· Città del Vaticano ·

Ad Assisi la celebrazione della festa di san Francesco

Una rivoluzione spirituale e culturale nel segno della speranza

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06 ottobre 2020

«Francesco d’Assisi, esempio di vera umanità in cui tutta la nazione si riconosce, ci aiuti  ad abitare il presente e a costruire il futuro nel segno della fraternità e della solidarietà, elementi questi che partono dal cuore di chi fa l’esperienza del mistero di Cristo e che  generano una vita nuova ed una società nuova: Papa Francesco ce lo ha ricordato firmando  ieri l’enciclica Fratelli tutti ». Sono le parole pronunciate dall’arcivescovo di Pesaro, Renato Coccia, durante la solenne concelebrazione eucaristica  presieduta in occasione della festa di san Francesco, domenica 4 ottobre ad Assisi.

Attorno all’altare della basilica superiore  c’erano i vescovi delle Marche — regione che ha offerto quest’anno l’olio per la lampada votiva del santo — insieme al vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, l’arcivescovo Domenico  Sorrentino,  ai ministri generali delle famiglie francescane e ad altri sacerdoti.  Erano presenti il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, accompagnato da alcuni esponenti del governo, autorità civili e militari delle Marche e dell’Umbria, e molti fedeli che si sono radunati anche all’esterno della basilica.

«Nel nostro cuore  — ha detto il presule all’omelia —  risplende la figura di san Francesco come colui che ricostruisce la vigna  del Signore. Vigna che include non solo la Chiesa, ma anche quella parte di umanità  segnata dalla discordia, dalla sfiducia, dalla sofferenza e dalla disperazione.  Spesso ci troviamo a fare i conti con una società sfiduciata e a tratti anche rabbiosa. Anche  noi nelle Marche ne sappiamo qualcosa. Urge un’opera di ricostruzione non solo sociale  ed economica  — nelle Marche pure materiale a causa soprattutto dei mancanti interventi da parte delle autorità, in merito al sisma del 2016 — ma soprattutto spirituale nel segno della  speranza».

«Senza essere pessimisti ma semplicemente realisti  — ha proseguito l’arcivescovo Coccia — avvertiamo che l’Italia necessita di un  cambio di cultura. Quella dominante sta generando varie forme di violenza, di ingiustizia,  di mancato rispetto della vita, della natura, e deprecabili strumentalizzazioni. Abbiamo  bisogno di una cultura diversa, segnata da fraternità e da solidarietà».

San Francesco, la cui «vita è stata un inno alla bontà, alla verità, alla fraternità, alla solidarietà ed alla pace», deve diventare allora un  modello per la comunità cristiana che è chiamata a essere «protagonista di quella vera rivoluzione spirituale e culturale, iniziata da Gesù, testimoniata dal Poverello e insegnataci dalla Chiesa. Nessuno si senta escluso dall’impegno di una evangelizzazione che l’attuale e particolare situazione dell’Italia richiede», ha detto in conclusione il presule.

Il cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi, ha assistito alla messa, impartendo la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria a fine celebrazione.

Le celebrazioni  del patrono d’Italia si sono concluse nel pomeriggio con i vespri solenni presieduti nella basilica inferiore dall’arcivescovo di Fermo, Rocco Pennacchio. Monsignor Domenico Sorrentino ha poi impartito la benedizione all’Italia e al mondo con la Chartula di san Francesco (benedizioni scritte dal santo nel 1224, due anni prima della sua morte) e ha annunciato che il prossimo anno sarà la regione Sardegna a offrire l’olio per la lampada votiva. (jean-baptiste sourou)