· Città del Vaticano ·

Casa comune

Daniele Cerù «I fiori viola» (2016)

Religio - In cammino sulle vie del mondo

28 ottobre 2020

Il cantiere dei comboniani per una nuova missione


Dalla lettera enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune all’esortazione apostolica postsinodale Querida Amazonia, alla nuova enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale: si muove ispirata da questi tre documenti di Papa Francesco l’iniziativa «Cantiere Casa Comune» lanciata nelle settimane scorse dalla famiglia comboniana per dare ulteriore slancio alla missione in Italia, ribadendo l’alleanza con associazioni della società civile e movimenti popolari in favore di poveri e rifugiati. Flussi e diritti umani, economia solidale, ecologia integrale, armamenti, pace, spiritualità ecumenica e interreligiosa i temi privilegiati di un percorso che durerà due anni (ottobre 2020-settembre 2022) e che coinvolgerà l’intera comunità comboniana, religiosi, religiose, secolari, laici. L’iniziativa si divide in tre fasi: la prima, da qui alla fine dell’anno, servirà a lanciare il Cantiere, incentrato sui migranti, attraverso il confronto e la messa a fuoco delle proposte sul territorio; la seconda, da gennaio a maggio 2021, prevede la realizzazione di specifiche iniziative locali che verranno analizzate durante un appuntamento nazionale — in programma dal 28 al 30 maggio a Verona — dal titolo Nella stessa barca. Verso un’umanità plurale; il documento comune che uscirà dall’incontro porrà le basi della terza fase, dal giugno 2021 al settembre 2022, che sarà quella della concretezza e della continuità, tracciando il percorso dei mesi a venire ed elaborando il tema per il biennio 2022-2024.

Secondo i dati dell’Onu il numero dei migranti negli ultimi quindici anni è cresciuto in maniera esponenziale: se nel 2000 erano 173 milioni, nel 2017 hanno superato quota 257 milioni. Il rapporto Unhcr 2019 stima che siano state circa 70,8 milioni le persone costrette ad allontanarsi forzatamente dalla propria abitazione, di cui circa venticinque milioni fuggite in altri stati.

«La realizzazione della Casa Comune», scrive sul dossier del mensile Nigrizia il missionario comboniano Antonio Soffientini, membro della commissione centrale del Cantiere, «è l’obiettivo principale per una conversione ecologica, sociale, culturale ed economica, secondo i principi espressi nell’enciclica Laudato si’ e nell’esortazione apostolica Querida Amazonia di Papa Francesco. Si tratta di promuovere un nuovo patto sociale che prevede l’inclusione degli impoveriti (veri soggetti del cambiamento), la salvaguardia della Terra e dei beni comuni (destinati, nel progetto iniziale di Dio, al buen vivir di tutti gli esseri della Terra), l’accoglienza e l’interazione con rifugiati e migranti, l’adozione di nuovi stili di vita (sobri e rispettosi dell’ecosistema), la promozione dei valori di giustizia, pace e fratellanza universale». È dunque una nuova sfida quella lanciata dalla famiglia comboniana all’inizio dell’ottobre missionario, un cantiere aperto che chiama a lavorarci dentro tutti coloro i quali hanno a cuore il sogno della fratellanza universale, dell’umanità plurale, dell’amicizia sociale, contrapposto, dal Pontefice in Fratelli tutti, alla triste realtà dei razzismi e dei sovranismi di cui è piena la storia anche recente.

Se il Cantiere è il contenitore e la modalità per favorire la partecipazione e il coinvolgimento di tutti quelli che aderiscono al progetto, la Casa Comune è l’obiettivo principale da raggiungere, esortando la società a una trasformazione positiva attraverso la riflessione e l’azione concreta su temi fondamentali. Si parte dalla convinzione che — si legge nel manifesto — «tutti siamo nella stessa barca e che insieme siamo chiamati a remare nella stessa direzione verso un’umanità plurale, mettendo al bando egoismi, razzismi, sovranismi e pregiudizi che considerano gli altri come minacce, approfittatori oppure braccia per il lavoro e per l’economia locale, dimenticando che sono persone umane con la loro piena dignità». A dare conforto lungo il cammino è il testo evangelico di Marco, 4, 35-41 dove Gesù placa il mare in tempesta.

Ma in cosa consiste, concretamente, il progetto? Come detto, si partirà dal territorio, dalle comunità locali, per individuare necessità e bisogni e lanciare le prime proposte. Associazioni, gruppi, ong, enti del terzo settore, parrocchie, diocesi possono contattare la commissione centrale tramite un apposito indirizzo di posta elettronica, per mettere a disposizione tempo, competenze, creatività, iniziative, risorse sul tema dei migranti e dei rifugiati. Si potranno inoltre organizzare momenti di preghiera, dibattiti, manifestazioni sportive e artistiche sui temi indicati. Singoli e associazioni sono invitati a unirsi in vista della tre giorni di fine maggio a Verona.

«Cantiere Casa Comune» è anche (non potrebbe non esserlo) un progetto politico. Occorre cambiare, trasformare quello che non funziona nella convivenza umana, soprattutto sradicare ciò che nega dignità alle persone sulla terra, perché, come dice il Papa, «non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra» (Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, 15 novembre 2020). Per farlo, è lo stesso Francesco a considerarlo con insistente sollecitudine, ci si deve sporcare le mani: «Come Chiesa — scrivono i comboniani — riscopriamo le nostre origini sovversive per scalzare un sistema mondiale ingiusto. Sentiamo il dovere di rilanciare il nostro ruolo profetico e proattivo costruendo speranza, mattone dopo mattone, insieme alla società civile, al mondo del volontariato e della solidarietà internazionale, alle istituzioni, agli amministratori locali, ai parlamentari, a tutte le persone che sentono il bisogno e la voglia di sporcarsi le mani nell’impegno di trasformazione sociale».

I Missionari comboniani del Cuore di Gesù sono presenti in trentasei nazioni di quattro continenti, Africa, America, Asia ed Europa; hanno consacrato la loro vita all’annuncio del Vangelo a tutti i popoli, vivendo accanto ai più bisognosi, agli scartati, agli emarginati. La famiglia comboniana è composta da circa tremila missionari e missionarie e comprende l’istituto principale fondato nel 1867 da san Daniele Comboni per l’evangelizzazione dell’Africa centrale, le Suore missionarie comboniane che nel 1872 Comboni affiancò per lo stesso apostolato, le Missionarie secolari comboniane che si sono aggiunte nella seconda metà del xx secolo, e altri gruppi, tra cui i Laici missionari comboniani che si ispirano allo stesso carisma e sono diffusi in molte nazioni.

Per lanciare il Cantiere erano stati programmati alcuni eventi in differenti località, quasi tutti saltati a causa della pandemia di coronavirus. Il primo tuttavia si è svolto la sera di giovedì 15 ottobre alla Casa della carità a Milano, con la partecipazione di don Virginio Colmegna, presidente della struttura, dell’ex magistrato Gherardo Colombo e di padre Filippo Ivardi, direttore di «Nigrizia». Nel mese di novembre, invece, appuntamento a Roma con la famiglia comboniana per la presentazione del libro Noi siamo missione sulla ministerialità sociale dell’istituto.

La speranza, osserva il missionario comboniano Alex Zanotelli, è che da questo cantiere «possa nascere un movimento popolare come Papa Francesco sta chiedendo da tempo. Per arrivare a questo dobbiamo tutti imparare a superare l’individualismo imperante oggi, uscire dal bozzolo in cui siamo nati e cresciuti, per leggere la drammatica realtà in cui viviamo e confessare il nostro peccato».

di Giovanni Zavatta