· Città del Vaticano ·

Cile, un voto per la storia e per il futuro

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Referendum per avere una nuova Costituzione

24 ottobre 2020

Urne aperte in Cile domani per una giornata dal profilo storico. In un referendum la popolazione dovrà pronunciarsi per decidere se il Paese avrà una nuova Costituzione in sostituzione di quella attuale, in vigore dal 1981, e quale “meccanismo” utilizzare per redigerla. «Il referendum permetterà ai cileni di scegliere il cammino che vogliono seguire nel futuro» aveva detto il presidente Sebastián Piñera il 27 dicembre 2019 annunciando la convocazione del referendum costituzionale, inizialmente programmato per il 26 aprile e poi rimandato per l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di covid-19. Quel giorno nel formalizzare il voto referendario Piñera invitò tutta la popolazione a esprimersi «perché le società hanno differenze legittime, ma le società civili le risolvono nel quadro della Costituzione e non fuori da essa».

Alla vigilia del referendum, affermando che non verrà tollerato il ripetersi delle violenze occorse domenica scorsa in occasione dell’anniversario delle proteste sociali iniziate il 18 ottobre del 2019, il presidente cileno ha rivolto un appello per una partecipazione pacifica al voto.

L’accordo tra le parti politiche che ha sancito il referendum era arrivato a metà novembre dello scorso anno ventotto giorni dopo l’inizio del moto di protesta che stava scuotendo il Paese con oltre venti persone che in quei giorni persero la vita. La richiesta di un nuovo testo fondamentale è stato il fattore principale che ha mosso nel lungo termine la forte ondata di proteste, iniziata per il rincaro del prezzo della metropolitana, fattore che ha solo svegliato dal letargo e scoperchiato una serie di tensioni e malcontenti decennali, dovuti alle smisurate disuguaglianze sociali e alle forme di corruzione ereditate dal periodo della dittatura.

Quell’intesa ha suscitato nella popolazione così come nell’opinione pubblica la sensazione di vedere l’eventuale nuovo testo fondamentale del Cile realizzato con la collaborazione fattiva dei cittadini. Nel caso, infatti, molto probabile della vittoria del sì (i sondaggi pronosticano addirittura un assenso tra il 70 e l’80%) i cileni dovranno anche scegliere tra due possibili procedure per la formazione dell’assemblea di 155 membri che redigerà il testo della nuova Carta costituzionale. O una commissione mista composta al 50% da costituenti eletti e al 50% dagli attuali membri del Parlamento o un’assemblea costituita interamente da persone della società civile. Secondo gli analisti politici è ancora molto marcata l’insoddisfazione della popolazione nei confronti delle varie formazioni politiche ritenute responsabili delle forti disuguaglianze che caratterizzano la società cilena, il cui tessuto appare spesso incompreso dalle istituzioni. Le previsioni stimano che quasi il 60 per cento dei votanti per il sì è a favore di un’assemblea costituente interamente eletta piuttosto che una mista con partecipazione del 50 per cento di parlamentari. In caso di vittoria del sì («apruebo»), l’elezione dei componenti l’assemblea costituente avrà luogo il 21 aprile prossimo, mentre la nuova Costituzione — che dovrà essere redatta al massimo in un anno — verrà ratificata in un secondo referendum.

Il principale interrogativo per domani riguarda l’affluenza. In Cile il voto non è obbligatorio e dal 1989 a oggi la partecipazione è andata sempre più calando, al punto che nel secondo turno delle presidenziali del 2017 andò a votare il 50% degli aventi diritto. Sebbene non sia necessario il raggiungimento di un quorum, sull’importanza di raggiungere un’affluenza accettabile per legittimare il futuro processo costituente sono tutti concordi. Le successive fasi per arrivare alla nuova Costituzione non saranno semplici né prive di insidie, anche se la sfida dell’equità sociale resta, senza mezzi termini la più urgente da risolvere.

di Fabrizio Peloni