· Città del Vaticano ·

L’intervento dell’ad di Eni Claudio Descalzi

Investimenti sulla tecnologia e cooperazione mondiale

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24 ottobre 2020

Alla conferenza internazionale «The milestones of the Integral ecology for a human Economy», promossa ieri online dalla Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice, unanime è stato l'invito e l'impegno a rifondare, soprattutto alla luce della crisi pandemica, un modello di sviluppo e di crescita che ponga al centro la dignità dell'uomo e la solidarietà internazionale. «Governance and Business models» è stato il tema affrontato nel pomeriggio del 23 ottobre, a cui seguirà una seconda sessione prevista il 30 ottobre, sempre via streaming, su «Education and Training». Ampiamente condivise dai relatori le sfide rilanciate del cardinale Parolin nel suo discorso introduttivo. «Viviamo in una società piena di ineguaglianze che hanno effetti perversi anche sulle malattie, sulla psicologia degli individui», ha denunciato Giovanni Marseguerra, coordinatore del Comitato scientifico della Fondazione, sottolineando che la pandemia ha acuito le ingiustizie sociali. Come è possibile dunque far sì che la solidarietà, per esempio, diventi parte integrante del lavoro in azienda? Una via, ha suggerito, potrebbe essere implementare una sempre maggiore capacità di lavorare in squadra perché ciò aiuta a costruire anche una società più forte. Anna Maria Tarantola, che della Centesimus Annus è presidente, ha auspicato una più stretta sinergia tra settore pubblico e settore privato, lamentando che la transizione a un modello di vero sviluppo sostenibile è ancora timida e con effetti ancora non rilevanti. Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, ha illustrato la necessità che le società energetiche investano in maniera efficace per una evoluzione davvero equa e innovativa. «Non c'è un'unica soluzione ma queste devono essere composite e realizzate in modo sostenibile. Devono puntare sulle rinnovabili, sulla cattura e lo stoccaggio della Co2 e su un approccio di economia circolare per inserire gli scarti nel processo produttivo dell'energia», ha spiegato. In Eni, ha ricordato, «stiamo passando dalle vecchie raffinerie alle nuove con processi integrati che rendono il cambiamento più veloce e facile perché riducono il capitale necessario alla trasformazione e consentono di ottenere prodotti decarbonizzati. Per questo è importante che le società energetiche investano in ricerca e tecnologia».

In questo senso, ha osservato ancora l'ad di Eni, l'Europa «sta facendo molto, fissando l'obiettivo di una riduzione del 60% entro il 2030. Ma questo target non è abbastanza in quanto l'Europa rappresenta solo il 9% delle emissioni globali, una piccola parte». Per questo servono «regole omogenee in tutti i paesi Ocse». L'obiettivo di Eni è arrivare a vendere «prodotti completamente decarbonizzati». Ma per Descalzi inoltre «è necessario promuovere un'economia più umana, basata su un modello di sviluppo che guardi alle dimensioni economiche e sociali e che punti alla riduzione dei gap in termini di prosperità e di condizioni di vita e di accesso all'energia. Allo stesso tempo, da un punto di vista ambientale, bisogna affrontare il cambiamento climatico».

A offrire ulteriori contributi di riflessione, Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia e Mariya Gabriel, commissario europeo per Innovazione, ricerca, cultura, istruzione e gioventù. «Dobbiamo unire le forze per superare questa impasse», ha ribadito Gian Maria Milesi Ferretti, vicedirettore del dipartimento di ricerca del Fondo monetario internazionale. Nella sua analisi sulle sfide economiche nell'epoca post-pandemia, ha avvertito che 90 milioni di persone finiranno l'anno prossimo sulla soglia di povertà a seguito di questa crisi planetaria. «Noi auspichiamo sempre la cooperazione multilaterale, oggi è cosa imprescindibile. Bisogna supportare finanziariamente i Paesi più in difficoltà con interventi ampi e capillari».

di Antonella Palermo