· Città del Vaticano ·

La preghiera che resiste

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30 ottobre 2020

«Nonostante il dolore che ci attanaglia, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura e, con l’intera nazione, vogliono affrontare questa minaccia infida e cieca». È quanto si legge nella nota pubblicata ieri dalla Conferenza episcopale francese poche ore dopo il brutale attacco terroristico perpetrato nella basilica di Notre-Dame a Nizza. Ricordando il sacrificio di padre Jacques Hamel, il sacerdote assassinato nel 2016 da due giovani estremisti mentre celebrava la messa a Rouen, i presuli hanno sottolineato la necessità di «ritrovare la fraternità, indispensabile per tenerci tutti in piedi di fronte a queste minacce». Ieri alle 15, in segno di lutto per le vittime di Nizza, le campane di tutte le chiese del paese sono risuonate a morto.


Dopo l’attacco a Nizza

Una nuova ondata di terrore


Per le intelligence occidentali non era un mistero che nella galassia jihadista qualcosa si stesse muovendo e che la Francia fosse, ancora una volta, al centro del mirino. L’attacco avvenuto ieri alla basilica di Nizza, nel quale sono state uccise tre persone e gravemente ferita una quarta, è quindi solo l’ultima conferma della nuova ondata jihadista in atto in Europa e che, complice anche l’emergenza sanitaria, rischia di essere molto più pericolosa delle precedenti alimentando divisioni e scontri sul piano politico.

L’allerta, al momento, è massima. L’attacco di Nizza arriva a pochi giorni di distanza dalla macabra decapitazione del professore Samuel Paty. Il presidente Macron, che ieri pomeriggio si è recato sul luogo dell’attentato, ha parlato esplicitamente di «terrorismo islamista» e ha garantito ai cattolici «sostegno da tutto il Paese». L’Eliseo ha predisposto un rafforzamento delle misure di sicurezza con il passaggio da 3000 a 7000 dei militari impegnati nell’operazione “Sentinelle”. Il premier Castex ha inoltre annunciato che verrà attivato subito il piano “Vigipirate” che rappresenta il livello massimo di allerta antiterrorismo in tutto il Paese. Numerose le manifestazioni di solidarietà dal mondo. Ahmed Al Tayyib, il Grande Imam di Al-Azhar, il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita, ha condannato l’attacco sottolineando che «le religioni sono innocenti» e non hanno colpe «per questi atti criminali». Dal canto suo, il segretario generale del Comitato superiore della Fraternità umana e stretto collaboratore del Grande imam di Al-Azhar, Mohammed Abdesalam Abdellatif, ha usato parole ancor più incisive: «Vorrei dire al popolo francese che siamo tutti dalla stessa parte contro il terrorismo. Dobbiamo essere ancora più uniti nell’affrontare questo nemico comune che manipola le differenze per dare sfogo al suo odio insensato».   

A colpire è la storia personale del killer, un 21enne tunisino, che avrebbe agito da solo, senza alcun collegamento con possibili cellule dormienti. Brahim Aoussaoui, questo il suo nome, era sbarcato a Lampedusa insieme ad altri migranti alla fine di settembre. Secondo le ricostruzioni, dopo un breve passaggio all’hotspot di Lampedusa, il giovane tunisino venne trasferito sulla nave quarantena Rhapsody dove rimase fino all’8 ottobre. Il 9 ottobre fu trasferito in un Centro per migranti a Bari. Ottenuto il foglio di via, ebbe modo di raggiungere, in maniera clandestina, la Francia. Pochi giorni fa, secondo i media, aveva detto al fratello — che vive in Tunisia — di «voler passare la notte davanti alla basilica». Il giovane aveva anche inviato al fratello una foto dell’edificio. La famiglia ha confermato ieri che «quello che abbiamo visto nelle immagini è lui, nostro figlio». «Mi telefonò non appena arrivato in Francia» ha spiegato la madre ai media locali. Un vicino di casa ha detto che prima di abbandonare il Paese «aveva fatto diversi lavori».

La procura di Tunisi ha aperto un’inchiesta. Fonti del Viminale citate dall’Ansa riferiscono che il giovane tunisino non era mai stato segnalato; «il 9 ottobre aveva ricevuto un decreto respingimento con ordine di abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni». Sulla vicenda il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica italiana) sentirà il ministro dell’interno Lamorgese e il capo della polizia Gabrielli.

I fatti di Nizza si inseriscono in un momento di tensione internazionale, seguito all’assassinio del professore francese Samuel Paty. Ankara ha condannato l’attacco a Nizza. Tuttavia, quattro giorni fa il presidente turco Erdoğan ha usato parole molto dure nel parlare delle condizioni dei musulmani in Europa. Toni pensati, che rappresentano il culmine di una durissima polemica proprio con Macron e aggravata dalle vignette di «Charlie Hebdo». Erdoğan ha criticato direttamente il presidente accusandolo di non fare nulla per l’integrazione dei musulmani nel suo Paese e chiedendo al mondo arabo di boicottare i prodotti francesi. L’Eliseo, dal canto suo, ha denunciato che «è in atto una campagna islamista contro la Francia. Non è scoppiata per caso ed è organizzata, dietro ci sono persone di nazionalità turca».

Tensioni di vecchia data, queste, che si inquadrano oggi in uno scenario geopolitico molto più vasto. Francia e Turchia stanno combattendo una battaglia delicatissima nel Mediterraneo centrale e in Libia. Nel primo caso, Parigi ha spesso criticato i progetti energetici turchi parlando di «pericolose avventure». Erdoğan ha inviato diverse navi per esplorazioni alla ricerca del gas, suscitando anche le reazioni della Grecia.

Dall’altra parte c’è la Libia, dove si gioca una partita ancora più complessa: la Francia ha più volte cercato di prendere l’iniziativa diplomatica per risolvere la crisi nel Paese nordafricano. Tuttavia, non ha ricevuto la piena collaborazione di Ankara che anzi, secondo alcuni osservatori internazionali vede nella Libia — dove le sue truppe combattono al fianco dell’esercito leale al governo riconosciuto dall’Onu — l’opportunità di rafforzare la sua influenza sul Mediterraneo e la sua indipendenza dalla Nato.