· Città del Vaticano ·

Fraternità - Una rilettura di Luca, 14, 1-23

Tutti fratelli al banchetto del Regno di Dio

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14 ottobre 2020

I banchetti ai tempi di Gesù non erano solo un’opportunità per offrire ospitalità, ma delineavano anche un quadro sociale di quanti vi partecipavano. La scelta dei commensali da parte del padrone di casa e la semiotica della loro collocazione nei tavoli principali non di rado era più importante del pranzo stesso. Gesù si recava spesso ai diversi banchetti e convivi a cui veniva invitato. Questo gli valse critiche moralistiche per le persone che frequentava, come «i pubblicani e i peccatori» (Luca , 5, 30), e anche gli appellativi di “mangione” e “beone” (Matteo , 11, 19). Ma il Maestro sedeva anche alla tavola di persone ritenute “politicamente corrette” e dei “giusti farisei”. È quest’ultimo caso a costituire la cornice del racconto del Vangelo lucano sopracitato: «Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei» (Luca , 14, 1). Gesù approfittava spesso del clima colloquiale e informale di questi incontri gastronomici per offrire, con il suo esempio e con la sua parola, insegnamenti sul Regno di Dio.

Nel caso che stiamo esaminando Gesù viene invitato a un banchetto nel giorno di shabat, con il chiaro intento di tendergli una trappola, espediente usato spesso dai fondamentalisti di allora. Dinanzi alla guarigione operata da Gesù di un uomo idropico lì presente, nasce uno dei suoi tanti scontri con quei religiosi zelanti riguardo alla liceità di guarire in un giorno di riposo (cfr. Luca , 14, 2-5). Il racconto di Luca ci rivela però un atteggiamento radicato e fondamentale di Gesù, che conferisce una svolta definitiva al corso degli eventi narrati. Si tratta del dettaglio del suo sguardo che segue la scena e i partecipanti al banchetto, specialmente l’ignobile disputa per occupare i primi posti, ritenuti i migliori (cfr. ibidem , 14, 7). L’intensità dello sguardo di Gesù dà spazio al silenzio di cui lui approfitta per parlare, da quel preciso momento, sia agli invitati sia al padrone di casa, dell’universalità del banchetto nel Regno di Dio. Agli invitati che si precipitano per occupare i posti migliori, ricorda l’equazione contro-sistemica del suo regno di giustizia che sintetizza nella massima: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (ibidem , 14, 11). Al padrone di casa rovescia la piramide di prestigio di cui deve tener conto nella sua lista degli invitati per ricollocarli secondo “l’elenco dei convitati illustri” del Vangelo. Gesù lo riassume nella seguente tabella a due colonne di ospitalità e di ricompensa: «Non invitare i tuoi amici […] né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio […] invita poveri, storpi, zoppi, ciechi […] perché non hanno da ricambiarti» (ibidem , 14, 12-14). La grande mensa dell’universo della casa di Dio privilegia gli ultimi e si nutre del cibo dell’amore disinteressato. Come dice il Santo Padre: «Esiste la gratuità. È la capacità di fare alcune cose per il solo fatto che di per sé sono buone, senza sperare di ricavarne alcun risultato, senza aspettarsi immediatamente qualcosa in cambio» (Fratelli tutti , n. 139).

Un’affermazione di un invitato a quel banchetto, «beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!» (Luca , 14, 15), spinge Gesù a raccontare una parabola fondamentale per la comprensione integrale e universale del suo insegnamento. Allora il Maestro di Galilea parla di universalità, fraternità, fratellanza e integralità ecumenica del vangelo del banchetto nel Regno di Dio. Il padrone di casa della parabola stila la sua lista di invitati secondo la sua scala personale che, sebbene lui la ritenga ampia, è condizionata dal suo piccolo mondo conosciuto e dall’uniformità al suo stato sociale e culturale dove sceglie alcuni e scarta molti. In questo personaggio si può ben sintetizzare la riflessione fatta da Francesco: «Non si dirà mai che non sono umani [i migranti], però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani» (Fratelli tutti , n. 39).  Ma gli invitati, appartenenti a tre classi sociali affini, scusandosi, rifiutano, uno dopo l’altro, l’invito. Adducendo come scusa il primo il controllo dei nuovi beni acquisiti (cfr. Luca , 14, 18), il secondo la sua egoistica ambizione imprenditoriale (cfr. Lc  14, 19) e il terzo il rifugio nel comfort familiare, non fanno altro che provocare l’ira del padrone di casa (cfr. Lc  14, 21).

Ma questa “santa collera” fa sì che il padrone di casa apra la sua mente, il suo universo e il suo sguardo umano verso i presenti nella lista che aveva scartato. La nuova dinamica, associata da Gesù alla stessa sinergia del Regno di Dio, si esprime in due movimenti che estendono i circoli fraterni. Il primo allarga l’orizzonte dell’umanità a quanti popolano le periferie scartate delle città, che sono costretti a vivere nelle piazze pubbliche, ai “senzatetto”, a “quanti non valgono nulla per il mondo”: «Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi» (Luca , 14, 23). Tuttavia, con grande sorpresa del padrone di casa, ci sono ancora posti disponibili al banchetto.  A quel punto Gesù disegna un nuovo circolo dalle dimensioni infinite e universali della mensa che nella sua narrativa ha Dio come anfitrione.  Come afferma Papa Francesco: «La proposta è quella di farsi presenti alla persona bisognosa di aiuto, senza guardare se fa parte della propria cerchia di appartenenza» (Fratelli tutti , n. 81). Allora il padrone di casa ordina al servo di spingere a partecipare al banchetto tutti quelli che vede per riempire la grande mensa: «Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia» (Luca , 14, 23). In definitiva, dai vangeli fluisce l’invito a un banchetto particolare e unico con questo motto sul biglietto d’invito: Siamo tutti fratelli, fraterni, commensali, invitati, integrati e interconnessi alla mensa del Regno che ha Dio come anfitrione!

di Marcelo Figueroa