· Città del Vaticano ·

Alla scoperta dei «cajun» e dei loro canti tradizionali

Evangelina, simbolo di un popolo dimenticato nel sud della Louisiana

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23 ottobre 2020

Sono passati trent’anni dalla pubblicazione dell’album The Balfa Brothers play Traditional Cajun Music - Volume i and ii, registrato per la Swallow Records, contenente 24 tracce, tra le più famose del vecchio repertorio cajun dei Fratelli Balfa, originari della Louisiana. Un rinnovato interesse, forse, per quel genere musicale che negli anni Sessanta e Settanta, durante il Folk Revival, tornò alla ribalta, grazie anche al lavoro di etnomusicologi e artisti custodi del patrimonio popolare, come Ralph Rinzler e Alan Lomax. In quel periodo nacquero addirittura agenzie governative per il rilancio della cultura cajun e della lingua francese, mentre contemporaneamente aumentavano festival locali che riproponevano un ampio spaccato di quella musica che, negli anni del Novecento, raggiunse il massimo splendore. Proprio nel 1964 esordì Dewey Balfa al Newport Folk Festival, accanto a musicisti del calibro di Joan Baez, Peter, Paul and Mary e Louis “Vinesse” LeJeune, sostituendo il chitarrista che avrebbe dovuto accompagnare Gladius Thibodeaux.

Il fiddle, però, fu lo strumento che contraddistinse tutta la carriera di Dewey, che nel 1967 portò la sua band, The Balfa Brothers, composta dai cinque fratelli, a un’altra edizione del New-port; da lì iniziò la ricca attività artistica dei Balfa, che mantennero viva l’antica tradizione musicale familiare, fino alla morte, nel 1978, dei due fratelli Will e Rodney. Molti ricorderanno il cameo di Dewey Balfa, insieme a Marc Savoy, nel film di Walter Hill del 1981 Southern Comfort: erano loro a eseguire Parlez-nous à boire, tipico brano cajun, lo stesso introdotto nell’album del 1990.

Nei testi delle ballate cajun non sono presenti espliciti riferimenti riguardanti la tragica deportazione, avvenuta nel 1755, degli Acadiani, coloni francesi cattolici che nel Seicento si erano insediati nella zona che attualmente comprende la Nuova Scozia e il Nuovo Brunswick, da parte degli inglesi, dopo la sconfitta nella Guerra dei sette anni e la conseguente annessione del Canada al Regno di Gran Bretagna. Gli Acadiani che sopravvissero riuscirono a raggiungere il South Louisiana, terra dalle argillose praterie e paludi salmastre (bayou), dove i loro discendenti, tra scambi etnici e contaminazioni, nell’Ottocento diedero vita alla cultura definita cajun, derivante dalla pronuncia anglicizzata della parola francese Acadien.

I contenuti delle canzoni tradizionali emanano sì malinconia, tristezza e intima solitudine, a testimonianza del remoto dramma dell’esodo forzato e della separazione dall’amata Acadia, ma affrontano tematiche diverse, come l’amore finito o non ricambiato, il tradimento, l’abbandono, come in J’ai Passé Devant Ta Porte e Madeleine , che contrastano con la musica che invece esprime la gioia di vivere e l’allegria della gente.

Con l’ausilio del petit fer che sottolinea il ritmo, dell’accordion e del fiddle, che la chitarra sostiene con una base armonico-ritmica, oltre che dello stile gridato, caratteristico dei cantanti cajun, la musica rispecchia pienamente l’atmosfera quotidiana del cuore della Louisiana, vivace e spensierata, scandita energicamente da danze collettive e canti rituali, nei ristoranti, nei locali adibiti al ballo, nelle chiese durante le occasioni di festa.

Erede di Nathan Abshire, il celebre fisarmonicista Jesse Lége, inserito nel 1998 nella Cajun Music Hall of Fame, da anni si impegna per portare in tutto il mondo, dalle polverose strade rurali del Sud-Ovest della Louisiana, l’autentico spirito del suo popolo, con la sua band Cajun Country Revival, riscuotendo notevole successo: è La Valse d’Evangeline, un valzer dal sound rimasto pressoché inalterato rispetto a quello ottocentesco, di matrice centro-europea, a essere considerato uno dei brani più conosciuti, inciso nel 2011 per l’album della Valcour Records The Right Combination.

I cajun sono ancora molto legati alla leggenda di Evangelina. La statua celebrativa della giovane eroina, simbolo della deportazione degli Acadiani e protagonista anche del fortunato poemetto del 1847 Evangelina o un racconto dell’Acadia, di Henry Wadsworth Longfellow, è stata posta dietro la chiesa cattolica di Saint Martinville, mentre, giorno dopo giorno, accoglie e scruta i tanti visitatori, incuriositi, affascinati e commossi dalla sua storia. La bellezza delicata ed eterna, modellata sui lineamenti dell’attrice Dolores Del Rio, che la interpretò nel 1929 nel film muto Evangelina, incarna lo splendore divino della virtù, della fede e del coraggio.

La pia Evangelina di Long-fellow, cresciuta nel piccolo e ridente villaggio acadiano settecentesco di Grand-Pré, luogo «in pace con Dio e col mondo», ammirata per la purezza e la nobiltà d’animo, innamorata di Gabriel Lajeunesse, il figlio del fabbro, compagno di giochi d’infanzia, vede andare brutalmente in frantumi il suo sogno d’amore. Con la deportazione perde tutto; divisa dal promesso sposo, vivrà errando nella sua ricerca, fino a quando, ormai appassita e stanca, deciderà di trovare finalmente la pace nel seguire sommessamente i passi del Signore.

Sempre illuminata dall’amore, per Dio e per il suo Gabriel, mai dimenticato, diverrà una suora della Misericordia, prodigandosi per i poveri e gli infermi, poiché non v’è più spazio per il dolore e la tribolazione nei pensieri dell’anziana Evangelina. L’infausto finale — con Gabriel rinvenuto nel lazzaretto, malato di peste, che le spira tra le braccia, mormorando il suo nome — dona un imperituro messaggio di profonda devozione e poetico sentimento. «Tutto era finito ora (...). E, mentre si premeva ancora una volta la testa senza vita contro il petto, si inchinò docilmente e mormorò: “Padre, ti ringrazio!”». Nella morte, vi è la liberazione da tutte le angosce: il cuore appesantito e provato dalle sofferenze patite viene guarito da un ultimo spiraglio di felicità.

di Marta D’Ambrosio