a cui le donne, un po’ per cliché un po’ per realtà, sono particolarmente sensibili. «Nella storia hanno avuto un rapporto più diretto con Dio e con la corporeità, basti pensare alle mistiche» sottolinea Fattorini. Secondo l’uruguayana María del Pilar Silveira, visiting assistant professor della Scuole di teologia e ministero del Boston College, specializzata in mariologia popolare, proprio la religiosità popolare sembra accorciare le distanze fra i generi, scardinando stereotipi consolidati. «Comportamenti considerati “femminili” — spiega la studiosa — come il pianto di fronte all’icona della Vergine o di Gesù o l’abbandono contemplativo vengono adottati da uomini e donne, senza distinzione». I quali possono trovare nel rito, nel pellegrinaggio al Santuario, nella processione, una cornice di comunicazione inedita.

La pietà popolare si sviluppa in osmosi con il contesto sociale e culturale. Nel Vecchio Continente è cruciale il suo rapporto con la modernità, con cui da sempre si confronta: spesso vi si oppone, eppure la veicola, rispondendo alla crisi di senso da essa innescata. Più che pre-moderna, nonostante nasca da un’arcaicità, è, dunque, post-moderna, il che la rende estremamente “resistente” di fronte alla secolarizzazione. «La religiosità popolare ha una straordinaria capacità di adattamento — aggiunge Emma Fattorini —. Pensiamo a come si sono modificate nel tempo le apparizioni mariane. Lourdes e Fatima, tra Otto e Novecento, rispondono a profezie inerenti le grandi questioni dell’epoca: pace, guerra, scristianizzazione. Il linguaggio e le forme di Međugorje sono completamente differenti. La “scenografia” è quasi televisiva: le apparizioni avvengono all’aperto, sotto un cielo che ricorda un grande schermo e si ripetono con cadenza seriale». Anche la comunicazione dei suoi messaggi si evolve: dalle audiocassette alle email e, ora, alle catene di preghiera virtuali delle madri che piangono le morte di un figlio. Nel Nuovo mondo, la riflessione sulla religiosità popolare si arricchisce dell’opzione preferenziale per i poveri fatta dalla Chiesa latinoamericana nel post-Concilio. La sintesi più originale è la Teologia del popolo che vede negli ultimi, los nadie — la maggior parte dei latinoamericani - coloro in cui più forte vibrano le corde profonde dell’America, forgiate dall’incontro — non sempre lineare ma reale — tra culture e prima evangelizzazione. Nella loro spiritualità popolare si ritrova, dunque, una relazione personale con Dio che ingloba simbolico e sensibile, unendo cielo e terra in un anelito di trasformatore. La dimensione storico-culturale è centrale per comprendere le espressioni di fede concrete del popolo. «Sono frutto di un processo storico. Per tale ragione la mistica popolare è dinamica: riceve apporti dal passato e vi incorpora elementi nuovi» sottolinea Silveira.

Il covid — grande acceleratore di molti fenomeni sociali — ci mostra con forza questa sua costante capacità di ridefinizione.

Con le grandi celebrazioni soppresse per arginare il contagio, «lo “spazio sacro” ridiventa l’intimità della casa — afferma Fattorini -. Spesso in silenzio, dopo avere svolto doppi o tripli lavori, quell’orazione domestica ricorda le donne ottocentesche in preghiera intorno al focolare, adesso sostituito dalla tv o dal pc».

L’accento sul femminile è forte. Si implora soccorso dalla Madonna, ma anche da sorelle, vecchie e nuove. Come dimostra la recente crescita di devozione nei confronti di Santa Corona in Germania e Austria. Protettrice storica dei macellai, la martire romana, complice anche il nome, viene invocata nei casi di covid.

Nei momenti di emergenza, inoltre, sono le donne a “farsi carico” della situazione. «In Argentina, abbiamo visto la loro forza in tutte le ultime crisi, inclusa quella attuale. Ogni volta si attiva, in modo spontaneo, una sorta di maternità sociale o comunitaria» spiega Carolina Bacher Martínez, teologa dell’Università Cattolica argentina (Uca). Nelle baraccopoli latinoamericane, essa si esprime proprio in quella mistica popolare per cui pratica religiosa e impegno sono tutt’uno. Le fedeli intensificano l’implorazione a Dio per la famiglia estesa che è la comunità. E, al contempo, se ne prendono cura, a partire dalle azioni più semplici, quotidiane, come condividere i pasti con bambini di cui i genitori non possono, al momento, occuparsi. «Nelle villas, le baraccopoli di Buenos Aires, la carenza di spazi rende molto difficile stare chiusi in casa. In accordo con il governo si sono decise forme di “quarantena di quartiere” che hanno consentito la circolazione interna. Le cappelle delle villas sono, dunque, rimaste aperte e i sacerdoti hanno trasformato temporaneamente alcuni degli spazi in mense per i tanti lavoratori informali rimasti senza risorse. In queste mense è centrale il ruolo delle donne nella preparazione e distribuzione del cibo che i vicini passano poi a ritirare — conclude la teologa argentina —. E lo fanno con la stessa devozione con cui, nelle pause, recitano il Rosario».

di Lucia Capuzzi


Il pellegrinaggio in Rete per Luján


Ogni anno, dal 1974, il primo fine settimana di ottobre, i giovani di Buenos Aires si recano a piedi alla basilica di Nostra Signora di Luján, a 60 chilometri, per rendere omaggio alla Patrona dell’Argentina. Stavolta il pellegrinaggio fisico non ha potuto avere luogo. Non è stato, però, cancellato. Lo scorso 3 ottobre, l’arcidiocesi ha riconfigurato l’evento in una maratona in Rete, con preghiere e testimonianze.

«Un esempio di come la pratica viene rimodellata per adattarsi alla realtà», sottolinea Carolina Bacher Martínez. Internet, se da una parte offre un’alternativa, dall’altra rischia di escludere, soprattutto nel Sud del mondo, la maggioranza povera e tuttora disconnessa. La fede popolare virtuale diventerebbe, così, meno “popolare”. «Non sta accadendo, grazie alla creatività dei più poveri. La casa, con il suo altare domestico, è lo spazio dell’orazione, con la recita quotidiana del Rosario o della Novena» osserva la teologa argentina.