· Città del Vaticano ·

Sulla tomba del Poverello ad Assisi

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08 ottobre 2020

Dopo Greccio,  dove il 1°  dicembre 2019 aveva offerto alla Chiesa la lettera apostolica Admirabile signum sul significato e il valore del presepe, Papa Francesco ha scelto un altro luogo del santo di cui porta il nome, il più importante,  per firmare la sua terza enciclica. Nel pomeriggio di sabato 3 ottobre, vigilia della festa liturgica del patrono d’Italia, si è infatti recato ad Assisi per celebrare la messa sulla tomba Poverello; e al termine, sullo stesso altare di marmo bianco, con la sua caratteristica grafia minuta, ha scritto a penna il proprio nome sul documento Fratelli tutti .

Come per la precedente encliclica Laudato si’ del 24 maggio 2015, Papa Bergoglio si è lasciato ispirare dall’umile frate  per una riflessione «sulla fraternità e l’amicizia sociale»,  nella scia del Documento  sulla Fratellanza umana sottoscritto ad Abu Dhabi nel febbraio 2019. Sotto un cielo grigio coperto dalle nubi, con pioggia a tratti, è giunto in automobile presso la basilica del Santo pochi minuti dopo le 15, trattenendosi per circa un’ora e mezza. Nella cripta, indossati i paramenti, il Pontefice ha presieduto il rito in un’atmosfera di sobria semplicità, alla luce tenue delle candele e delle lampade. Alla proclamazione delle letture della solennità del “Serafico padre” ( Siracide 50, 1,3-7; Salmo 15; Galati 6, 14-18) è seguita quella del vangelo ( Matteo 11, 25-30) da parte di padre Mauro Gambetti, custode del Sacro convento, che ha poi distribuito la comunione ai pochi che hanno potuto essere presenti:  alcuni frati della comunità conventuale, qualche suora francescana, il sindaco assisiate Stefania Proietti, l’arcivescovo Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, e il cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli. Con loro anche  i monsignori Paolo Luca Braida, António Ferreira da Costa, capi ufficio della segreteria di Stato, e Juan A. Cruz Serrano, del personale diplomatico in servizio presso la sezione per gli affari generali. Il Papa non ha pronunciato l’omelia, ma è rimasto in silenzioso raccoglimento, prendendo la parola solo alla fine della messa, per presentare i tre prelati. «Adesso — ha annunciato — firmerò l’Enciclica  che porta sull’altare Monsignor Paolo Braida», il quale «è l’incaricato delle traduzioni e anche dei discorsi del Papa nella Prima Sezione. Lui sorveglia tutto — ha aggiunto — e per questo ho voluto che fosse presente qui, oggi, e mi portasse l’Enciclica. Con lui sono venuti due traduttori: don Antonio, traduttore della lingua portoghese, ha tradotto dallo spagnolo al portoghese; e don Cruz, che è spagnolo, e ha un po’ sorvegliato le altre traduzioni dall’originale spagnolo. Lo faccio come un segno di gratitudine a tutta la Prima Sezione della Segreteria di Stato, che ha lavorato in questa stesura e traduzione», ha concluso. Un lungo applauso ha rotto il silenzio nel momento della firma di Fratelli tutti: «Sono umili, questi traduttori: si nascondono!», ha commentato scherzosamente il vescovo di Roma chiamando accanto a sé i tre per la foto-ricordo. Quindi ha raggiunto il chiostro, dove ha salutato una novantina di persone — per la maggior parte frati — tra cui i ministri generali delle famiglie francescane. Risalito a bordo della auttovettura blu, verso le 16.35 Francesco è ripartito alla volta del Vaticano. In tarda mattinata, nel viaggio di andata verso Assisi, il Papa aveva fatto tappa a Spello, presso il Monastero delle clarisse di Vallegloria, in diocesi di Foligno. Giunto quindi nel primo pomeriggio nella città di san Francesco, il Pontefice ha anche sostato brevemente al Protomonastero di Santa Chiara, per salutare le claustrali. «Grazie tante — ha lasciato scritto — per il vostro lavoro di preghiera e presenza silenziosa nella Chiesa. Per favore pregate per me e la Madonna vi custodisca».

di Gianluca Biccini