· Città del Vaticano ·

Tensioni tra Israele e Unhchr

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Sospesa la concessione dei visti

19 ottobre 2020

Continuano a deteriorarsi i rapporti fra Israele e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr).
Un reportage pubblicato in esclusiva lo scorso 15 ottobre da una testata indipendente inglese ha infatti rivelato che lo Stato Israeliano ha deciso di sospendere la concessione dei visti per gli impiegati dell'agenzia Onu. A causa di questa decisione, 9 dei 12 membri del personale avrebbero immediatamente lasciato il Paese per via della incombente scadenza dei loro permessi, stando a quanto confermato dallo stesso Unhchr. Fra questi ci sarebbe anche il Direttore nazionale, l'australiano James Heenan.
I membri con un visto non in scadenza sono invece rimasti sul territorio israeliano e continuano a svolgere normalmente le loro mansioni negli uffici, che sono regolarmente aperti. Vi sono poi tre impiegati che avrebbero dovuto assumere a breve l'incarico in Israele e hanno invece sospeso la loro partenza.
Questa decisione del governo israeliano riflette appieno il clima di tensione con l'Unhchr, dal momento che i visti lavorativi sono generalmente concessi in automatico agli impiegati delle Nazioni Unite.
Rupert Colville, un portavoce dell'Unhchr, ha dichiarato: «Continuiamo a sperare che questa situazione sarà presto risolta, e siamo attivamente impegnati con le parti interessate affinché questo accada».
L'organo delle Nazioni Unite si occupa della stesura di reportage periodici sul rispetto dei diritti umani nelle regioni occupate da Israele, ovvero la Cisgiordania, la striscia di Gaza e Gerusalemme est. Questo compito estremamente delicato aveva già portato in tempi recenti a delle frizioni fra lo Stato Israeliano e l'Alto Commissariato. Nel febbraio 2020, infatti, Israele aveva sospeso i rapporti con l'Unhchr in seguito alla pubblicazione da parte dell’agenzia di un report che documentava la presenza di 112 compagnie commerciali operanti irregolarmente all'interno degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. In quel frangente, l'allora Ministro degli Esteri israeliano Israel Katz definì la rottura come «una misura dura ed eccezionale». Dal mese di giugno inoltre, tutte le richieste di nuovi visti non hanno ricevuto risposta, e i passaporti inoltrati agli uffici governativi per il rinnovo sono stati rispediti al mittente senza proroga.
Anche altri operatori umanitari avevano avuto problemi con Israele nel corso degli ultimi mesi: nel novembre 2019, infatti, il Direttore nazionale dell'organizzazione non governativa Human Rights Watch, Omar Shakir, venne espulso dal Paese con l'accusa di sostegno alla campagna antiisraeliana “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni”. Shakir ha commentato la vicenda del mancato rinnovo dei visti per gli operatori dell'Unhchr, esprimendosi molto criticamente nei confronti del Governo israeliano.
Intervenendo sulla vicenda, un portavoce del Ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che la sospensione del rilascio dei visti non aggiunge nulla all'interruzione dei rapporti fra il Paese e l'agenzia avvenuta lo scorso febbraio.

di Giovanni Benedetti