· Città del Vaticano ·

Il Pontefice chiama il popolo di Dio a diventare artefice di un cambiamento ormai improrogabile

Un grido d’allarme ma soprattutto un appello alla speranza

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
15 ottobre 2020

L’impressione generale che la lettura dell’enciclica Fratelli tutti  suscita è di trovarsi di fronte a una presentazione d’insieme di tutti i grandi temi che hanno caratterizzato il magistero di Papa Francesco: in tal senso si ha fra le mani una preziosa ricapitolazione, che proprio perché pensata organicamente aiuta anche a situare i vari aspetti dell’insegnamento del Pontefice in un tutto coeso, tale da offrire stimoli numerosi e fecondi al pensiero della fede ed all’azione. Se la lettura dell’enciclica Lumen fidei  aiutava a cogliere la stretta continuità fra il messaggio chiave di Papa Benedetto XVI e quello del Papa argentino, continuità centrata sulla fede e dunque sulla perenne novità del dono che la Chiesa ha da offrire al mondo, rendendo testimonianza a Gesù Cristo e al Dio Trinità d’amore da Lui rivelato, l’enciclica Laudato si’  proponeva all’intera famiglia umana le ragioni di un’ecologia integrale, necessaria per regolare il rapporto con la Terra e il creato all’insegna del rispetto e della cura, che potranno assicurarne la vita e lo sviluppo per migliorare il presente e per le future generazioni. Con l’enciclica Fratelli tutti  Francesco viene a riproporci quanto a lui sta più a cuore, da una parte riprendendo la centralità del tema della fede e della vita teologale, dall’altra ribadendo il valore di un’etica e di una spiritualità ecologiche, ma soprattutto concentrandosi su quel cuore del Vangelo di Gesù Cristo che è la fraternità, da lui annunciata e resa possibile col suo sacrificio sulla Croce e la Sua risurrezione, vittoriosa sulla morte e datrice di vita nuova.
Proprio questo carattere ricapitolativo costituisce una possibile difficoltà per il lettore, non solo e non tanto per la lunghezza materiale del testo (che abbraccia ben 287 numeri), quanto per l’abbondanza delle questioni toccate e dei motivi approfonditi, pur raccolti intorno al filo rosso dell’idea della fraternità e dell’amicizia sociale. Un consiglio per un lettore meno addentro alle tematiche affrontate potrebbe essere — almeno in un primo momento — quello di scegliere nell’Indice i paragrafi da cui possa sentirsi più attratto, per poi procedere a una lettura più sistematica e completa. (...)
Riguardo all’origine dall’alto della fraternità cristiana, il rimando è esplicito alle missioni trinitarie ed in particolare al ruolo fontale del Padre nella vita divina e nella comunicazione storica di essa agli uomini mediante la rivelazione biblica: «Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità. Siamo convinti che soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi. Perché la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità» (n. 272). Il fondamento teologico della fraternità è dunque indicato in maniera chiara ed esplicita e va sviluppato col riferimento alle missioni del Figlio e dello Spirito, richiamate in molti modi nel testo. (...)

Sulla base dell’opera del Verbo Incarnato si costituisce poi la realtà della Chiesa, aperta alla realizzazione di una comunione universale, al cui servizio è posta la sua azione evangelizzatrice. Scrive Papa Francesco: «L’amore ci fa tendere verso la comunione universale. Nessuno matura né raggiunge la propria pienezza isolandosi. Per sua stessa dinamica, l’amore esige una progressiva apertura, una sempre maggiore capacità di accogliere gli altri, in un’avventura mai finita che fa convergere tutte le periferie verso un pieno senso di reciproca appartenenza. Gesù ci ha detto: “Voi siete tutti fratelli” (Mt  23,8)» (n. 95). Il dono di amore offerto nel Figlio incarnato all’umanità non solo suscita la Chiesa, ma tende a fondare una comunione universale della carità, al cui servizio è posta proprio la missione evangelizzatrice del popolo di Dio. (...)
Riguardo alle conseguenze che è possibile trarre dall’enciclica circa i temi della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato, va sottolineata la convinzione dominante nell’intero testo che l’impegno al servizio di queste cause non è semplicemente mosso dal desiderio umano di promuovere un mondo migliore e una migliore qualità della vita per tutti, ma ha il suo fondamento ultimo in un’etica e in una spiritualità propriamente cristologiche e trinitarie. (...)
Non è difficile, infine, riconoscere nell’enciclica l’impronta del mondo culturale, sociale, politico e religioso, in cui Papa Francesco si è formato e ha trascorso con passione e dedizione la maggior parte della sua vita. In particolare, vorrei qui richiamare le tracce della “teologia del popolo” argentina e dell’attenzione ai “movimenti popolari” che Francesco non ha esitato a ricordare più volte nel testo (ad esempio ai nn. 116, 169, ecc.): rappresentanti della “teología del pueblo” sono pensatori quali Lucio Gera, Rafael Tello, Juan Carlos Scannone, che Bergoglio ben conosceva e apprezzava. Riprendendo motivi della “teologia della liberazione” essi hanno preso le distanze dalle categorie marxiste, in essa spesso richiamate, come la lotta di classe, per affermare la centralità dell’opzione preferenziale per gli esclusi e l’attenzione al popolo come categoria “poliedrica”, in cui ogni cultura deve essere rispettata nel suo potenziale contributo all’umanità intera, mentre le differenze sono valorizzate nel dialogo e nella condivisione. Così, ad esempio, nell’Esortazione post-sinodale Christus vivit  del 25 marzo 2019, seguita al Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani, Francesco riprende la definizione di “popolo” data da Rafael Tello: «Quando parliamo di “popolo” non si devono intendere le strutture della società o della Chiesa, quanto piuttosto l’insieme di persone che non camminano come individui, ma come il tessuto di una comunità di tutti e per tutti, che non può permettere che i più poveri e i più deboli rimangano indietro: “Il popolo vuole che tutti partecipino dei beni comuni e per questo accetta di adattarsi al passo degli ultimi per arrivare tutti insieme” (la citazione è tratta da Rafael Tello, La nueva evangelización , Tomo II  [Anexos I  y II ], Buenos Aires 2013, 111)» (n. 231).

Infine, riguardo all’attenzione riservata ai “movimenti popolari” può essere interessante citare la Lettera di Santa Cruz , documento finale del secondo incontro mondiale dei movimenti popolari, tenutosi a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia, nei giorni 7-9 luglio 2015, arricchito dalla visita di Papa Francesco: la lettera si pone in piena sintonia con quanto dice l’enciclica riguardo al fatto che la problematica sociale e quella ambientale costituiscono due facce della stessa medaglia. «Un sistema che non può offrire terra, casa e lavoro a tutti, che mina la pace tra le persone e minaccia la sussistenza stessa della madre terra, non può continuare a reggere il destino del pianeta. Dobbiamo superare un modello sociale, politico, economico e culturale in cui il mercato e il denaro sono divenuti l’asse regolatore dei rapporti umani a tutti i livelli. Il nostro grido, quello di quanti sono più esclusi ed emarginati, obbliga i potenti a comprendere che così non si può andare avanti... Non vogliamo escludere né essere esclusi. Vogliamo costruire uno stile di vita in cui la dignità si levi al di sopra di ogni altra cosa».

L’eco di questi temi, spesso riconoscibile nel testo dell’enciclica, è chiaramente presente nella lettera indirizzata daPapa Francesco il 12 aprile 2020 ai Movimenti Popolari, dove — anche in riferimento alla terribile pandemia dovuta al Coronavirus — è detto: «Il progetto di sviluppo umano integrale, a cui aneliamo, si fonda sul protagonismo dei popoli in tutta la loro diversità, e sull’accesso universale a quelle tre T per cui lottare: tierra, techo e trabajo (terra — compresi i suoi frutti, cioè il cibo — casa e lavoro). Spero che questo momento di pericolo ci faccia riprendere il controllo della nostra vita, scuota le nostre coscienze addormentate e produca una conversione umana ed ecologica che ponga fine all’idolatria del denaro e metta al centro la dignità e la vita. La nostra civiltà, così competitiva e individualista, con i suoi frenetici ritmi di produzione e di consumo, con i suoi lussi eccessivi e gli smisurati profitti per pochi, ha bisogno di un cambiamento, di un ripensamento, di una rigenerazione. Voi siete i costruttori indispensabili di questo cambiamento ormai improrogabile».

Proprio al servizio di un tale cambiamento mi sembra che Papa Francesco abbia voluto, pensato e scritto questa enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, che in tale luce risuona sì come un grido d’allarme, ma anche come un appello ricco di fede e di speranza per tutti.

di Bruno Forte