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Tribuna

Quello che una giovane donna africana si aspetta dalla Chiesa

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24 ottobre 2020

Quando ho iniziato a scrivere questi pensieri mi è sovvenuta la fede della donna cananea (Matteo 15, 21-28), che non accetta un no come risposta nemmeno da Gesù. Mi sono figurata la determinazione, la tenacia di quella donna a favore della sua amata figlia. L’amore la spinge a perorare la causa della sua bambina vulnerabile. Mi sembrava quasi di conoscerla, perché assomiglia a tutte le donne di fede che ho avuto la benedizione di incontrare. La sua fede e la sua supplica portano a un miracolo.

Da donna africana capisco bene come quella donna cananea dovesse essere abituata a venire respinta, sminuita, insultata e ignorata. Altro non chiedeva che briciole, pietà e misericordia. E mi rattrista rendermi conto del perché quel suo atteggiamento mi tocca nel profondo. Sento cioè che quella donna avrebbe dovuto avvicinarsi a Cristo con la certezza di essere amata, proprio come fanno Maria e Marta, così da poter essere confortata da Gesù, che piange con lei, pieno di compassione. Amore. In una parola, è l’amore che questa giovane donna africana si aspetta. Che la Chiesa sia mossa dall’amore e, sì, compia miracoli, accogliendo la legittima richiesta di participare tutti alla mensa di Dio. Questo amore plaude alla ricchezza delle doti, delle capacità e dei talenti di ognuno, creando opportunità perché anche tutte le ragazze e le donne africane possano metterle a frutto. Questo amore si rallegra dei diversi modi in cui siamo chiamati a costruire la comunità e nutrire la famiglia umana. Non elogia lo stato matrimoniale in sé, ignorando la sofferenza delle donne che subiscono violenze domestiche e chiudendo un occhio sul femminicidio. Questo amore sostiene le madri di modo che possano partorire in sicurezza e le famiglie possano prendersi cura dei figli. Questo amore onora il corpo in quanto creato da Dio con la sua inerente dignità e bellezza. Questo amore rispetta il creato ed è solidale con quanti lo proteggono. Questo amore è molto più di quanto io possa pensare, immaginare, o il mio cuore possa desiderare, ovvero la grandezza di Dio.

Sono state le donne i pilastri che hanno sorretto la mia fede di donna africana. Attraverso le loro azioni ho sentito l’amore di Dio e sono stata ispirata dal loro impegno a cercare di costruire qui il regno di Dio. Queste donne hanno pulito chiese con orgoglio, organizzato celebrazioni gioiose, recitato preghiere prima dei pasti e al momento di andare a letto, confortato e lavato malati, hanno cresciuto me, bambina orfana, hanno sostenuto vittime della tratta di esseri umani, accompagnato gruppi di preghiera, guidato anime erranti, dato da mangiare a senzatetto e rafforzato la fede, non con dogmi, ma attraverso atti d’amore. Chiedere le briciole vorrebbe dire attendersi che vengano riconosciuti la dignità e il valore di queste donne. La mia esperienza dell’amore di Dio mi induce ad aspettarmi molto di più dalla Chiesa. Questa donna africana si aspetta un amore che sostenga e promuova la vita.

di Bokani Tshidzu
Artista e attivista per il cambiamento climatico. Nata e cresciuta in Zimbabwe, vive a Londra