· Città del Vaticano ·

Un pellegrinaggio tra Europa e Mediterraneo

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Trentaquattro anni di appuntamenti nel solco tracciato da Giovanni Paolo II

20 ottobre 2020

Dopo la Giornata mondiale di preghiera convocata da Giovanni Paolo ii  ad Assisi il 27 ottobre 1986, la Comunità di Sant’Egidio ha raccolto l’invito finale del Papa in quello storico incontro delle religioni: «Continuiamo a diffondere il messaggio della Pace e a vivere lo spirito di Assisi».

Da allora, nel corso di 34 anni, Sant’Egidio ha scelto di far vivere e crescere lo “spirito di Assisi”, costruendo nel tempo una vasta rete di rappresentanti di fedi e culture, appartenenti ad oltre 60 Paesi, nell’orizzonte della pace.

Ne è nato un lungo pellegrinaggio che è arrivato fino ad oggi, facendo sosta, di anno in anno, in diverse città europee e mediterranee, in collaborazione — per l’organizzazione degli appuntamenti — con diocesi cattoliche, Chiese e altre istituzioni.

“Pellegrini di pace” che, proprio grazie allo “spirito di Assisi”, si sono messi in rete contribuendo a realizzare anche altri incontri nei momenti più difficili per il dialogo e il vivere insieme, come subito dopo l’attacco di New York alle Torri Gemelle o, più recentemente, di fronte alla crescita della violenza diffusa e del terrorismo.

Ai due incontri di Roma (1987 e 1988), i primi dopo Assisi 1986, ha fatto seguito quello di Varsavia, dal titolo War never again, nel settembre 1989, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale, con una grande partecipazione popolare a due mesi dalla caduta del Muro di Berlino. Gli incontri di Bari e di Malta e, nel 1992, quello di Bruxelles Europa, religioni, pace, hanno insistito sul tema dell’unità europea, del suo rapporto con il Sud del mondo e del dialogo tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Senza poter citare tutti gli incontri internazionali di «Uomini e Religioni», occorre però ricordarne alcuni, di particolare rilievo, come quello che si svolse nel 1995      in Gerusalemme, nel cuore della Città santa, che fu una preziosa occasione di dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani. O quello del 1998  a Bucarest, La pace è il nome di Dio, organizzato da Sant’Egidio insieme alla Chiesa ortodossa di Romania. Una novità nel panorama ecumenico che favorì la visita di Papa Wojtyła dell’anno successivo, la prima di un Pontefice in un Paese a maggioranza ortodossa, dopo lo scisma dell’undicesimo secolo.

La «sfida del dialogo interreligioso», come la definì Giovanni Paolo ii   nella Novo millennio ineunte (2001) è continuata negli anni successivi con l’organizzazione di incontri in città e Paesi segnati da storia di guerre e divisioni, come Cipro nel 2008 e Sarajevo nel 2012.
Nel 2009, a settant’anni dall'inizio della seconda guerra mondiale, il pellegrinaggio di pace fece sosta a Cracovia, la città di Giovanni Paolo ii , con una visita di tutte le confessioni religiose ad Auschwitz.

E da allora, in un tempo difficile, attraversato prima dalla crisi economica, poi da nuovi conflitti, come quello siriano, e dalla minaccia del terrorismo, negli incontri che sono seguiti le religioni si sono interrogate per ritrovare nel dialogo le energie spirituali da offrire ad un mondo che soffre per la violenza ma anche per mancanza di visioni.

All’appuntamento del 2015 a Tirana, in Albania, Papa Francesco, che nel 2013 aveva ricevuto in Vaticano i partecipanti dell’incontro di Roma, ha inviato un messaggio con il quale sottolineava il valore dello spirito di Assisi: «Mentre mutano gli scenari della storia e i popoli sono chiamati a confrontarsi con trasformazioni profonde e talora drammatiche — ha affermato nella circostanza — si avverte sempre più la necessità che i seguaci di diverse religioni si incontrino, dialoghino, camminino insieme e collaborino per la pace, in quello “spirito di Assisi” che fa riferimento alla luminosa testimonianza di san Francesco».

È da sottolineare anche che dal cammino di questi anni nello spirito di Assisi, sono nate alcune, concrete, iniziative di pace. Solo per fare un esempio, nel clima creato da questi incontri è nata, da parte di Sant’Egidio, la mediazione tra le parti in guerra in Mozambico all’inizio degli anni Novanta e che ha portato all’accordo di pace del 4 ottobre 1992.  Ugualmente, quando è scoppiato il lungo conflitto che ha diviso in due la Costa d’Avorio, dal 2002 al 2011, sono stati alcuni protagonisti degli incontri nello spirito di Assisi a mediare per la pace e a impedire che le violenze sfociassero in uno scontro religioso.

Altri processi di pace sono passati per lo spirito di Assisi, come quelli in Guatemala e in Guinea (Conakry) e anche dietro l’accordo di pace di Mindanao, nelle Filippine, c’è l’apporto di un gruppo di musulmani indonesiani che partecipano agli incontri di «Uomini e Religioni» e la presenza della Comunità di Trastevere. Senza dimenticare la crisi della Repubblica Centrafricana, in cui il dialogo fra le religioni ha costituito un elemento importante della pacificazione in atto.

Dal 18 al 20 settembre 2016, a trent’anni dalla prima grande preghiera mondiale convocata da Giovanni Paolo ii , l’incontro di Assisi è tornato dove tutto ebbe inizio: con la partecipazione di oltre 450 tra leader religiosi, rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni, e la presenza, nella giornata conclusiva, di Papa Francesco. All’appuntamento, che aveva come titolo Sete di pace , il Pontefice rimarcò la necessità di «affrontare la grande malattia del nostro tempo: l’indifferenza. È un virus che paralizza, rende inerti e insensibili, un morbo che intacca il centro stesso della religiosità, ingenerando un nuovo tristissimo paganesimo: il paganesimo dell’indifferenza. Non possiamo restare indifferenti. Oggi il mondo ha un’ardente sete di pace».

Negli anni successivi la Preghiera per la pace nello “spirito di Assisi” si è svolta Munster-Osnabrück (2017), Bologna (2018) e Madrid (2019). Quest’anno a Roma Nessuno si salva da solo - Pace e Fraternità è un’edizione ridotta come presenze fisiche e come durata a causa della pandemia, ma per il valore degli interventi contiene un forte di messaggio di speranza rivolto dai leader religiosi a tutto il mondo.