· Città del Vaticano ·

Un’alleanza fraterna tra musicisti e parrocchie

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Cronache romane

31 ottobre 2020

Di fronte agli attacchi del male, a dispetto della crudeltà più cieca, la Chiesa rilancia sempre nel nome dell’amore e dell’accoglienza. I tragici fatti di Nizza inducono ovviamente alla paura, quindi alla chiusura. Invece, le parrocchie si mostrano ancora più aperte, accoglienti, pronte ad abbracciare il grido di dolore, come la muta sofferenza. Tanto più ora che il microscopico virus covid-19 torna prepotentemente a riempire il nostro orizzonte.

L’aggravarsi della pandemia è sotto gli occhi di tutti e questo sta costringendo molti paesi a ricorrere a misure forti. Le restrizioni sono necessarie, ma ovviamente chiedono sacrifici. A volte grandi sacrifici. Così, alcune categorie sono ridotte alla assoluta inattività.

Ed è proprio quello che sta accadendo a tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nel mondo della cultura e soprattutto nel mondo dello spettacolo. Chiusi i teatri, i cinema, le sale da concerto. Migliaia e migliaia di addetti del settore rimasti dall’oggi al domani senza lavoro.

Come era inevitabile infuriano le polemiche, “perché le chiese aperte e i teatri chiusi?”; “perché le messe sì e i concerti no?”. Il problema naturalmente non sono le chiese aperte, ma i concerti chiusi. Una discrasia difficile da digerire. Ma più che abbandonarsi alle sterili polemiche, tanto vale darsi da fare e farsi venire qualche idea.

E l’idea è venuta a Nicola Bultrini, già apprezzato poeta, ma sempre vicino anche al mondo della musica. Un’idea semplice e facile da realizzare. Far suonare i musicisti professionisti durante la messa. «Credo che l’iniziativa abbia un significato profondo — dice Bultrini —. Innanzitutto, la musica (come tutta l’arte) non è mero intrattenimento e neppure semplice manifestazione culturale. Ma più nel profondo, è nutrimento per la mente e per lo spirito, di cui c’è bisogno come, e forse di più, di alcuni farmaci. E poi, le parrocchie, che sono la Chiesa tra la gente, ancora una volta si dimostrano pronte a rispondere senza indugi ai problemi reali, in maniera concreta, forte, senza retorica o esibizionismo».

Varie parrocchie romane hanno immediatamente dato la loro disponibilità, parroci Rock’ n Roll si dirà. E perché no? Certamente uomini di Chiesa che hanno un rapporto diretto con la realtà e che, di fronte alle difficoltà della gente non perdono tempo in chiacchiere.

Don Elio, della parrocchia dei Santi Vitale e Compagni Martiri, in via Nazionale; Don Pietro della parrocchia di Sant’Eustachio in piazza Sant’Eustachio; Don Manlio, della parrocchia Sant’Ippolito, in viale delle Province. I musicisti coinvolti sono quelli dell’Orchestra di piazza Vittorio, ma neanche questo è un caso.

L’Orchestra (che quest’anno ha anche vinto il Davide di Donatello), da quasi venti anni esprime un ensemble davvero multietnico e rappresenta una realtà unica che trova la sua ragion d’essere nella commistione dei linguaggi testuali e musicali, nella ferma consapevolezza che mischiare culture produca bellezza. E così, musicisti professionisti provenienti da ogni angolo del globo (dall’Africa al Medio Oriente, dall’America Latina all’Europa dell’Est), domenica suoneranno durante la messa, accompagnando la liturgia.

Alle 11.30 nella chiesa dei Santi Vitale e Compagni Martiri, suoneranno Omar Lopez Valle, Stan Adams, Peppe D’Argenzio. Alle 12 nella chiesa di Sant’Eustachio, suoneranno Leandro Piccioni, Ziad Trabelsi, Houcine Ataa, Pino Pecorelli. Alle 18 nella chiesa di Sant’Ippolito, suoneranno Carlos Paz Duque, Emanuele Bultrini, Kaw Sissoko. Pino Pecorelli, vice direttore dell’Orchestra, spiega: «In 18 anni di attività abbiamo avuto la fortuna di suonare ovunque, di portare le nostre opere liriche nei teatri più importanti d’Italia e d’Europa. Abbiamo raccontato la nostra storia e la nostra idea di dialogo tra le religioni nelle chiese, nelle scuole, nei centri di prima accoglienza. L’Orchestra nasce per essere un gruppo live e i suoi musicisti vivono proprio grazie all’attività concertistica: ora più che mai l’assenza di spazi di lavoro e di confronto con il pubblico minano la sua stessa esistenza e sopravvivenza. E allora, stimolati dall’idea del nostro amico il poeta Nicola Bultrini, proviamo a dare un segnale di speranza e organizziamo una giornata di musica nelle chiese di Roma. Sono gli unici spazi che in questo grave momento possono accogliere il nostro desiderio di tenere, attraverso le nostre canzoni, ancora alta l’attenzione sul mondo dello spettacolo dal vivo, così come sui fenomeni migratori, sulle tematiche a noi care del dialogo e del confronto tra i popoli».

Si badi bene, non si tratta di concerti, ma del semplice accompagnamento musicale alle messe ordinarie della domenica, da parte di musicisti provenienti da tanti paesi diversi. Anche così la Chiesa si apre al mondo e tende la mano. In fondo, anche in questo piccolo gesto è l’autentica fratellanza, di cui tanto ci parla il Santo Padre.