· Città del Vaticano ·

Per la normalizzazione dei rapporti

Accordo tra Israele e Sudan

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24 ottobre 2020

Washington, 24. Israele e Sudan hanno raggiunto un accordo per la normalizzazione dei rapporti. Lo ha annunciato ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo due colloqui telefonici distinti con il leader sudanese Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan, presidente del Consiglio militare di transizione, e con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Il leader sudanese ha ringraziato Trump per voler rimuovere il suo Paese dalla lista Usa degli Stati sostenitori del terrorismo e ha evidenziato come «questa mossa avrà un importante impatto a livello economico». Il governo — ha spiegato un portavoce in una nota — «sta per avviare la procedura ufficiale per la normalizzazione delle relazioni con Israele; l’informativa del primo ministro è pronta e appena sarà formato l’organo legislativo di transizione, cosa che avverrà in tempi rapidi come previsto dalla dichiarazione costituzionale, la misura sarà approvata».

Dal canto suo, Trump ha riferito che il governo sudanese «ha accettato di pagare 335 milioni di dollari alle vittime Usa del terrorismo e alle loro famiglie. Una volta depositati, toglieremo il Sudan dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo». Il presidente Usa ha ricordato come l’accordo segua quelli già stipulati da Israele con Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, evidenziando che «molti altri Paesi seguiranno la stessa strada». In particolare, il capo della Casa Bianca ha detto che «tra poche settimane» potrebbe arrivare un accordo per la normalizzazione dei rapporti tra Israele e l’Arabia saudita. Netanyahu ha elogiato il presidente Usa e «la sua leadership grazie alla quale si sta espandendo rapidamente il cerchio della pace» in Medio Oriente.

L’annuncio dell’accordo tra Israele e Sudan ha suscitato una reazione molto negativa da parte dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e di altri gruppi, tra i quali anche la Jihad islamica. Una posizione espressa anche dalla presidenza palestinese. «Nessuno ha il diritto di parlare a nome del popolo palestinese e della causa palestinese» si legge in una nota.