· Città del Vaticano ·

A Castrovillari un centro polifunzionale per disabili

Vedere la persona prima del suo limite

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14 ottobre 2020

Papa Francesco, in uno dei suoi tanti interventi verso il mondo della disabilità, ha affermato: «La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno». In un’altra occasione parlando dei disabili ci dice: «Amiamoli con i fatti», ovvero alla maniera di Gesù, il quale, nella sua attività messianica in mezzo a Israele si è avvicinato  al mondo dell’umana sofferenza. «Passò facendo del bene», e questo suo operare riguardava i sofferenti e coloro che attendevano aiuto.

La disabilità non è in grado di minacciare la vita, ma può condizionare la filosofia della vita. Infatti, non siamo tutti catalogabili nella struttura filosofica della vita di Nietzsche che, con i suoi aforismi e col mito dell’uomo e del super uomo, ci ha fatto pensare al genere umano come al guerriero che vince e che convince. Il corpo invece è consegnato a un’invisibilità epistemologica, che non è utile a un reale affrancamento della soggettività disabile da pregiudizi, stereotipi e discriminazioni. È il dolore, infatti, la via privilegiata per strappare l’umano alla sua fantasticheria d’onnipotenza, è “questo supremo disincantarsi” che fa di colui che soffre un soggetto più cosciente.

Esplorare il significato teologico della nascita di persone affette da handicap, da parte della Chiesa, vuol dire mettere a fuoco l’intenzionalità divina nell’atto creativo, vuol dire illuminare l’amore che Dio mette dentro alla propria creazione. La missione di Cristo coinvolge tutti i suoi membri, ciascuno portatore di una sua ricchezza e responsabile della sua testimonianza. Tra essi, le persone con disabilità.

Ebbene il polifunzionale della disabilità «Casa della Misericordia», voluto dal vescovo di Cassano all’Jonio, monsignor Francesco Savino, che è stato inaugurato a Castrovillari dall’arcivescovo Paul  Emil Tscherrig, nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, appartiene, per dirla con Óscar Arnulfo Romero, «a quel sentir con la Iglesia»  che ci aiuta a scoprire il valore teologico di questa marginalità come luogo privilegiato del manifestarsi della potenza di Dio.

Le persone con disabilità — secondo il nunzio apostolico — con la loro passione per la vita ci rammentano questo e sono come un grande appello d’amore che ci domanda di saper vedere la persona prima del suo limite. Nella sua significativa omelia, citando l’Evangelii gaudium , ha detto che «non va perduta nessuna delle (nostre) opere svolte con amore, non va perduta nessuna delle nostre sincere preoccupazioni per gli altri, non va perduto nessun atto d’amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va perduta nessuna dolorosa pazienza».  Ed è in questo spirito di fede, a suo dire, che bisogna leggere e cogliere la nascita del centro polifunzionale della disabilità. Si tratta di un’opera al servizio delle persone con varie disabilità e delle loro famiglie che deve impegnare la solidarietà di tutti.  «Qualcuno — ha continuato l’arcivescovo Tscherrig —  dirà: è un’opera della Chiesa, che se la vedano loro! Ma nei “loro” sono incluso anch’io, e come battezzato ho la mia responsabilità verso gli altri membri della comunità, soprattutto i più deboli. I santi medici Cosma e Damiano erano chiamati anàrgyroi   perché esercitarono gratuitamente la professione medica. Spero che il loro esempio sia d’insegnamento anche in questo progetto. Alla fine, quando appariremo davanti al Giudice supremo certamente non ci farà complimenti per la nostra carriera e per i soldi che abbiamo accumulato, ma ci dirà: ciò che avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me (Matteo,  25, 40)».

E monsignor Savino — che nel servizio agli ultimi ritrova quella predizione che gli ha procurato l’appellativo di vescovo fatto popolo — dice che il polifunzionale si propone di essere, per le persone con disabilità e più in generale per le persone fragili, una “casa” in cui sia possibile un progetto di vita ben al di là delle prestazioni sociali e sanitarie, spesso allineate più alle competenze professionali che ai reali bisogni delle persone. La prudenza evangelica insieme ai principi personalistici costituiscono il forte richiamo perché la persona sia realmente soggetto di ogni azione. 

Non il potere, né la ricchezza, sostiene ancora Savino, ma solo l’amore. L’Amore di un Dio che è diventato “agnello” e che ci ha salvati sulla croce. Il mondo è salvato dal Crocifisso e non dai suoi crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.

Questa convinzione, decisiva per la fondazione Casa della Misericordia, ci richiama a essere dalla parte di tutti i crocifissi della storia che sono la “carne viva di Cristo”. Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro, perché il volto di Cristo risplende nell’intimo di ogni persona.
Il cuore generoso di Castrovillari e della diocesi in questa come in altre occasioni si è manifestato in pienezza. Con tutte le criticità del nostro territorio questa è un’opera che fa ben sperare e ci dice che questo lembo di terra calabra è capace di cose grandi e non annega dinanzi alle emergenze.

Con l’inaugurazione del polifunzionale accendiamo una luce di speranza nel mondo spesso chiaro scuro delle persone non autosufficienti. Un sogno che si realizza e prende forma, un traguardo che dà forza e slancio alla nostra comunità, nella condivisione di una causa comune.

di Pietro Groccia