· Città del Vaticano ·

In Siria una crisi senza fine

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27 ottobre 2020

L’Osservatorio nazionale per i diritti umani nel Paese ha denunciato che non meno di 78 miliziani siriani filo-turchi sono morti — e altri 90 feriti sono rimasti feriti — in un raid aereo russo nella Siria nord-occidentale. Si è trattato del più sanguinoso attacco aereo nella zona da quando la Russia, alleata di Damasco, e la Turchia hanno raggiunto, nel marzo scorso, una tregua nella martoriata regione di Idlib, ultima roccaforte dei gruppi antigovernativi.

Il raid ha avuto luogo a ovest di Idlib, poco lontano dal confine turco, contro un campo di addestramento di Faylaq ash Sham, gruppo armato che sarebbe sostenuto da Ankara.

Nei giorni scorsi, le forze turche si sono ritirate dall'avamposto di Morek, nella provincia di Hama, dopo un lungo periodo in cui erano accerchiate dall'esercito governativo di Damasco.

La crisi in Siria sta entrando ormai nel decimo anno e, in molte zone, i bisogni umanitari sono ancora elevati. Nonostante la situazione sul campo sia cambiata, con il governo siriano che ha consolidato il controllo su vaste aree di territorio, tra cui Homs, Ghouta orientale, Damasco meridionale e Daraa, la situazione per i civili rimane estremamente instabile.

Sono infatti tuttora in corso conflitti e sfollamenti nei governatorati settentrionali, con il rischio di ulteriori escalation e insicurezza nel resto del Paese.

Con infrastrutture e servizi di base decimati dal lungo conflitto, e 6,2 milioni di sfollati interni, ad oggi sono quasi 12 milioni le persone — di cui 4.7 milioni di bambini — che hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Secondo alcune fonti, dall’inizio del sanguinoso conflitto sono state uccise tra le 250.000 e le 400.000 persone e molte altre decine di migliaia sono rimaste ferite, mentre oltre cinque milioni e mezzo di siriani sono fuggiti e sono rifugiati. Per l’Onu si tratta della peggiore crisi umanitaria del nuovo secolo.