· Città del Vaticano ·

Segno di universalità e fraternità

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La settimana di Papa Francesco

29 ottobre 2020

I tredici nuovi cardinali che saranno creati dal Papa il 28 novembre


Papa Francesco nuovamente ci ha colti di sorpresa con l’annuncio della creazione di nuovi cardinali nel concistoro del 28 novembre, alla vigilia del tempo di Avvento. Questo primo dato ha certamente un suo significato: alcuni concistori sono stati fatti, compreso quello in cui sono stato creato cardinale, alla vigilia della solennità di Cristo Re, festa che conclude l’anno liturgico. La scelta odierna invece costituisce un segno, perché il Papa attraverso la nomina dei nuovi cardinali annuncia al mondo la speranza del Salvatore, in quanto essi sono chiamati a portare a tutti gli uomini di buona volontà l’annuncio della Buona Novella, che ha il suo inizio nel mistero dell’Incarnazione: l’infinitamente grande si fa infinitamente piccolo.

Con questi più stretti collaboratori il Papa manifesta l’universalità della Chiesa. Vedo che il Santo Padre continua con tutti i concistori a mantenere il numero fissato degli elettori, soltanto derogandolo temporaneamente perché comunque non si scenda mai al di sotto della soglia fissata da san Paolo VI a 120: questo vuol dire che il Pontefice ha sempre presente la realtà del Collegio cardinalizio che lo assiste nel governo della Chiesa universale.

Per entrare nel dettaglio, sembra che in questo nuovo concistoro ci siano delle nomine che hanno destato sorpresa, come quella del vicario apostolico del Brunei, Cornelius Sim, che potremmo dire ci rappresenta quei confini della terra in cui è giunto il Vangelo del Regno, ed esso può essere vissuto pur in un contesto in cui i cristiani sono una minoranza. Ieri, 28 ottobre abbiamo celebrato la festa dei santi apostoli Simone e Giuda Taddeo, ma è stato anche il giorno in cui si ricorda l’elezione di Giovanni xxiii nel 1958. Ecco, mi piace sottolineare questa universalità della Chiesa che nasce dalla predicazione degli apostoli e dei loro successori e arriva fino alla fine del mondo. Chi lo avrebbe mai immaginato? Ricordo che Papa Roncalli creò il primo cardinale dell’Africa sub sahariana, monsignor Lauren Rugambwa, dell’odierna Tanzania. Subito san Paolo vi però fece capire che la rivoluzione del Vangelo non è soltanto geografica, ma anche nelle nomine cardinalizie: un esempio è il Madagascar, dove non esistono più le caste ufficialmente, ma di fatto nella mentalità culturale ci sono ancora le divisioni in nobili, liberi e schiavi. Ebbene Papa Montini vi creò il primo cardinale che apparteneva a una famiglia di quelli che erano considerati schiavi. In effetti, entrano a far parte del Collegio cardinalizio non solo esponenti di tutti i popoli della terra ai quali gli apostoli annunziarono il Vangelo, ma anche di ogni classe sociale, di ogni ceto e cultura. Il Vangelo ha raggiunto il mondo intero ed è entrato in contatto con molte culture e tradizioni!

In questo concistoro ci sono sei cardinali provenienti dall’Italia: è veramente un onore per il Paese dove si trova la Sede di Pietro. Non solo quelli che saranno collaboratori del Papa più da vicino, come l’ecclesiologo Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei santi e già segretario del Consiglio di cardinali, ma anche quelli come padre Mauro Gambetti, custode del sacro convento di Assisi, chiamato a portare quasi fisicamente lo spirito di san Francesco nel Collegio cardinalizio. Da parte sua, l’arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino, Augusto Paolo Lojudice, porterà lo spirito di santa Caterina che andò ad Avignone a gridare al Papa e ai cardinali che tutti dobbiamo essere fedeli a Cristo e convertirci ogni giorno, indicando così che la vera riforma della Chiesa è quella della santità. Ricordo poi padre Raniero Cantalamessa, che ci ha sempre arricchito con le sue prediche, specialmente quelle del Venerdì santo, con le quali ci ha trasmesso dal punto di vista teologico e culturale una ricchezza enorme per comprendere sempre meglio il mistero di Cristo e della Chiesa. C’è poi monsignor Enrico Feroci, già direttore della Caritas di Roma, che incarnava il Vangelo con le opere al servizio dei più poveri e ha conosciuto negli anni di formazione in seminario un testimone del nostro tempo, tenacemente figlio della Chiesa di Roma e insieme “apritore” di una finestra sull’Oriente, don Andrea Santoro. Don Enrico poi ha ricevuto il Papa alla stazione Termini, quando è stata fatta l’apertura della «Porta santa della carità» nel Giubileo della misericordia. Con grande affetto ricordo poi monsignor Silvano Tomasi, che ho conosciuto quando stava a New York. Lui è scalabriniano, nella capitale statunitense si occupava dei migranti ed era sempre accanto a quelli che hanno dovuto lasciare la propria patria. Sicuramente, è una figura che arricchisce il Collegio cardinalizio attraverso la sua esperienza anche a Ginevra come rappresentante della Santa Sede e come nunzio apostolico in Etiopia, un Paese tanto caro alla Congregazione per le Chiese orientali, nel quale ci sono quasi tutti gli elementi della vita della Chiesa, per la presenza di ortodossi, protestanti e cattolici, oltre ai fedeli dell’islam. Un Paese, quindi, con una vocazione ecumenica e interreligiosa. Ricordo quanto monsignor Tomasi abbia offerto per la crescita e per l’identità del cristianesimo in Etiopia, giunto da Alessandria, e quanto ancor oggi fa per l’università cattolica di Addis Abeba. La scelta di queste persone da parte del Papa è un segno di grande riguardo per l’Italia e credo che nel Paese ci siano ancora le forze e le risorse per un rinnovamento della vita della Chiesa con tanta energia. Siamo pertanto riconoscenti al Santo Padre per aver integrato il collegio con questi fratelli.

Penso poi a quanti sono stati scelti nelle Americhe, in particolare dal Messico, dal Cile e dagli Stati Uniti d’America. Mi riferisco anzitutto agli arcivescovi di Santiago del Cile e di Washington: nelle loro persone, si conferma il segno che in molti Paesi l’arcidiocesi della capitale svolge una funzione speciale nel contesto sociale per la vicinanza che esiste con gli organismi pubblici. Sono molto contento in particolare per la creazione a cardinale dell’arcivescovo di Santiago del Cile, Celestino Aós Braco, perché vive in un Paese fratello dell’Argentina: una nazione con problematiche simili. Spero che i cileni trovino nella persona del neo cardinale un richiamo alla speranza per superare tutte le difficoltà che ci sono a livello sociale certamente, ma anche ecclesiale. Il nuovo cardinale di Washington, monsignor Wilton Gregory, è stato anche presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti d’America: anche lui potrà dare il suo contributo per la vita della Chiesa che non fa nessuna discriminazione. Per quanto riguarda monsignor Felipe Arizmendi Ezquivel, vescovo emerito di San Cristobal de las Casas in Messico, si vuole indicare una diocesi che è stata un grande laboratorio di missionarietà e di inculturazione, con tutta la nobile popolazione locale che custodisce la tradizione delle grandi civiltà antiche del Messico.

Vorrei anche ricordare tra i nuovi cardinali monsignor Mario Grech, proveniente da Malta: egli è chiamato guidare la Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, organismo che ha assunto un ruolo molto importante nel pontificato di Papa Francesco. Voglio anche segnalare monsignor Antoine Kambanda, il nuovo cardinale del Rwanda, una nazione che ha passato tante traversie: è stata infatti teatro di sanguinose guerre tribali che hanno portato molti morti. Adesso, con questa creazione cardinalizia, si vuol risaltare la sua importanza in Africa, nonostante la geografia ridotta. C’è infine il cardinale Jose Advincula, arcivescovo di Capiz, che porta nel Sacro Collegio una voce ulteriore di un Paese, le Filippine, che veramente ha la missione di essere presenza di Gesù e del Vangelo in Asia e i cui abitanti, molto laboriosi, si distinguono per la vivacità della loro fede cattolica nella madrepatria come ovunque sono nel mondo.

L’universalità della Chiesa che abbiamo tratteggiato è un segno concreto e tangibile, nell’esperienza ecclesiale, di quella fraternità che il Santo Padre ha indicato di recente al mondo intero.

di Leonardo Sandri
Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali e vice-decano del Collegio cardinalizio