· Città del Vaticano ·

Serve una risposta alle catastrofi naturali

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L’Onu: migliorare i sistemi di allerta precoce

26 ottobre 2020

«Il clima è impazzito» non è una frase fatta se gli esperti dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (Unsdir), rilevano che dal 2000 ad oggi sono state registrate 7.348 calamità naturali (per un costo stimato in quasi 3 mila miliardi di dollari) che hanno ucciso più di 1,2 milioni di persone. Inondazioni, tempeste, periodi di siccità estrema ed incendi sono raddoppiati negli ultimi due decenni e da qui al 2030 il rischio maggiore deriverà, secondo gli esperti, dalle ondate di calore. E se tra il 2000 e il 2019 le persone coinvolte in questi disastri sono state 4 miliardi, nei prossimi 10 anni si stima che il clima impazzito possa causare danni a 150 milioni di persone, con un costo di 20 miliardi di dollari, ogni anno. Infatti, mentre negli ultimi 50 anni il numero medio di decessi per ogni disastro è diminuito di un terzo, il numero di catastrofi è aumentato 5 volte e le perdite economiche sono cresciute di sette volte. E mentre il mondo si va convincendo dell’importanza di mettere in campo ogni sforzo per contrastare i cambiamenti climatici, gli esperti Onu insistono sulla necessità immediata di migliorare i sistemi di allerta precoce contro i cataclismi e modificare le previsioni meteo. Non è più sufficiente, sostengono, sapere come sarà il tempo, ma piuttosto come gli eventi atmosferici agiranno sull’ambiente in cui viviamo, quale impatto avranno, in modo che gli individui e le imprese possano agire rapidamente in base agli avvisi emessi che, a questo punto, potranno salvare vite e denaro.

«I sistemi di allarme precoce, per cicloni tropicali e uragani, inondazioni, siccità, ondate di calore, incendi boschivi, tempeste di sabbia, invasioni di locuste, inverni duri e straripamenti di laghi glaciali, sono essenziali per prevenire in maniera efficace queste catastrofi. Essere preparati e in grado di rispondere al momento giusto, nel posto giusto, può salvare molte vite e proteggere i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo», ha detto il Segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) Petteri Taalas. E molto c’è ancora da fare se solo il 40% dei 138 Paesi membri dell’Omm ha riferito di avere sistemi di allarme precoce a più rischi. Ciò significa, infatti, che una persona su tre in tutto il mondo non ha ancora accesso agli avvertimenti precoci, la maggior parte in Africa. Sono, inoltre, solo 75 i Paesi membri dell’Omm (39%) a fornire servizi di previsione basati sull’impatto. E sono i paesi in via di sviluppo e, appunto, il continente africano i più scarsi in questo campo mentre si ritiene ormai che i sistemi di allerta precoce debbano essere una priorità assoluta. La relazione dell’Ufficio Onu per la riduzione del rischio di catastrofi fornisce dunque una dozzina di esempi di sistemi di allarme rapido che consentono di agire più rapidamente per salvare vite umane, come quello realizzato in Bangladesh o il sistema di allerta per le ondate di calore (una delle minacce più gravi al mondo nei prossimi decenni) in Australia, che ha ridotto significativamente il tasso di mortalità.

«I cambiamenti climatici rappresentano ormai una minaccia permanente e in aumento», sostengono gli esperti dell’organizzazione meteorologica mondiale, secondo cui «se il covid ha generato nel mondo una crisi sanitaria ed economica per recuperale la quale serviranno anni, è importante ricordare che i cambiamenti climatici invece rappresentano una minaccia costante per la vita umana, gli ecosistemi, le economie e le società per i secoli a venire».

di Anna Lisa Antonucci