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«Il dinamismo del piano Schuman»

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27 ottobre 2020

«L’Unione delle nazioni europee esige che la secolare discordia tra la Germania e la Francia venga eliminata. A tal fine il governo francese propone di sottomettere la produzione carbonifera e quella dell’acciaio della Francia e della Germania sotto il controllo di una organizzazione alla quale possano aderire anche gli altri Paesi dell’Europa». Con queste parole la sera del 9 maggio 1950, a 24 ore di distanza dalla conversazione avuta con l’allora segretario di Stato statunitense, Dean Acheson, il ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, si rivolse ai giornalisti riuniti in conferenza stampa per presentare la sua proposta di promuovere la creazione di un’alta autorità comune europea, e in qualche modo facilitarne l’ingresso della Germania come libero membro nella comunità delle Nazioni europee. Iniziativa atta a portare la pace e l’unità in Europa, passo iniziale di un processo federale europeo, e che sancì la fine di una lunga disputa commerciale tra Francia e Germania.

A distanza di pochi mesi, il 18 aprile 1951, all’interno del Trattato di Parigi fu creata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca) cui aderirono per primi Francia, Germania, Belgio, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

La proposta di Schuman rappresenta la dichiarazione politica più importante dopo il discorso di George Marshall all’Università di Harvard del 5 giugno 1947, dal quale, com’è noto, scaturì il piano per la ricostruzione europea. Anche per questo nel 1985 il Consiglio europeo, riunitosi a Milano, proclamò, per il 9 maggio, la celebrazione della giornata europea, detta anche “Festa dell’Europa”.

Il 14 maggio 1950, nella celebre rubrica “Acta Diurna”, Giorgio Luigi Bernucci (Glb) firmò per il nostro giornale un articolo dal titolo «Il dinamismo del piano Schuman» in cui giudicò la proposta dell’allora ministro degli Esteri francese improvvisa, che «non è sinonimo di improvvisata». Il programma di Schuman, scrisse Bernucci, «costituisce un contributo decisivo alla prosperità del nostro vecchio continente e i suoi abitanti... realizzeranno i loro comuni interessi e potranno parlare del loro Paese che chiameranno Europa».

di Fabrizio Peloni