· Città del Vaticano ·

INTERMEZZI BEETHOVENIANI

Un uomo vero, fuori dalle categorie

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10 ottobre 2020

Beethoven illuminista e kantiano? Non proprio, anzi proprio poco. Tra le vulgate  interpretative che si addensano intorno alla figura del genio di Bonn e che molto spesso sono molto più perniciose delle idealizzazioni agiografiche tramandate da alcuni dei primi biografi c’è la sbrigatività con la quale si assolda il compositore a un qualsiasi schieramento ideologico in cui in realtà non avrebbe mai avuto alcuna voglia di essere arruolato. Per quanto riguarda il pensatore di Koenigsberg, va subito detto che Beethoven stando alle fonti ebbe solo una conoscenza mediata degli scritti filosofici di Kant e non frequentò le lezioni su Kant di Johann Neeb a Bonn e che l’unico testo kantiano che possedeva era la Allgemeine Naturgeschichte  che proprio per la centralità del rapporto tra uomo e natura era fondamentale nella sensibilità estetica del maestro. E proprio di sensibilità dobbiamo parlare quando si allude all’afflato cosmopolita e illuminista di Beethoven, l’uomo che ha musicato l’ode alla gioia di Schiller dove si dice testualmente «abbracciatevi milioni, questo bacio a tutto il mondo». Perché se è vero che l’anelito all’uguaglianza tra gli uomini è di stampo marcatamente illuminista è altrettanto indubitabile che  l’apertura all’universalità della cultura era già nello Sturm und Drang  ed è presente nell’idea di Gottfried Herder di «concerto delle nazioni», un chiaro invito cosmopolita non in nome di una progettualità politica ma di una sensibilità avidamente a caccia delle tracce dell’assoluto nascoste nelle pieghe di ogni patrimonio culturale. E infine, come si diceva in apertura l’uomo Beethoven è assolutamente irriducibile a un qualsiasi sistema ordinato di pensiero. Beethoven, e la sua musica sta a dimostrarlo, è un uomo che vive di slanci e ragiona fisicamente, impulsivamente, visceralmente, un uomo che è luminosamente umano nel non vergognarsi di essere come tutti noi preda di continue contraddizioni, capace di scagliare un piatto di arrosto a un cameriere e di gettarsi poi ai piedi di un amico che ritiene di aver offeso profondendosi in un diluvio di lettere di scuse. L’uomo ossessionato dall’idea che il prossimo possa imbrogliarlo su questioni economiche ma poi capace di donare gratis le sue musiche a un convento di suore Orsoline che versa in gravi ristrettezze. Ecco per capire infine l’uomo Beethoven bisogna dire che il suo non è l’amore astratto degli illuministi ma quell’antico slancio di cuore, sincero e fragile che va sotto il nome altrettanto antico di compassione. Ecco, al riguardo, come a un amico riassunse la “trattativa” condotta con le reverende suore: «La ringrazio per le buone cose che le reverende suore mi mandarono da gustare e la prego di dire loro tante cose gentili da parte mia. Del resto non c’è bisogno di tanti ringraziamenti. Io ringrazio Colui che mi ha messo in grado di poter essere utile qualche volta con la mia arte. Tosto che ella vorrà far uso delle mie piccolissime forze a beneficio delle reverende suore mi scriva liberamente, ma non vorrei ch’ella potesse attribuire questa mia volenterosità nell’aiutare le reverende suore a una certa ambizione o a un desiderio di gloria; mi offenderebbe assai. Che se le reverende madri vogliono tuttavia dimostrarmi in qualche modo la loro gratitudine, mi ricordino nelle loro devote preghiere e in quelle delle loro bambine».

di Saverio Simonelli