· Città del Vaticano ·

Fondamenti e dinamiche della teologia mistica nella «Scientia Crucis» di Edith Stein

La croce e la notte

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30 ottobre 2020

La Scientia Crucis di Edith Stein è stata il tema della relazione in streaming tenuta il 27 ottobre da Emma Caroleo durante il secondo incontro del ciclo di conferenze sui grandi libri della tradizione cristiana organizzato dal Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado della Gregoriana.

La docente ha esordito ripercorrendo brevemente la biografia della Stein, nata a Breslavia da famiglia ebraica il 12 ottobre 1891 e formatasi alla scuola fenomenologica di Husserl, avendo come colleghi Max Scheler e Adolf Reinach. Arruolatosi volontario durante la Grande Guerra, quest’ultimo morì nel 1917. Quando la Stein ne andò a visitare la vedova, si trovò davanti una donna sostenuta da una grande fede: «Fu il mio primo incontro con la croce e con la forza divina che essa comunica a chi la porta. Vidi per la prima volta, tangibile davanti a me, la Chiesa nata dal dolore del Redentore nella sua vittoria sul pungolo della morte. Fu il momento — scriverà Edith Stein — in cui andò in frantumi la mia incredulità e risplendette la luce di Cristo, Cristo nel Mistero della Croce». Convertitasi al cattolicesimo e affascinata da Teresa d’Avila, pur sentendosi attratta dal Carmelo e dalla vita religiosa, su indicazione del suo direttore spirituale, per dieci anni continuò a dedicarsi all’insegnamento e all’attività di conferenziera. Allontanata dalla cattedra di Pedagogia Scientifica di Müster nel 1933 a seguito delle leggi razziali del Reich, il 15 ottobre di quell’anno entrò nel Carmelo di Colonia prendendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Qui scrisse Essere finito e essere eterno nel quale tentò di conciliare il realismo di Tommaso d’Aquino e il metodo fenomenologico di Husserl. Per tutelarla, il suo ordine la trasferì nel Carmelo di Echt in Olanda ma fu inutile: catturata e deportata, prima a Westerbork e poi a Auschwitz, venne qui uccisa il 9 agosto 1942 insieme alla sorella Rosa.

La Scientia Crucis nacque come opera commemorativa nel quarto centenario della nascita di Giovanni della Croce. La Stein ripercorre tutte le opere del fondatore dei Carmelitani Scalzi, ovvero Salita del Monte Carmelo, Notte oscura, Cantico spirituale e Fiamma d’amore viva, nelle quali viene elaborata una teologia mistica che segue un filo conduttore rappresentato dalle immagini della croce e della notte. I temi centrali della Scientia Crucis sono l’ascesa verso Dio attraverso la crocifissione e l’unione sponsale dell’anima con il suo Signore. Divisa in tre parti (Il messaggio della Croce, La dottrina della Croce e Frammento della Croce), l’opera si presenta come un dialogo psicologico, spirituale e paradigmatico con le opere di Giovanni della Croce. Nella prima parte Stein descrive tutte le circostanze attraverso le quali Giovanni della Croce viene attirato al mistero della sofferenza, ovvero la morte del padre e del fratello, le tribolazioni dell’adolescenza nello studio e nel lavoro, le difficoltà incontrate nella vita religiosa a causa dei confratelli. Non meno importanti furono la celebrazione dell’eucaristia, due visioni che ebbe ad Avila e Segovia e la meditazione su alcuni passi della Bibbia sul tema della sofferenza in Isaia e in Paolo. Tutto ciò ha insegnato al mistico quella che il vangelo chiama “via stretta”. Ne La dottrina della Croce, invece, la Stein si sofferma sull’affinità della croce e della notte nel pensiero del religioso spagnolo. La notte dei sensi rappresenta la porta stretta attraverso cui è necessario passare e nella quale l’uomo attivamente prende coscienza del proprio limite, e passivamente si lascia abitare dalla grandezza di Dio. La notte dello spirito costituisce un ulteriore passo nel riconoscere la propria finitezza a livello spirituale: non potendosi appoggiare sulle proprie forze, il mistico deve confidare esclusivamente nella grazia, il che gli consente di affacciarsi sulla soglia del Mistero di Dio. A questo punto Giovanni della Croce richiama la tripartizione agostiniana di intelletto, memoria e volontà, facoltà che devono essere purificate e trasformate secondo il santo spagnolo nelle corrispondenti virtù teologali fede, speranza e carità. Infine, Giovanni descrive l’unione mistica fra l’uomo e Cristo Crocifisso e Risorto nella quale l’anima trova il compimento del suo percorso attraverso l’abbraccio del suo Signore.

Nella terza parte Edith Stein raccoglie sia pensieri di Giovanni della Croce che le testimonianze dei suoi contemporanei. La composizione dell’opera rimane però incompiuta a livello letterario per l’arresto e la morte della Stein, ma suggellata dalla testimonianza del suo martirio.

di Nicola Rosetti