· Città del Vaticano ·

Tracce tedesche nella Città Eterna

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Cronache romane - Da Carlo Magno alla seconda guerra mondiale

09 ottobre 2020

La storia della civiltà italiana non è pensabile senza influenze tedesche e viceversa. Questo stretto legame è più che mai evidente a Roma. Uomini e donne dell’area linguistica tedesca  sono giunti in questa città come pellegrini, ecclesiastici, artisti e studiosi, lasciando tracce del loro passaggio. È in questi luoghi che ci conduce un nuovo libro su Roma, presentato qui dal suo autore.

Chi si reca in Paesi lontani, per prima cosa vi cerca le cose diverse, sconosciute. Una delle ragioni per cui viaggiare aiuta la formazione è che si abbandonano le cose familiari. È quindi ancor più sorprendente se in un altro Paese si trovano tracce della propria identità. In nessun luogo al mondo questa esperienza può essere vissuta in modo più intenso che a Roma. Qui, in ogni angolo e anfratto si trovano tracce tedesche. E come potrebbe essere altrimenti, visto che la cultura italiana e quella germanico-tedesca sono strettamente intrecciate tra loro da due millenni? Nell’antichità il dominio dei romani si estendeva a sinistra del Reno e a sud del Danubio. A partire da Carlo Magno, tutti i re tedeschi del Medioevo hanno cercato di conquistare la corona dell’Italia prima di farsi incornare imperatori dal Papa nella ba-silica di San Pie-tro. Sulla pietra so-pra la quale av-veniva l’atto del-l’inco-ronazione passano ogni giorno migliaia di turisti senza saperlo. Otto tedeschi sono stati eletti Papa, ultimo dei quali Benedetto xvi  nel 2005. Per la maggior parte sono stati riformatori che hanno lasciato solo poche tracce visibili. Tre di loro sono sepolti a Roma.

Pellegrini da al di là delle Alpi

Nel Medioevo si creò, tra la basilica di San Pietro e il Gianicolo, un vero e proprio villaggio  tedesco dentro la città. Un tempo nei vicoletti vivevano artigiani tedeschi, osti, artisti e collaboratori della curia vaticana. Il nome “borgo” ricorda ancora oggi queste origini, e lo stesso vale per i nomi delle chiese di Santo Spirito e San Michele in Sassia (Sassonia). Ultimo vestigio della presenza tedesca vicino a San Pietro è il complesso del  Campo Santo Teutonico, con il suo famoso cimitero, nel quale riposano personaggi noti come il poeta Stefan Andres, il pittore Joseph Anton Koch e l’archeologo Ludwig Curtius.
A partire dal Medioevo giunsero nella Città Eterna anche pellegrini provenienti dall’altro lato delle Alpi. Nel xiv  fu creato per loro un ospizio, l’Anima, al centro della città. L’annessa cappella fu dedicata a Santa Maria delle Anime, ovvero Maria come avvocata delle anime del purgatorio. All’inizio del xvi  secolo questa venne ricostruita con la disposizione di una chiesa a sala (“alemannico more”, come dicevano i contemporanei), probabilmente con la partecipazione del grande architetto Bramante. Jakob Fugger il ricco era tra i mecenati. Questo tempio è oggi la chiesa nazionale tedesca. La cura delle anime dei cattolici di lingua tedesca è affidata a un curato tedesco, mentre l’annesso collegio è diretto da un austriaco. Una peculiarità dell’Anima era il suo status giuridico: dal punto di vista ecclesiale era sottoposta direttamente alla Santa Sede; da quello politico, invece, sottostava come molti conventi direttamente all’imperatore. Nel 1803 l’Anima sfuggì alla secolarizzazione. Dopo lo scioglimento del Sacro Romano Impero della nazione germanica nel 1806 è quindi uno dei suoi ultimi vestigi. Il bacino d’utenza della chiesa e del convento corrisponde tuttora agli antichi confini dell’impero. La particolare posizione dell’Anima è ricordata ancora oggi dall’aquila imperiale che sovrasta la torre.
Nel 1510 Martin Lutero soggiornò a Roma svolgendo tutte le pie devozioni comuni all’epoca. A quei tempi, nella capitale dell’antico Stato della Chiesa ai fedeli protestanti era negata una chiesa propria e le funzioni non cattoliche al massimo si potevano tenere presso le legazioni straniere. Nel 1817  ci fu una prima funzione luterana nella residenza del legato prussiano. Poco dopo fu costruita una cappella nella legazione sul Campidoglio. Nell’edificio rinascimentale di palazzo Caffarelli, che dal 1871 ospitò la legazione prussiana presso il Regno d’Italia, fu allestita a nome dell’imperatore Guglielmo ii  una sala del trono propria. Del territorio dell’ambasciata facevano parte anche un ospedale protestante e il primo istituto archeologico. Nel corso della prima guerra mondiale gli edifici dell’ambasciata furono espropriati dall’Italia e la sala del trono e la cappella furono distrutte.  Tra l’altro, all’epoca furono confiscati anche l’edificio dell’ambasciata austriaca, palazzo Venezia, e la splendida residenza dell’ambasciatore austriaco, palazzo Chigi.
A partire dal 1871 le comunità non cattoliche poterono muoversi liberamente. La comunità luterana trovò una nuova casa nella chiesa di Cristo. I lavori erano diretti da Franz Schwechten, costruttore della Gedächtniskirche (chiesa della Memoria) a Berlino. Guglielmo ii  appoggiò la nuova costruzione, essendo convinto della necessità di una presenza visibile del luteranesimo a Roma. Si potrebbe raccontare anche del cimitero protestante presso la Porta Ostiense, situato in un luogo pittoresco tra le mura aureliane e la Piramide Cestia. Vi sono sepolte numerose personalità tedesche, austriache e svizzere, come ad esempio August von Goethe, figlio del poeta, o Gottfried Semper.
“Pellegrini” di altro genere sono giunti a Roma in età moderna. Pittori come il giovane Peter Paul Rubens o Adam Eisheimer cercarono di plasmare il loro stile alla scuola dei grandi maestri (il secondo è sepolto a Roma). Anton Raphael Mengs fece della città il centro della sua attività e lasciò opere importanti, anche in Vaticano. La pittrice Angelika Kauffmann, che ritrasse Goethe durante il suo soggiorno a Roma, era il fulcro di una cerchia di intellettuali. Ludovico i   di Baviera, la cui villa si vede ancora oggi nei pressi della scalinata di piazza di Spagna, sosteneva gli artisti. Vicino a lui, i nazareni vivevano in una comunità quasi claustrale. Nel Casino Giustiniani Massimo lasciarono un ciclo di affreschi poco noto. Anche nel xx  secolo la città ha esercitato una grande forza di attrazione sugli artisti. Ci sono targhe a ricordare il letterato Thomas Mann, che nel suo appartamento vicino al Pantheon scrisse ai Buddenbrook, e Ingeborg Bachmann, che per tutta la vita non riuscì a staccarsi da Roma.

Tempi bui

Seguendo le tracce tedesche a Roma, non si trovano solo impronte gloriose, ma anche orme che ricordano i tempi bui del rapporto tra italiani e tedeschi. In via Rasella ci sono ancora i fori delle pallottole dell’attentato contro un reggimento di polizia tedesca compiuto dai partigiani nel 1943. Il comando militare tedesco allora decise, con espressa approvazione di Hitler, di fare fucilare dieci ostaggi italiani per ognuno dei 33 tedeschi uccisi. L’esecuzione avvenne nelle cave di tufo ardeatine nei pressi della via Appia. Il museo che si trova lì è per gli italiani un luogo storico di memoria. Nel centro di documentazione sulla resistenza nell’ex carcere delle ss  ancora oggi si possono leggere i graffiti lasciati sui muri dai detenuti.


di Jörg Ernesti